Dj Shocca: cinque errori che un producer dovrebbe evitare

ph. Antonio Campanella - Dj Shoccaph. Antonio Campanella - Dj Shocca
25/02/2016 di

Figura importante della prestigiosa Unlimited Struggle, Dj Shocca è sicuramente uno dei nomi che ha segnato la storia del nostro hip hop. Il suo album “60 Hz”, uscito nel 2004, è un tassello fondamentale per il genere in Italia. A breve sarà ospite della terza edizione dello Snow Sonic Festival, il festival di musica elettronica in provincia di Pordenone. Gli abbiamo chiesto di scrivere un piccolo tutorial ed individuare i cinque errori più ricorrenti che oggi commette un producer.

#1 Non essere originali
First & foremost, è una regola d’oro: bisogna essere distinguibili in mezzo all'oceano di producer che oggi occupano la scena. È normale ispirarsi ai propri modelli, specialmente ad inizio del proprio cammino, questo è certo. È una prassi che fornisce un obiettivo e traccia un percorso. Guai a considerare tutto questo come un punto d'arrivo però: non appena si raggiunge un minimo di know how e si capisce dove si vuole arrivare, lì scatta il dovere di scavare una propria nicchia creativa. Adoperando il proprio istinto in sinergia con la testa, è obbligatorio ascoltarsi dentro e cercare un carattere unico. Quel suono non sarà la fotocopia di nulla, men che meno della classifica. Emulazione quest'ultima da evitare a tutti i costi, a meno che non si cerchi di spaccare con una hit estiva per poi tornare qualche mese dopo al proprio daytime job e non concludere mai più un cazzo nella musica.

#2 La freshness a tutti i costi
Non abbiate paura di guardare indietro. Non siate codardi nel citare qualcosa che amate: soltanto conoscendo profondamente ed amando i kings di ieri, si ha qualche chance di essere il king di domani. Comprendere linguaggi universali e timeless è la chiave per essere solidi, magici, pieni di fottuto soul. Qualunque esso sia il genere musicale trattato. In buona sostanza la chiave è questa. La sola cosa da tralasciare e buttare nel cesso è l'effetto nostalgia. Ecco, questo è il rischio ed il triste risvolto in cui potreste incorrere. E qui entra in gioco la sensibilità ed il senso della misura, che millimetricamente sposterà la vostra bilancia interiore in una proporzione unica di stile, knowledge ed originalità.



#3 Usare sempre e solo le libraries
Ovviamente non sarò io a vietarlo, ma nella vita tutto ha un prezzo. Ogni scorciatoia prima o poi va a complicare qualche altro aspetto della vita produttiva, mi spiego: è chiaro che kicks e snare confezionati offrano un'instant gratification ma quello che un producer scopre a sue spese con l'esperienza è che chi si è rotto il culo a cercare suoni in giro (nei vinili degli scorsi 50 anni per esempio, il cosiddetto diggin' in the crates) lentamente matura una pasta sonora tutta sua ed alla lunga vince sul mare magnum di copie-delle-copie-delle-copie prodotte da beatmakers e sedicenti producers che intasano il world wide web. La mia frase classica: "le uniche librerie che adopero sono quelle dell’Ikea".

#4 L’analogico non vi salverà 
Mai stendere batterie in modo approssimativo, convinti che poi il mix in analogico salverà una produzione senza fascino. È bene sapere che ciò che noi tutti amiamo del cosiddetto "analogico", sono tutte piccole distorsioni e nonlinearità che i fonici di ieri si industriavano a combattere. È qui il fulcro del discorso: è proprio dalla battaglia all'ultimo sangue tra l'esigenza di un suono hi-fi da parte del sound engineer e le imperfezioni delle vecchie macchine analog classiche, che scaturisce la perfezione sonora di dischi timeless come quelli di Marvin Gaye oppure di Al Green. Riassumendo: se la produzione è fiacca, si può pure mixare nel top flight analog studio spendendo & distorcendo con le migliori macchine; tornerai a casa con una produzione fiacca e il conto in banca alleggerito.



#5 Credere solo al successo e alle classifiche
Ti accorgerai che più miri alla classifica in modo ossessivo, più te ne distanzierai. Produrre in modo rilassato, non pensando alla pressione di eventuali goal da raggiungere, è il modo migliore per partorire una hit. Paradossale ma non troppo, se ci pensate. Al contrario, martellarsi in modo maniacale porta soltanto stress e niente di buono. Fate musica per il piacere di farla. Divertitevi ed il resto arriva da sè. One love.

Tag: tutorial produttori

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