Perché 1500 play su Youtube non saranno mai paragonabili alla vendita di un disco

04/02/2016 di

Il mercato discografico, sia italiano che americano, è in rapida trasformazione e la RIAA si è accorta che lo streaming online è una realtà consolidata. Molto bravi. Dallo scorso 1° febbraio, 1500 ascolti di una canzone o di visualizzazioni su YouTube equivarranno negli Stati Uniti a 10 tracce vendute e quindi a un disco venduto. Mossa audace e moderna, davvero. Però ho dei dubbi: intanto perché 1500? Non 1499, non 1501, né 7542. Proprio 1500. Delle capre che duettano con Miley Cyrus valgono come 1602 copie vendute?



E davvero vogliamo contare soltanto i canali ufficiali? Perché nel caso queste (per fare un esempio) sono 3256 copie che Pete Rock non ha mai venduto.
Senza contare che fin qui abbiamo considerato soltanto tutto ciò che non è un Torrent e che, grazie anche a piattaforme più legittime come Bundle, si ritaglia un'ampissima fetta di mercato che, per la RIAA, non esiste.
Se fino a 10 anni fa era ancora possibile sapere quanto fosse andato bene un artista in base alle vendite, grazie a riconoscimenti come "disco d'oro" o "disco di platino", ora tutto ciò perde di significato. È, probabilmente, la fine di un'epoca e le recenti polemiche intorno al nuovo disco di Rihanna mostrano sempre più questa frattura: pare infatti che "Anti", negli USA, abbia venduto soltanto 460 copie nella prima settimana di vendita.
Certo, va ricordato che l'inizio della settimana per le release ufficiali nell'industria musicale è stato spostato al venerdì, lasciando ben poco tempo a Tidal per vendere delle copie prima di dover riportare i primi dati ufficiali.
Il disco, comunque, è stato già dichiarato platino grazie al milione di copie acquistato da Samsung, una transazione di cui però enti come Nielsen Sound o Billboard non intendono tener conto (non è neanche la prima volta che un episodio del genere si verifica: "Magna Carta Holy Grail" di Jay Z ha subìto lo stesso trattamento, proprio come "Born This Way" di Lady Gaga, che era in vendita a 1 dollaro su Amazon, e "Songs of Innocence", brano degli U2 distribuito da Apple).
La polemica c'è e per motivi evidenti: non sono gli ascoltatori ad aver decretato il successo del disco, ma un solo acquirente, nonostante -per definizione- l'unica cosa di cui un mercato ha bisogno è qualcuno che compri. La RIAA, però, non ha avuto problemi nel rilasciare il titolo di "disco di platino".

Ma cosa vuol dire a questo punto "disco di platino"? Siamo pronti ad ammettere che, con internet sempre più presente nelle nostre vite, ci è impossibile paragonare le vendite tra la nostra e una qualsiasi altra epoca? Siamo pronti ad ammettere che, dal momento in cui ci basta guardare 10 volte un video musicale, lo stesso album ne risulta squalificato? Oppure ci conviene ammettere che, in effetti, "disco d'oro" è un titolo che dice sempre di meno?

Tag: music business streaming opinioni

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