Bugo - Dietro il veleno - aneddoti sull'ultima festa 2006

13/12/2006 di

(Viola, Federico Fiumani dei Diaframma e Davide Toffolo: tutti al veleno - Foto di Marco Becker)

Il prima e il dopo. Organizzare il concerto, i problemi, le discussioni e le tensioni. E poi il dopo concerto, la festa, accorgersi che tutto è andato come doveva. Ecco come Sandro Giorello ha vissuto "Gelato al Veleno", il party organizzato da Rockit a Milano per festeggiare i 10 anni in arrivo. Un occhio confuso che va avanti e indietro. E snocciola una quintalata di suoi aneddoti.



Quello che è stato il concerto di venerdì non posso descriverlo. Sono stato tutta la sera alla porta e dopo, appena ho potuto, mi sono ubriacato. Della musica ho seguito poco. Potrei scrivere di quello che è stato il prima, e forse il dopo. Ma il durante proprio no.

Il mio prima della festa è stato: cercare stanze d'hotel all'ultimo per alcuni musicisti di Bugo, per un discografico dell'Universal e per la mamma di Viola - quando in redazione abbiamo saputo che veniva a vedere la figlia ci siamo commossi un po' tutti - in un periodo dove le stanze negli alberghi erano tutte occupate, gli albergatori dicevano che era causa della prima domenica con i negozi aperti. Poi c'è stato il problema dello sciopero dei mezzi: ci ho messo tre ore per raggiungere il Rainbow. Poi c'è stata la questione degli accrediti: cercare di non andare oltre i 15 accrediti complessivi per i tre gruppi, i Tre Allegri e i Ten Thousand Bees si sono aggiustati, Bugo doveva per forza far entrare un po' di persone dell'Universal e per questo ha dovuto rinunciare ai biglietti gratis per gli amici (è rimasto fuori anche Joe Valeriano). E poi i problemi con il ristorante: il gestore, ad un certo punto, ha minacciato di non dare più da mangiare ai musicisti se non ci presentavamo subito con un acconto in contanti. E così il pomeriggio è stato un turbine di discussioni, spiegazioni, arrabbiature. Gente che spariva di colpo e gente che iniziava a chiedere quando si aprivano le porte. Tutti che facevano avanti e indietro. Un gran casino, questo è stato il Gelato al veleno.

Durante il concerto vero e proprio, io dovevo stare alla porta a far passare i giornalisti e gli ospiti accreditati (ufficio stampa). Tolti i soliti simpaticoni, quelli che si inventavano di tutto pur di entrare gratis, e un ospite, un discografico dell'Universal che si lamentava che il suo nome non era in lista e continuava a dire: "e quindi io sarei un +1, un nomale accompagnatore?", direi che non è successo nulla di strano. Faceva freddo. Stare a contare le persone che entravano una per una non faceva che aumentare le mie ansie sui rischi di non farcela con i soldi, dal momento che la gente arrivava a piccoli gruppi sembrava sempre che non entrasse nessuno. E quindi pensavo a tutti quei manifesti attaccati, tutti quei flyer distribuiti e mi sembrava fatica sprecata. Poi, in realtà, di gente ce n'era - e tanta - ed era tutta al piano di sotto a divertirsi. Solo io non lo sapevo. Alla fine, verso l'una, ho chiuso il mio "ufficio" e mi sono ubriacato, questo è stato il mio dopo. I musicisti erano contenti, il pubblico pure. Polaroid ha messo i Cure e i casini del pomeriggio, lo sciopero, gli accreditati, tutti i problemi se ne sono andati in un rutto liberatore. E quindi le aspettative, se pur con fatica, sono state raggiunte. In fondo, questo amore è una lama sottile. E' la scena che è al rallentatore.



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