Dieci secondi dischi che sono meglio del primo

Se già pubblicare un disco d'esordio convincente è una grande sfida per un musicista, mantenerne le aspettative – se non addirittura superarle – è ancora più difficile. Dagli Afterhours ai Subsonica, ecco alcuni dei casi più eclatanti in cui il debutto viene eclissato dal suo capitolo successivo
12/08/2020 11:48

Non sempre l’opera prima di un artista è in assoluto la più degna di interesse, anzi. Il disco di debutto rappresenta la carta su cui puntare per farsi conoscere, ma i musicisti sanno bene che la realizzazione del secondo disco, il cosiddetto sophomore album, rappresenta la sfida più grande, soprattutto quando il primo lavoro ha ottenuto buoni consensi. Il jolly nel mazzo, il fuoco mantenuto alto, l’ispirazione che non si spegne, forse il compendio di un’intera produzione. Ecco allora dieci casi, nella musica italiana, in cui il secondo disco supera il primo. E lo si ricorda per sempre.

Subsonica – Microchip emozionale (1999)

Nel 1997 i Subsonica debuttano con l’album omonimo. La band si fa notare per l’originalità della proposta, frutto di contaminazioni in cui l’elettronica è posta al centro, corteggiata da reggae, funk, pop. Il genio non si fa attendere e arriva qualche anno dopo, con l’uscita di Microchip emozionale; nel giro di due anni i ragazzi di Torino licenziano un disco a cui devono la loro fama: eredità della scena pop a bassa fedeltà, combinando strumenti tradizionali ed elettronica. Il lavoro esamina, sotto vari aspetti, il lato perverso della tecnologia e mostra uno scenario post high tech il cui lato emozionale lascia attoniti. Alla vigilia del nuovo millennio, non avremmo potuto immaginare modo migliore di venir raccontati da canzoni come Aurora sogna, Colpo di pistola, Liberi tutti, Sonde, Discolabirinto. Tra quello che eravamo prima e ciò che siamo oggi, nel mezzo, c’è questo album: il desiderio acceso di accorciare le distanze tra passato e futuro. 

Afterhours – Hai paura del buio? (1997)

Dopo Germi, Hai paura del buio? è il secondo album in italiano degli Afterhours, band milanese già attiva sulla scena indie dalla metà degli anni ’80. La sua consacrazione definitiva arriva con l’uscita di questo disco, che molti considerano il capolavoro del gruppo e un riferimento nella storia del rock alternativo italiano. Ottenuto il giusto riconoscimento da pubblico e critica sulla lunga distanza, Hai paura del buio? rivela la straordinaria capacità compositiva di Agnelli e soci, prendendo linfa dal precedente album. Nelle vene si scioglie subito qualcosa di caldo; le canzoni sono brucianti, rabbiose, intense, tra chitarre che feriscono la pelle e la voce che graffia il cuore. Germi resta un disco bellissimo, con pezzi epici, ma Hai paura del buio? definisce con chiarezza il suono della band, a dimostrazione di aver messo a fuoco, canalizzandola ottimamente, tutta l’energia degli esordi.

Cristina Donà – Nido (1999)

Nel 1997 arriva il disco di debutto di una ancora sconosciuta Cristina DonàTregua è il titolo dell’album, che vince la Targa Tenco come miglior esordio e piace a tutti. Persino il leggendario musicista inglese Robert Wyatt, dalle pagine di Mojo, si esprime positivamente inserendolo tra le uscite migliori dell’anno. Quando un’opera prima raccoglie così tanti consensi, la replica dovrà essere all’altezza delle aspettative. Nido arriva qualche anno dopo e non delude affatto; assistita dall’estro produttivo di Agnelli, subentrato a Mauro Pagani in corso d’opera, e lusingata dall’amabile complicità dello stesso Wyatt che duetta con lei in Goccia, Donà sforna un disco avvincente sul versante della scrittura e su quello dell’interpretazione.

Perturbazione – In circolo (2002)

In circolo è il primo disco in italiano dei Perturbazione e il secondo vero e proprio album della band, anticipato da un mini cd di passaggio, dall’inglese all’italiano, tutto sommato trascurabile, e da un disco d’esordio – Waiting to Happen – interamente in lingua inglese. In circolo è una perla preziosa, un vero archivio di dolci intuizioni, un malinconico tramonto che contempliamo, estasiati. Dopo gli esordi, interessanti ma incerti, la band piemontese sembra aver trovato la giusta collocazione e il repertorio del nuovo lavoro ruota intorno a brani meditativi, intimistici. Agosto, La rosa dei 20, Arrivederci addio, Senza una scusa sono canzoni che sembrano trasportate dal vento, leggere, soavi, e destinate ad arrivare lontano.

24 Grana – Metaversus (1999)

A metà degli anni ’90, Napoli è fermento sociale e politico. Concetto che, tradotto in musica, significa posse e dub. Accanto ad Almamegretta e 99 Posse, pure i 24 Grana amano le sonorità in levare e si presentano sulla scena come un concentrato di energia tribale, dub e rock. Dopo qualche anno dal disco d’esordio e numerosi tour in Italia e all’estero, con un cd live a documentarne il successo, la formazione di Francesco Di Bella arriva al secondo disco in studio, perfezionando l’immancabile formula reggae in dialetto napoletano e mescolando le carte in tavola. I ragazzi sono artisticamente a fuoco e Metaversus fotografa alla perfezione la musica della band: un fermoimmagine in cui il rock è in primo piano e le canzoni danno fondo ad un’energia nuova. Da Metaversus in poi, i 24 Grana lasciano incessantemente il segno.

Iosonouncane – Die (2015)

Jacopo Incani diventa Iosonouncane nel 2008 quando, utilizzando un campionatore e una loop machine, scrive i primi pezzi che confluiranno nell’album d’esordio La macarena su Roma. Il disco viene apprezzato dalla critica ed è tra gli album finalisti alla Targa Tenco nella categoria Miglior opera prima del 2011. Il debutto è davvero promettente e il progetto continua a crescere; nel 2015 arriva Die e l’album spiazza tutti per la sua straordinaria bellezza. Costantemente in bilico tra ricerca espressiva, contaminazioni di generi ed esplorazione della forma canzone, questo disco segna in modo indelebile l’ultimo decennio musicale. Pur non essendo un’opera facile, strutturata in sei parti con due brani corali in apertura e chiusura, e quattro pezzi centrali a rappresentare i pensieri dei due protagonisti, l’album ottiene un grande riscontro di pubblico. Stormi, Buio, Carne, Paesaggio sono il portale d’accesso ad un nuovo universo. Il mondo si accorge di Die e ne acclama l’incanto.

Daniele Silvestri – Prima di essere un uomo (1995)

È il 1994 e Daniele Silvestri mostra carattere, scrittura e intuizione: la forza è nei testi che rivelano prontamente lo stile di un cantautore inventivo e coraggioso. Il disco omonimo vince la Targa Tenco come miglior esordio dell’anno. Buone le premesse, ma l’artista è ancora sconosciuto al grande pubblico. Arriva il 1995 e Silvestri è in gara al Festival di Sanremo con la canzone L’uomo con megafono, che fa incetta di premi e commenti positivi. È il momento dell’uscita del secondo album, Prima di essere un uomo, e della notorietà. Il disco si tinge di spunti elettronici e ospita musicisti importanti; il nuovo singolo, Le cose in comune, fa da traino al precedente successo sanremese, rappresentando il nuovo biglietto di presentazione dell’album. Grande ironia, storie di ordinaria quotidianità, filtri autobiografici, per un Silvestri annoverato tra i nuovi cantautori italiani da tenere d’occhio.

Andrea Laszlo De Simone – Uomo e donna (2016)

Alla gloria di Uomo e donnaAndrea Laszlo De Simone ci arriva dopo anni di gavetta indie e un album d’esordio passato praticamente inosservato, Ecce homo. Questo primo lavoro mostra già le qualità di arrangiatore e raffinato musicista del suo autore alle prese con affondi melodici, armonie vocali, traiettorie cantautoriali che convergono nel passato glorioso della canzone d’autore italiana. A distanza di cinque anni dal debutto, Uomo e donna fa parlare di sé e Laszlo De Simone appare la nuova promessa del nostro cantautorato. Il disco è un’opera gloriosa, in cui convergono classico e moderno, psichedelia e pop, Battisti e Radiohead, Modugno e Tenco. Grandi riferimenti nel nome di un grande album, destinato a entrare nella storia della musica italiana.

Litfiba – 17 re (1986)

Cresciuta nel clima rock indipendente dei primi anni ’80, la band di Pelù e Renzulli arriva al doppio 17 re – considerato il capolavoro indiscusso dei Litfiba – concentrando tutta l’energia creativa degli anni di attivismo underground e del primo disco Desaparecido. 17 re inaugura una nuova stagione del rock italiano, in cui il suono aspro e aggressivo, seppur melodico e decadente delle canzoni, è unito a una dialettica appuntita, con un utilizzo azzeccatissimo della lingua al servizio della musica. C’è spazio per suggestioni psichedeliche, per suoni elettrici, per teatralità di voce e interpretazione nei pezzi più belli dell’album: Re del silenzio, Gira nel mio cerchio, Apapaia richiamano tutto il materiale della band ancor prima della sua definitiva consacrazione. Con 17 re, la storia dei Litfiba ha davvero inizio.

Samuele Bersani – Freak (1994)

Lucio Dalla lo scopre e Samuele Bersani, ospite nel tour del cantautore bolognese, presenta la canzone Il mostro in apertura di ogni concerto. Il pezzo anticipa l’uscita del suo primo album, C’hanno preso tutto del 1992, e permette al giovane musicista di farsi conoscere, soprattutto per via del singolo che spopola in radio nell’estate di quell’anno: Chicco e Spillo. La canzone fa subito breccia nei giovanissimi, grazie a un linguaggio immediato e alle sonorità orecchiabili e fresche, con apprezzamenti più che positivi da parte di critica e pubblico. A questo punto il terreno è fertile per portare a maturazione il frutto di un nuovo lavoro: si tratta del secondo disco di Bersani che viene ricordato per il suo brano eponimo Freak, Spaccacuore, Barcarola albanese, Cado giù, Cosa vuoi da me. Grazie al suo innato senso della musica, le canzoni e gli album di Bersani arrivano da lontano e ancora hanno cose da dirci con intensità e ironia.

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L'articolo Dieci secondi dischi che sono meglio del primo di Libera Capozucca è apparso su Rockit.it il 12/08/2020 11:48

Commenti (5)
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  • Emanuele Mondin 35 giorni fa

    Aggiungerei "A Sangue Freddo" del Teatro degli Orrori: il primo disco è devastante, il secondo è meraviglioso

    > rispondi a @lelemondin
  • Lukuntz 35 giorni fa

    Hai paura del buio è il quinto album degli Afterhours. Ne avevano già pubblicati tre in lingua inglese prima di Germi, loro primo disco in italiano come la moda del momento richiedeva

    > rispondi a @lukuntz
  • Jori Cherubini 34 giorni fa

    Giorgio Poi

    > rispondi a @jori.cherubini
  • Fabio Piccolino 34 giorni fa

    Caparezza ci scrisse una canzone che si chiamava "Il secondo secondo me" e a mio giudizio andrebbe citato anche il suo "Verità Supposte" che la conteneva.
    Detto questo condivido il giudizio per gran parte degli album citati e aggiungo: se consideriamo Hai Paura del Buio? come secondo album, anche se sappiamo essere preceduto da diversi capitoli in lingua inglese, allora è giusto citare anche "Nati per subire" degli Zen Circus (secondo in italiano dopo diversi album in inglese) e forse un po' meno corretto, secondo questo ragionamento, inserire il disco dei Perturbazione.
    Altri secondi album migliori dei primi che mi vengono in mente al volo: Linea Gotica dei CSI, Il Vile dei Marlene Kuntz, Paranoia e Potere dei Punkreas, Metallo non Metallo dei Bluvertigo.
    Importante: il capolavoro dei Litfiba è "17 Re", senza l'articolo davanti. :)

    > rispondi a @fabbro00
  • ManìnBlù 33 giorni fa

    Jori Cherubini ...ma quello era implicito nel cognome...

    > rispondi a @maninblu1
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