Perché il vinile è il modo migliore di ascoltare la musica

Foto via guldsevinyl.tumblr.com - Foto via guldsevinyl.tumblr.com -
16/07/2015 di

Poco tempo fa ho ricomprato un giradischi, elettrodomestico che mancava in casa mia da un po' di tempo, soprattutto per mancanza di spazio. Sono andato subito a ricercare i vinili che avevo e a chiedermi dove fossero quelli che non trovavo più, rapito di nuovo dalla magia di quella vetusta invenzione. Oggi che il cd è andato praticamente in pensione e che l’hype per il ritorno della musicassetta sembra essersi spento, di fatto l’unico modo per possedere fisicamente la musica è quello di comprare dischi in vinile. Ci sono ricascato dentro con tutti i piedi e vale la pena di spiegare perché.

Non è vero che è il supporto che suona meglio. La qualità è inferiore a certi file da audiofili, ma il disco ha un suono suo, morbido sui bassi, dolce sui medi e aperto sugli alti che spazza via anni e anni di massimizzazione e di compressione selvaggia volta a mettere tutte le frequenze in primo piano. La dinamica nella musica è tutto e negli ultimi anni è stata la più grande vittima dei supporti digitali.

Posando la puntina sui solchi, il vinile ti obbliga ad un rispetto per la musica che altrimenti non avresti e proprio per la delicatezza di questa manovra, non puoi certo skippare i pezzi come fai selvaggiamente con gli mp3 o con lo streaming.

È pieno di segni misteriosi, di scritte incise alla fine del lato del vinile, che da sole mettono in moto la fantasia. Per esempio, sull'edizione Virgin del 1987 di "Affinità - divergenze fra il compagno Togliatti e noi" dei CCCP, dopo i solchi musicali ci sono due frasi incise con mano malferma. Sul lato A "Vicini per questioni di cuore..." e sul lato B "Se così si può dire." Chicca che da sola vale l'acquisto.

(immagine via)

Ogni singolo granello di polvere influisce sulla musica, la cambia, rendendo l'ascolto ogni volta unico. Quando poi il disco è troppo sporco, te ne devi prendere cura. È l'equivalente audio del cinema in pellicola. In una parola, è magico. Anche quando salta, crea il paradosso di farti interagire fisicamente col suono, che è astratto, chiedendoti attenzione. Allora provi a mettere una moneta sulla puntina, ne cambi il bilanciamento in modo da assicurarti l'ascolto del pezzo. È un equilibrio fragilissimo, che dura da quando è stata inventata la riproduzione del suono. Ti senti parte di una meraviglia senza tempo.

Costa. Se ti sembra una nota negativa, dovresti pensarci due volte. Da quando fruiamo più o meno liberamente di tutta la discografia di un artista con un click, la musica è diventata (non solo ma anche) database, statistica, passatempo. Quando paghi la musica invece gli dai un plusvalore che ti obbliga ad approcciarti ad essa in maniera differente, non più come a qualcosa di scontato, ma che vale un prezzo, che costa una rinuncia. Ti porta ad una scelta (perché non puoi comprare tutto), dunque ti porta implicitamente a pensare. Non è certo cosa da poco. Quando poi vai ad ascoltare un disco per il quale hai speso dei soldi, mantieni un'attenzione che solitamente non hai verso una playlist di Spotify o un album scaricato. Ecco il vero motivo per il quale ci ricordiamo tutto della musica ascoltata anni fa: mica perché era più bella, semplicemente avevamo meno dischi e li consumavamo.

La copertina, il retrocopertina, la foto gigante nel mezzo, le illustrazioni, i testi, tutto è della giusta grandezza per poterne godere a pieno. Non più un adattamento, ma una copia dell'originale e alcune sono vere e proprie opere d'arte visiva. Altre, addirittura, ti fanno sentire vicino alla band, quasi da poterla toccare, come accadde con il primo ep dei Joy Division, "An ideal for living" (1977), che consisteva in un poster che diventava copertina, piegata in quattro dai membri della band. Sì, alcuni fortunati hanno in casa un disco col DNA di Ian Curtis sopra. Ben più interessante di un autografo.

Suona anche senza volume, e lì sta davvero il prodigio: capisci che la puntina crea il suono anche senza amplificazione, solo girando sui solchi. Avvicini le orecchie al disco, senti quel rumore simile ad un grammofono lontano e ti rendi conto che la musica nasce da lì, da un posto fisico. Gli dà forma. Valorizza le singole tracce perché puoi vederle, graficamente, scolpite sui solchi. Ne intuisci la durata e addirittura riesci a capire se una canzone parte lenta per poi far entrare a poco a poco gli strumenti. Puoi guardare la musica prima di ascoltarla.

Vale. A differenza del cd o della cassetta, un vinile avrà sempre una quotazione in termini monetari (se tenuto bene) e le diverse edizioni presenti sul mercato ti fanno fare lunghe ricerche su Discogs per capire che tipo di gioiello hai in mano, se luccica e basta o se è davvero un diamante, magari in edizione limitata. Per non parlare dei vinili colorati, trasparenti, dei picture disc, dei sagomati, di quelli che hanno un lato scolpito, dei vinili preparati. Sculture d'arte contemporanea che suonano. Difficile farlo con un file.

Piace. Non esiste persona al mondo che non si emozioni davanti ad un disco in vinile. Può cambiare l'esito di una serata come, una volta, potevano solo i mixtape fatti su cassetta ad una persona speciale. Puoi avere l'impianto stereo più tecnologico del mondo, l'iPod più capiente, niente può battere la mossa di mettere fisicamente un disco sul piatto, di ascoltare il fruscio e di farlo partire.

Per me i dischi sono sacri. Si tengono come le cose preziose, non si vendono, non si scambiano, non si dovrebbero nemmeno prestare. Lo so bene perché quando ero piccolo comprare un disco era una cosa normale, c'erano i negozi che li vendevano (e che resistono, ne abbiamo parlato qui). Ascoltando vari generi, da giovane squattrinato, spesso scambiavo i dischi che non ascoltavo più con altri nuovi. Oggi mi mangerei le mani, e so che non sono il solo. Mi sono trovato a ricomprare ristampe di vinili che una volta avevo in prima edizione, con somma mestizia.

Tag: opinioni

Commenti (37)

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  • Andy Bass 01/12/2017 ore 22:13 @andreadorio88

    Concordo pienamente, ovviamente chi ha un minimo di cultura ed amore per la musica approverà il fatto che ascoltando musica in questa maniera si è costretti ad ascoltare quel disco, disco che magari ce lo siamo sudato per potercelo comperare e quindi lo ascoltiamo fino allo sfinimento, io stesso mi rendo conto che, facendo un esempio: ho l'ipod da 16 giga, tra tutti gli artisti inseriti ho tutta la discografia dei red hot chili peppers, mi rendo conto SOLO ORA che hanno fatto 11 album... bene, credo che della loro discografia conoscerò bene massimo il 20%, e l'album che conosco meglio? Californication, perchè? perchè mi regalarono la musicassetta nel lontano 1999 e visto che in quel periodo non avevo supporti per ascoltare musica, se non il vecchio walkman :-). Detto ciò, concludo che se la musica la scarichi, te la fai trasferire, la ascolti su youtube sentirai un sacco di musica ma gran poca ne ascolterai, se ti compri un disco stai sicuro che per quanto poco lo ascolterai bene! Ciao

  • Claudio Castilletti 17/01/2018 ore 07:30 @claudio.castilletti

    Ciao a tutti, Anch'io sono tornato alla malattia del vinile. Ma oggi mi chiedo se convenga dei nuovi album, intendo quelli di nuova uscita, comprare sempre la versione in vinile oppure per alcuni tipi di album preferire la versione in CD. Che criterio utilizzate per scegliere di un album la versione in vinile piuttosto che quelle in cd?

  • piezz 5 mesi fa @piezz

    Io amo la musica. La musica va ascoltata in silenzio e con grande attenzione. Detto ciò l articolo è simpatico ma non del tutto veritiero. Io ascolto vinili, cd e anche cassette. Ogni supporto ha caratteristiche molto differenti. Ci sono pregi e difetti in ognuno. Però la sacralità dell' ascolto la mantengono tutti e tre. Sono supporti fisici da toccare, da sfogliare, da accarezzare. Il vinile è bellissimo e suona con una dinamica pazzesca lo adoro però è carente nel dettaglio delle frequenze basse e poi è molto delicato e si sporca. Il cd ha una botta esagerata che stona, il dettaglio delle frequenze è incredibile però la pasta rimane più fredda più scientifica. La cassetta per me è divertentissima. Primo ricorda i miei primi dischi posseduti poi ha una pasta dinamica molto simile al vinile che adoro. Per contro è il supporto con meno definizione dei tre e il tutto è un Po impostato.
    Detto ciò ancora due cose devono essere prese in considerazione per godere a pieno della musica:
    1 l'impianto che riproduce deve essere hi fi.
    2 la registrazione del disco è tutto. Ho sentito indistintamente vinili cd e cassette registrate malissimo.
    Pace a tutti. E la musica è vita.
    Nb anche cd e cassette storiche hanno prezzi da capogiro.

  • cand 3 mesi fa @cand

    Per me il vinile :
    è decisamente meglio degli mp3
    non si sente meglio dei cd/dvd
    non lo si può sentire in macchina
    non si può ascoltare musica per più di tot minuti perchè ci si deve alzare a cambiare il disco
    se il gatto cammina nelle vicinanza salta la puntina
    è più delicato e fragile
    costa un bel po di più del cd/dvd
    non si può ascoltare più volte un passaggio (seek)
    non di può fare una copia di sicurezza
    il lettore costa generalmente molto di più

  • individuality 2 mesi fa @individuality

    Buonasera a Tutti Voi !! Premetto che possiedo un pre-amplificatore solo per ascoltare i dischi analogici. Secondo me il discorso vinile vs cd o analogico vs digitale lascia molto il tempo che trova (va bene per i tifosi, e si sa' che la maggior parte di loro sono di parte, sono ciechi di passione..e vedono solo cio' che vogliono vedere) . E' molto relativo. Gli assolutismi io lo trovo poco obiettivi. Dalla mia esperienza di Amante della Musica penso che il discorso della registrazione-riproduzione del suono sia di una complessita' unica. Gia' avere delle orecchie sensibili e collegate a cuore e cervello, non e' cosa ordinaria...io vedo oggi in giro articoli e post molto settari sull'argomento, ognuno con un fondo di verita' ok. Ora vi dico le mie impressioni su dischi specifici ascoltati molte volte da me sia in formato cd che in disco. Cominciamo. 1) Donald Fagen- The Nightfly : Questo Capolavoro del 1982 e' stato registrato in digitale, il primo digitale, quello secco...piatto ecc..ma con molta cura, tant'e' che (incredibile a dirsi) il disco in vinile ha una splendida liquidita' . Cosa che manca al cd. Perche'? Non lo so'. Ma aiutato dal preamp phono, qui scappano fuori trame sonore e dettagli a basso volume che colorano tutta la scena sonora (obbiettivamente tutta un poco piatta, si). É una cosa strana che succede con molte registrazioni in digitale che pero' su disco in vinile suonano a mio parere piu ricche armonicamente, ariose e liquide....boh.... 2) Yes-Relayer (cd remaster) : adesso non ricordo bene come suonava il vinile che ascoltavo molto negli anni 80 per cui non posso fare un obiettivo raffronto ma non credo che suoni meglio di questa recente rimasterizzazione in cd. Trattasi di una registrazione non certo pulitissima o spettacolare...e' a volte molto impastata, un po' annebbiata ma complimenti al remaster poiche' si tratta di un lavoro egregio....ora e' tutto molto piu' intelligibile e chiaro. Ah, a proposito di rimasterizzazioni : Le rimasterizzazioni sapevate che si possono fare anche in analogico? Ma che gli studi con le relative attrezzature costano talmente tanto che non le si e' potute usare nemmeno ad Abbey Road per rimasterizzare i vinili dei Beatles. Il digitale costa meno. E porta buoni risultati, quindi forse fare i puristi una volta in meno porta giovamenti , sicuramente al portafoglio...e allora sicuramente il digitale porta vantaggi anche se magari quel remaster in vinile non suonera' magistralmente o allo stato dell'arte. Anche perche' non credo che le persone che qui scrivano possano permettersi degli impianti esoterici (me compreso : io sono di quelli che si emozionano da una bella canzone riprodotta pure da una radiolina della Trevi anche se ci tengo ad avere un impianto bensuonante..) . I dischi dalla miglior resa sonora che ho in casa? Di quelli che ricordo sono 2. Uno e' "morph the cat" di Donald Fagen, in doppio vinile. L'altro e' un disco di Sara K. (ma chi la conosce? É favolosa!) che si intitola "Water Falls" che ha una resa sonora pazzesca, limpida come non mai....dove si sono usate entrambe le tecnologie, analogico e digitale assieme, w la Musica! Daniele. Pesaro.

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