La vita delle piante e il nuovo spettacolo dei Deproducers: siamo andati a vedere "Botanica" Live report, 17/09/2016

Foto di Lorenza Daverio. Tutti gli scatti nell'articolo sono di Marco Olivotto - Deproducers BotanicaFoto di Lorenza Daverio. Tutti gli scatti nell'articolo sono di Marco Olivotto - Deproducers Botanica
19/09/2016 di

Sabato 17 settembre è andato in scena al Teatro Dal Verme di Milano "Botanica", il nuovo spettacolo dei Deproducers, ovvero il supergruppo formato da Vittorio Cosma, Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo e Max Casacci. Dopo aver dedicato la loro ricerca sonora ai pianeti, questa volta in collaborazione con il neurobiologo prof. Mancuso hanno raccontato tramite proiezioni e musica i sentimenti delle piante, ma soprattutto perché in futuro l'uomo potrebbe estinguersi, ma le piante no.

(Il prof. Mancuso)

“Secondo te sa già di essere morta?”

“È morta nel momento in cui l’ho staccata”.
“No, secondo me è viva. E fino a quando dura il nutrimento non lo sa. Forse si sente un po’ strana o diversa dal solito, ma ancora non ha capito bene cosa le sta succedendo”.

Questa è una conversazione a cui, più o meno in questi termini, ho assistito sabato scorso, esattamente una settimana prima di vedere Botanica all’anteprima milanese al Teatro Dal Verme. Ora non posso fare altro che pensare a quanto avesse ragione la mia amica: anche una foglia recisa da un albero è dotata di consapevolezza.
Le piante sentono con tutto il corpo, sono composte da neurotrasmettitori equamente distribuiti nella superficie, come un cervello diffuso. Sono consapevoli dell’ambiente circostante e in base a questo modificano i propri comportamenti, cambiando rotta per evitare un ostacolo molto prima di incontrarlo o, come fa la pianta di fagiolo, sporgendosi e crescendo in una precisa direzione fino ad arrivare al palo vicino, per potercisi arrampicare.

(Max Casacci)

Le parole del Professor Stefano Mancuso, esperto di neurobiologia vegetale, i visual di Marino Capitanio sugli schermi davanti e dietro i componenti dei Deproducers, che con la loro musica sono stati in grado di rappresentare la delicatezza dello sbocciare di un fiore, così come la potenza di un essere perfetto come l’albero, in grado di vivere per tante epoche e di adattarsi a qualsiasi fattore esterno, comprese le esplosioni nucleari. La combinazione di tutto ciò ha fatto di Botanica uno spettacolo intenso ed emozionante.

Un progetto audio-video, in cui la musica commentava le immagini, che commentavano la musica e che si univano assieme grazie alla voce di Riccardo Sinigallia e di Mancuso. Un commento alternato iniziato al buio, con Riccardo prima e il professore poi, che hanno dato il via alla serata rendendo consapevole il pubblico del fatto che i vegetali rappresentano il 73% degli esseri viventi sulla terra, mentre il restante 27% è costituito dagli animali, fra i quali l’uomo si aggira intorno a poco più dello zero virgola qualcosa. E che, quindi, per un extraterrestre saremmo del tutto irrilevanti.



(L'audio completo della serata)

Le piante possono sopravvivere senza l’uomo. L’uomo, invece, non può vivere senza le piante. E il massimo che può fare, continuando ad abbattere ogni anno una quantità di vegetali pari alla superficie della Gran Bretagna, è distruggere se stesso. Perché le piante sopravviverebbero alla fine dell’umanità: il loro è un modello differente, più forte di quello animale, possono ricrearsi e continuare a vivere anche quando perdono il 90% del loro corpo.

Nozioni di neurobiologia vegetale e porzioni di consapevolezza sul miracolo della natura, proprio dritte al cuore attraverso la musica di Vittorio Cosma, Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo e Max Casacci. Per finire con “Ci vuole un fiore” di Sergio Endrigo e Gianni Rodari cantata da un ottimo Sinigallia, una chiusura perfetta, in grado di toccare le corde sensibili dei ricordi d’infanzia.

(Gianni Maroccolo)

Tag: live report

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