Vega Enduro - Donne & Motori - Brescia Live report, 22/03/2003

27/03/2003 di Federica Gozio



Solitamente quando si parla di gruppi esordienti si pensa ad acerbi ragazzi, per lo più in cerca di fama, vogliosi di salire su un palco per farsi conoscere ed esibire la propria arte. Non appartiene a questa tipologia il concerto di sabato sera dedicato alla presentazione dell’album d’esordio dei Vega Enduro, caratterizzato dalla presenza sul palco di un gruppo di ‘non più giovanissimi’ debuttanti, la cui genesi è alquanto misteriosa, ma singolarmente non nuovi alla scena musicale, in particolare bresciana. Nel quintetto sono infatti impegnati veterani del calibro di Giovanni Ferrario (Micevice, Views e numerose altre collaborazioni), nonché Dario Pironi (Views) e Nico Meteo (Grande Omi, Views).

La performance pacata contrasta con la sorprendente e travolgente energia dei loro pezzi, eseguiti con estrema semplicità e noncuranza. Frequenti gli sguardi alla ricerca di conferme circa l’evolversi dei pezzi musicali, quasi si stessero esibendo senza aver mai provato in precedenza; al centro della formazione un pensieroso frontman, Vittorio, che sembra studiare e valutare le canzoni nel corso della loro esecuzione, salvo non avesse altri pensieri, mentre, dall’assetto composto - direi quasi beatlesiano - emerge incontrastata la figura del carismatico e vivace Giovanni Ferrario, che, sebbene in posizione affiancata, domina innegabilmente la scena.

L’immagine è di persone riservate che suonano per lo più per proprio esclusivo divertimento, o per una festante cerchia di amici, estranei al binomio musica-commercio, quasi costretti dalle circostanze ad esibirsi davanti ad un pubblico di cui non sembrano curarsi particolarmente. Tale imperturbabilità crea tra me e la band un gap che tuttavia trascuro, incantata dalle canzoni che si susseguono alternando pezzi rock di stampo fortemente sixties, irresistibili, a ballate più psichedeliche ed introspettive. Il tutto con un voluto effetto sporco e di bassa fedeltà, caratteristica principale del loro lavoro.

Non tutti i brani sono estratti dal cd, né è dato certo se siano stati incisi o se prendano vita solo quando il gruppo si riunisce per esibirsi; sin dalla prima canzone mi sento proiettata in un’altra dimensione, partecipe di un vecchio film in bianco e nero, come se i cinque fossero stati catapultati nel nostro presente da un passato, nemmeno troppo prossimo, riecheggiando nostalgicamente epici tempi trascorsi che per mezzo della musica, nobile arte magica, riaffiorano e si concretizzano, offrendo a chi li ha vissuti la possibilità di riviverli ed ai più giovani l’occasione per saggiarli.

A fine concerto hanno disarmato i nostri tentativi di richiesta di ‘bis’, liberandosi repentinamente degli strumenti come se scottassero, mentre Vittorio, unico superstite, divertito prolunga con qualche accordo l’ultimo pezzo. Ma niente da fare: il concerto è finito!

Un'ulteriore peculiarità, almeno per me, a conferma dell’atipicità della serata, è stata la mancanza di promozione ed esposizione del loro album, per altro custodito in un semplice cartoncino, quasi a sminuirne l’ufficialità e l’importanza, in linea con la personalità schiva poco prima manifestata. A vincere e convincere è stata, più di ogni altra cosa, la musica.



Scaletta
1. Pdw
2. Dizzy feeling
3. Inwardly
4. Your garden
5. Just a minute
6. Expanding neutral connection
7. Big time scav.

8. Lap fade
9. Ufo
10. She builds rails
11. Hac
12. Has been way

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