La Crus - Dietro la curva del cuore_tour - Barrumba (Torino) Live report, 01/02/2000

16/03/2000 di Enrico Rigolin



Torino, Barrumba. Poco distante dalla Mole Antonelliana, piccola folla attende trepidante di entrare. Il locale va via via riempiendosi, ed è già ben affollato quando sul palco salgono i Perturbazione, che eseguiranno 7 brani fra cui l'originale "Agosto" , un brano di De Gregori e una simpatica rilettura di "Wonderful Life" di Black. Voce, 2 chitarre (sempre pulite), sezione ritmica e violoncello, i Perturbazione piacciono e vengono galvanizzati anche dagli applausi di un Barrumba attento.

E' la volta dei La Crus: è già mezzanotte e il quartetto d'archi che li accompagna si sistema - ottima e suggestiva trovata scenografica - dietro un telo trasparente, che ci lascia intravedere gli strumentisti grazie alle luci sistemate sui leggii degli spartiti; nel corso di tutto il concerto la loro sarà non solo una presenza essenziale e mai eccessiva o pesante, ma anche la prima di una serie di sorprese positive.

Infatti Mauro Ermanno Giovanardi sarà la seconda: memore della performance offerta al concerto del Primo Maggio a Roma - in cui rimasi deluso dalla sua voce tremolante e lontana da quella che avevo amato nelle prove di studio - stavolta mi sono ritrovato rapito da quella stessa voce profonda ed evocativa che non concedeva, nessuna sbavatura ma solo tanta emozione, in una sola parola: da applausi.

Entrano in scena mentre sfumano le note di un brano dei Massive Attack, ed aprono con "Soltanto amore": per i primi 7 brani pescheranno dal loro esordio omonimo e dall'ultimo lavoro, alternando quindi "Nera Signora" e "Notti bianche" a "Le cose di ogni giorno", sino all'inedita "Sembra un sogno" (la canzone esclusa da Sanremo) in perfetto stile La Crus, consigliata agli innamorati che non si vedono molto e a tuttie le anime sensibili. A seguire "Natale a Milano", momento di pastorale intimità, con Giò che ci invita difatti al silenzio per cantarci la sua città. Toccante. Il ritmo poi si impenna con "Correre", e in realtà siamo sempre a Milano, quindi l'appassionante saliscendi passerà poi per "Senza far rumore", dedicata a Stromboli, "Fino alla fine del mondo" e "Diritto a te", dove a questo punto sua eminenza Max Casacci, notato solo ora a un paio di metri dal sottoscritto, si allontana per lasciare il locale: imperdonabile!

La successiva "The Dragon" va annoverata fra le sorprese positive di cui si diceva, perché palesa una volta di più che ciò che si è sentito sui cd non è dovuto ad artifizi di studio, considerata l'ottima resa sonora di tutti i brani in scaletta, con elettrocardiogramma in visibilio per la serie di forti emozioni dei 2 bis finali. Per il primo, il pubblico invoca la band sul palco intonando il coro dell'appena conclusa "Il vino"; come se non bastasse la 'sbornia' è continuata con l'esecuzione di "Anche tu come me" (bella anche senza Carmen Consoli), "Qui vicino a te", il siparietto-valzer de "La giostra" e il pseudo-finale di "E' andata via l'estate".

Fina del primo bis, Giò se ne va, e nei dintorni qualcuno incredulo si lamenta dell'assenza della splendida "Dentro me": verrà presto accontentato, ma i La Crus non si risparmiano, rientrano e ci regalano prima una "Natura morta" con la tromba, quella tromba da brividi, "Angela" e la loro "Ninnananna". Viene presentato il gruppo, con un nuovo batterista giusto al suo secondo concerto (Giò sembra persino non ricordarne il nome…), Luca 'Lagash' al basso e poi tutti gli altri; il tempo di un applauso e poi - finalmente - lacrimuccia finale per l'estasi collettiva generata da "Dentro me".

Ancora applausi per una band nell'Olimpo del rock nostrano…indiscutibilmente!



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati