R.U.N.I. (Runi) - Donne&Motori - Brescia Live report, 29/03/2003

07/04/2003 di Federica Gozio



Se dovessi descrivere il concerto di stasera con un dipinto, prenderei tutti i colori più eccentrici e li accozzerei su una grande tela, ma non ad occhi chiusi. Dal Donne Motori di Brescia sono passati i R.U.N.I. e sicuramente hanno lasciato un segno, se non altro per avere dispensato i propri coloratissimi adesivi contrassegnando cose e persone!

Con una pittoresca esibizione hanno inscenato sul palco uno spettacolo coinvolgente tanto da richiamare l’attenzione dei presenti che man mano si fanno sempre più numerosi e vicini, attratti dalla comprensibile curiosità di conoscere quali sorprese i quattro scanzonati musicisti possano riservare, cosa impossibile da prevedere anche per chi è già entrato in contatto con la loro sregolatezza compositiva, caratterizzata da un apparentemente casuale assemblaggio di suoni talmente compiuto da celare un meditato disegno.

Alle orecchie dell’ascoltatore vengono recapitati, e repentinamente sottratti, suoni tanto incisivi quanto brevi e spesso tra loro cozzanti; nemmeno il tempo di familiarizzare con le note che già cambiano direzione, lasciando un insaziato ed insaziabile desiderio di riascoltare la melodia prescelta tra gli innumerevoli e sbilenchi guizzi musicali; ed ecco che inaspettatamente la ripescano e la ripropongono, tuttavia, se e quando, sono loro a deciderlo e lo fanno senza alcun metodo, o, meglio, se mi è concesso, con il ‘R.U.N.I.-metodo’!

A colorire l’ascolto un intermittente cantante, che, posseduto dalla dea musica, si lancia in concitate e sgraziate danze, alternate alla gestione dei suoni elettronici ed al canto, con un impiego della voce, artificialmente distorta e volutamente disarmonica, alla stregua degli altri strumenti dai quali si lasciava sensibilmente incorporare, percependosi appena.

Trascinante la sezione ritmica, guidata dall’energico batterista, figura relegata in un angolo per necessità logistiche ma le cui doti non sono certo rimaste oscurate, così come il suo trasporto nell’animare ogni singolo elemento della sua batteria, sfruttandone tutte le potenzialità per mezzo di ogni artifizio.

Tangibile l’approccio ludico con la musica che è anche divertimento, prima di tutto per chi la esegue e conseguentemente per chi la ascolta. Voglia di non prendersi troppo sul serio, manifestata soprattutto attraverso i testi che si concretizzano in espressioni quotidiane, con cui i R.U.N.I. giocano, assembrandole in maniera ‘futuristica’, con un occhio di riguardo alle assonanze più che alla logica, velando una sottile ironia.

A fine concerto hanno mostrato un’estrema simpatia e disponibilità a socializzare, senza troppe arie da divi nonostante il notevole successo ultimamente riscosso tra la critica musicale, confermando la genuinità della propria performance; una corsa da parte di molti all’acquisto del cd, che nel caso di “Ipercapnia in capannone K” poteva essere acquistato in quattro diversi colori a scelta: censura su come hanno rispettivamente autografato il mio!

Il pubblico pare avere reagito positivamente ad un genere di non facile ascolto che fuoriesce dagli schemi tradizionali, un tema sgrammaticato dall’impossibile analisi logica promosso con licenza poetica.



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