Ufomammut - Domenica 23 aprile: Boris – Knut – Ufomammut

23/05/2006

(Atsuo, batterista dei Boris, si fa la barba)



Dopo una lunga e secca dormita ci svegliamo riposati e con sempre meno acciacchi, Vita si sta riprendendo, Poia tossisce ma sembra star meglio, la psiche di Urlo si sta riappacificando col mondo man mano che il tempo dall'incontro con il finlandese tatuato scorre, Lu e Simo (d'ora in avanti Ciccio) sono impegnati con la colazione.

Ci prepariamo per essere a Kontich, cittadina nei pressi di Anversa per il soundcheck fissato per le 16. La nostra esibizione in apertura è prevista per le 19, tutto deve concludersi per le 22 e il coprifuoco è previsto per le 23. Ci va a pennello, dovremo partire alla volta di Manchester subito, sono quasi 800 km, non abbiamo ancora i biglietti per il traghetto, dobbiamo essere nel locale per le 14 e la paura è di non riuscire ad arrivare.

Il Ducatone dai sedili di ghisa ci porta sulle strade del Belgio accompagnando il viaggio con un lettore cd che esce da 2 casse da 1 watt l'una, impossibile sentire altro che non siano i Beatles o del country, ogni altro genere musicale è bandito a causa dell'impossibilità di reggere i bassi da parte dell'impianto. La prova Motorhead fallisce miseramente, così come il tentativo di ascoltare i Liars, non regge e sembra quasi un concerto per pernacchie...

Arriviamo al Lintfabriek in perfetto orario mentre i Boris stanno facendo il soundcheck.

Amplificatori enormi e arcaici da ogni parte, gran suono, un poco soffocato dalla presenza di bassi molto cupi, batterista eccezionale, bella chitarrista e una tipa che gira all'esterno con una bambina dagli occhi a mandorla su passeggino.

Una delle testate Orange dei Boris salta e con lei la cassa, cerchiamo di renderci utili, a noi è successo durante la data di Milano due settimane prima della partenza e abbiamo abbastanza esperienza.

Un fusibile è andato ma il mistero resta la cassa che non dà segni di vita. Apriamo, cerchiamo di capire, proviamo con altre testate, ma non c'è nulla da fare. Takeshi ed Atsuo ci guardano terrorizzati all'idea che potremmo rovinar loro tutto e alla fine non si riesce a combinare nulla. Sono comunque felici e ci ringraziano per ore inchinandosi e posando la fronte sulle nostre mani come se fossimo i discendenti diretti di Hiro Ito e della famiglia imperiale... Dopo i Knut tocca a noi fare i suoni, saliamo e montiamo tutto mentre i Boris ci fotografano i pedalini ed impazziscono attorno ai nostri Green. Qualcosa ci dice che è nato l'amore...

Abbiamo un'oretta per rilassarci e andiamo a fare un po' di spesa per il viaggio verso l'Inghilterra per poi fermarci nel backstage a parlare col batterista dei Boris, Atsuo. E' un tipo tranquillissimo, parla un inglese giapponesizzato e capisce solo se noi parliamo alla Tarzan, ci dice che la sua band preferita sono i “Rovescio della medaglia” e si fa scrivere da Vita (esperto di settore e piccola enciclopedia musicale) una sequenza interminabile di bands italiane anni 70.

A metà elenco Atsuo sfodera un rasoio elettrico e si fa la barba, sorride e ci dice che per suonare davanti alla gente bisogna essere puliti e a posto...

Arriva un giornalista della rivista belga Gonzo e ci intervista. La cosa è molto interessante, è un magazine molto importante nei Paesi bassi e il nome girerà parecchio, è incredibile come Ufomammut abbia più seguito in un Paesino come il Belgio rispetto alla nostra Patria... domanda di rito su Berlusconi, grazie a lui gli italiani all'estero non sono molto ben visti e la cosa ci rattrista parecchio...

Finita l'intervista si inizia a suonare.

Il locale, una specie di bettola tenuta insieme dagli adesivi, incastrata tra le casette a schiera di un quartiere di similperiferia di Kontich, luogo cupo e parecchio sinistro gestito da un pallone gonfiato in tutti i sensi, comincia a riempirsi e tra gli altri vediamo arrivare il discografico che ci aspettava felice a casa di Benny e Sara al nostro arrivo. L'angoscia per ciò che ci aspetta ci assale e cominciamo a suonare. La scaletta è breve, solo 45 minuti, cerchiamo di schiaffeggiare il pubblico il più possibile, il volume è pazzesco, la gente suda e si esalta, noi pure. Chiudiamo con un pezzo nuovo, il Rock lo chiamiamo, la gente applaude felice, noi siamo sempre più frastornati dal calore del pubblico straniero.

Smontiamo il palco e lasciamo il posto ai Knut.

Come un avvoltoio (sovrappeso) il discografico ci ronza attorno e, appena Urlo esce dal locale per prendere una boccata d'aria, si fa sotto con un bombardamento di domande per il famoso split Ufomammut-gruppo svizzero da lui tanto sognato. La disperazione del nostro si fa sempre più evidente, Urlo vorrebbe morire all'improvviso d'infarto per liberarsi dell'indelicato essere e la situazione si risolve con l'arrivo di Poia e Vita che distraggono il “bagonghi” permettendo a Urlo una fuga da centometrista verso il backstage. “Ci sentiamo via mail” è la frase che viene ripetuta a rotazione quando si capisce che il discografico non vuole capire che in fondo non ci interessa nulla dello split...

Atsuo ci aspetta nel backstage ed è esaltatissimo, ci riempie di complimenti, ha visto anche i poster di Malleus ed è emozionato come un bambino che vuole le caramelle. Noi, logicamente siamo felicissimi e dopo il loro concerto (decisamente strano, diviso in due, una parte più rock ed una quasi drone), ci ritroviamo a parlare di progetti futuri e scopriamo che, la ragazza che girava con la bambina nel pomeriggio, è la boss della Inoxia, label giapponese che cercavamo di contattare da tempo. Anche lei è felice e ci riempiamo vicendevolmente di regali e contatti, compriamo dischi, maglie, presi dall'ebrezza della simpatia reciproca.

Quindi, superati i problemi con il pallone gonfiato del locale che ci vorrebbe togliere 20 euro 20 (!!!) dal pagamento concordato da tempo, ci prepariamo per il viaggio verso l'Inghilterra.

Poia si lancia alla guida verso Calais, Urlo al suo fianco è un mitragliatore di cazzate per tenerlo sveglio, Lu e Ciccio parlano della serata e Vita sviene immediatamente al solo contatto con il sedile posteriore...

E' finalmente buio e la strada è lunga.

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