La Crus - Dietro la curva del cuore_tour - Slego (Rimini) Live report, 26/03/1999

18/04/1999 di



Se provate a chiedere in giro incontrate ancora molte riserve sul nuovo disco dei La Crus, soprattutto tra i fans di vecchia data, convinti che certa ispirazione di marca cantautorale sia venuta meno nell'ultimo lavoro da poco pubblicato. Il sottoscritto è invece convinto che l'evoluzione dell'ensemble lombardo sia tutt'altra che commerciale, anche se non fatico ad affermare che il sound del singolo è decisamente accattivante e non per questo detestabile.

Come da più parti si ricorda la prova del nove rimane quella del live, momento imprenscindibile per ogni musicista che si rispetti. Nel caso della formazione capitanata da Mauro Ermanno Giovanardi il concetto acquista un valore di non poco rilievo, in quanto la capacità di evocare certe atmosfere non sono comuni a tutti i gruppi della nazione; lo show offerto allo Slego non ha aggiunto nulla di più su ciò che sapevamo della band e allo stesso tempo ha confermato la notevole cifra stilistica del quintetto.

L'aver usato come intro al concerto una base strumentale dei Massive Attack faceva presagire subito una serata a suo modo originale; quando tocca a loro accedere sul palco le prime note di "Nera signora" fanno svanire gli ultimi dubbi, e la successiva "Anche tu come me", dedicata alla Consoli, ci indicava la strada da seguire assieme ai 5 Cicerone di turno. Il sound che viene fuori è ricco di sfumature, gli arrangiamenti d'archi incisi su vinili dettano rigidamente i tempi, ma tutto fila via liscio, soprattutto quando è il momento di canzoni intitolate "Come ogni volta", "L'uomo che non hai", con la splendida tromba di Paolino, e "Natale a Milano", forse il brano più vicino allo spirito che animava i primi due album.

I La Crus riescono nell'intento non facile di coniugare musica e filtri tecnologici, rivestendo di una malinconia positiva le perle che ci regalano; succede così che brani diversissimi fra loro come "Il vino", "Dragon" ed "E' andata via l'estate" scandiscono variamente il ritmo senza disgustare i convenuti, che anzi incitano la band a tornare sul palco e regalare come bis una cover, quella "Naviganti" di Ivano Fossati incisa a suo tempo nel tributo allo stesso intitolato "I disertori".

Peccato solo che sia mancata all'appello "Ninnananna", di sicuro il pezzo che avrebbe suggellato magicamente una serata ricca di pathos, ma anche di cuore e sudore.



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