Come discutere di musica senza distruggere amicizie

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03/05/2016 di

Piccola storia di vita vissuta. 

È una mattina come tante. Gigi si sveglia, maledice la vita, apre Facebook facendo colazione e improvvisamente il mondo gli sembra un posto meraviglioso, il sole splende nel suo cuore: la band che ha pubblicato il disco più bello dell'anno, forse del decennio, sarà in concerto nella sua città. Invita tutti i suoi amici all'evento, e appena li incontra ribadisce quanto sarà tutto imperdibile e bellissimo. Si offre di comprare i biglietti per tutti. Gigi guarda gli amici con un sorriso luminoso e il cuore ancora pieno di entusiasmo, quando eccolo, subitaneo, brutale, il ritorno alla cruda realtà: a loro non frega niente. A Gigi il mondo sembra di nuovo un posto brutto.

Piccola storia di vita vissuta numero due.

È una mattina come tante. Gigi si sveglia, maledice la vita, apre Facebook facendo colazione e... maledice ancora la vita, nonché internet, il diritto di opinione e un certo Mario, che si è sentito in dovere di commentare il nuovo video della band preferita di Gigi con parole che suonano più o meno come: "fa schifo, uno schifo oggettivo. E chi ancora li ascolta è un sottosviluppato.

A questo punto qualsiasi Gigi dell'universo, vedendosi dare del sottosviluppato, sarebbe indeciso se rispondere o ignorare. Alla fine ovviamente risponde, dando inizio ad un infinito rimpallo di insulti e aggressività che poi è l'anima stessa di Facebook (e forse di internet tutto).

Ma perché quando si parla di musica la prendiamo così sul personale se qualcuno (soprattutto se quel qualcuno è nostro amico) non apprezza, o addirittura schifa apertamente e livorosamente quello che amiamo ascoltare? È così impossibile parlare di musica in maniera civile con chi ne ha una diversa visione, oppure si è destinati per sempre a tramutarsi in degli hooligan aggressivi nel peggiore pub di Manchester? 

D'altronde questo non succede quando abbiamo visto il film del secolo, letto il libro definitivo o seguito la serie tv suprema. Ne parliamo con fervore e consigliamo ardentemente le opere in questione, ma se la reazione dovesse essere tiepida o negativa, è probabile che dopo la delusione iniziale finirebbe lì. Con la musica invece è come se ogni volta attraversassimo le fasi del lutto (conoscete, no? Negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione) senza arrivare mai all'ultima.

Una persona assennata direbbe che la musica è un'arte come le altre, e nel caso dell'appassionato un semplice interesse, esattamente come il cinema, o i libri. Qualcosa che fa parte di noi ma che non ci definisce, non interamente almeno. Ma a quanto pare non è proprio così. Se la prendiamo sul personale, il motivo è che oggettivamente è una questione personale.

Non si tratta di rimanere bloccati in una perenne adolescenza o di farne una questione di idolatria fuori tempo: anche se siamo cresciuti, se abbiamo staccato i poster dalle pareti, se siamo ben consci che non sposeremo mai Simon LeBon, la musica rimane la cosa che ci tocca a livello più intimo ed emotivo, che sa farci cambiare l'umore in due minuti, che “parla di noi” in modo totalmente diverso rispetto a un libro, un film, anche una poesia.
Questa che avete appena letto è un'affermazione quasi oggettiva, poiché la materia è stata oggetto di studi accademici che hanno dato per assodato che, se tendiamo a identificarci con un genere musicale al punto che ci sembra impossibile che possa non piacere a tutti, non è solo “questione di gusti”. O meglio: è una questione di gusti, ma i gusti musicali sono a tutti gli effetti integrati intrinsecamente con la nostra personalità. E dunque non siamo ingiustificati o totalmente infantili se quando qualcuno disprezza, denigra o non capisce la nostra musica, nel nostro cervello sta disprezzando, denigrando e non capendo noi.

Appurato che noi siamo davvero (anche) la musica che ascoltiamo, è utile provare a capire se e come si può affrontare una discussione senza sembrare dei dodicenni in vena di polemica. Come per ogni tipo di situazione, la prima cosa da pensare è che stiamo parlando con un essere umano come noi. Diverso, ma con una personalità (in questo caso musicale) rispettabile al pari della nostra. E che, proprio come noi, l'altra persona si sentirà incompresa e toccata personalmente in un aspetto più profondo di quanto lei stessa non sappia capire bene. In una parola, empatia: appurato che la musica non è altro da noi, a maggior ragione, usiamola.
La seconda cosa da ribadire, anche se è un'ovvietà, è che nessuno (nemmeno i critici di professione) possiedono la verità sul bello oggettivo. Per quanto si può aver studiato, o per quanto ci si possa ritenere esperti, è bene tenere sempre a mente che i nostri sono solo gusti, al massimo opinioni, che non hanno più valore oggettivo di quelle degli altri.



Allo stesso tempo, bisogna ricordare che la musica è sì una parte della nostra persona, ma appunto, solo una parte. Tacciare di ignoranza chi non ha il nostro stesso bagaglio musicale, ma per rilassarsi magari traduce la Critica del Giudizio dal tedesco al finlandese potrebbe oltretutto essere controproducente. Empatia, parte due: per quanto la musica sia importante per noi, vogliamo davvero essere definiti solo in base a quello che ascoltiamo? 
La prossima volta che rimarrete scottati da qualche giudizio su ciò che ascoltate, fate un esercizio e provate ad arrivare all'ultima fase dell'elaborazione del lutto, l'accettazione. Lasciate perdere i vostri amici e andate al concerto da soli. Sarà bello lo stesso, e forse conoscerete qualcuno in grado di apprezzare sia voi che quel disco che vi sta facendo perdere la testa.

 

Tag: opinioni

Commenti (4)

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  • franzpettine73 04/05/2016 ore 16:51 @franzpettine73

    c'hai provato. impossibile! :)

  • Pietro Brancaccio 06/05/2016 ore 08:33 @pie.brancaccio

    Mi sembra un giusto approccio, vado al concerto da solo e faccio amicizia lì ;-)

  • Flavio Coccia 19/05/2016 ore 15:29 @flyaway999

    Troppi ne ho visti di concerti on my own...

  • Cristiano Corneli 19/05/2016 ore 18:20 @cristiano.corneli

    ...cmq Vasco che pretende di fare il rocker resta una barzelletta, e chi lo ascolta è solo un...

    ...ok scherzavo :P

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