Cinemavolta - Donne e motori - Brescia Live report, 01/03/2003

08/03/2003 di Federica Gozio



I bresciani Cinemavolta presentano in anteprima sul palco del Donne Motori il nuovo cd, Mid-fi Life.

La prima cosa che noto entrata nel locale è una curiosa esposizione di sacchetti di patatine vicino alla postazione del fonico; lo trovo molto inusuale per un locale come il Donne Motori, ma altrettanto estroso (il locale) per non pormi/porre domande.

L’affluenza del pubblico non è delle più consistenti, ma non mi stupisco.

Il concerto inizia un po’ in sordina, il gruppo si presenta con una nuova formazione, proponendo un progetto diverso dai precedenti lavori e pare dover prendere confidenza con la nuova realtà. Purtroppo il fato non li aiuta, ed il cantante è costretto prima a far effettuare improvvisate variazioni su un pezzo per una rapida e temporanea sostituzione della propria chitarra e poi a sospendere per qualche attimo il concerto per sostituire la corda rotta. Poco male, ci si può anche pregiare della rottura di una corda!

Il concerto continua… i pezzi, nella loro costante indie-rock, sono eterogenei, spaziano tra sonorità più esotiche, evocanti i momenti più meditativi dei Dandy Warhols (P. M. Weekend), ad un rock più energico alla Foo Figthers (Hengel’s wing), attraverso atmosfere blueseggianti (P.I.A.S.P.) e palesando un’attitudine eclettica. L’esibizione viene condita dall’“ardita” cover di “Can’t get you out of my head” di Kylie Minogue, totalmente irriconoscibile, se non dal testo, rielaborata in toni blues molto molto slow (non sopporto le cover, ma ho apprezzato l’ironia…bèh, io almeno l’ho presa con ironia...)
Le canzoni mi convincono, sono curate nei dettagli, hanno una struttura articolata ma scorrevole e melodica, spesso incalzante. L’esecuzione dei pezzi è stata tecnicamente ineccepibile, tuttavia ho trovato poco accattivante l’approccio interpretativo, molto professionale ma non sufficientemente partecipe. La performance è avvenuta in modo controllato e poco istintivo, contenuta, a mio avviso, da una maggiore attenzione all’esecuzione piuttosto che all’espressività, senza il pathos che fa sorvolare anche su eventuali imperfezioni tecniche, ma con estrema umiltà priva di quel pizzico di arroganza carismatica, che denota sicurezza e convinzione, e che, infusa, ad esempio, in un pezzo come “Rain” avrebbe forse riscaldato a dovere l’ambiente.

Vero anche che con più fervore ed incitamento il pubblico avrebbe potuto spalleggiare e rassicurare chi mi è quasi parso poco consapevole della “forza” dei propri pezzi, ma spetta ai protagonisti della scena il compito di contagiare gli ascoltatori, calandosi nelle canzoni, perdendosi nelle stesse, dando fisicità alla musica….questo è quello che mi aspetto da un live. L’invito ad avvicinasi al palco c’è stato ma senza l’enfasi e la grinta di chi vuole farsi ascoltare, quasi come a scusarsi per il disturbo.

A fine concerto mi sento in una sorta di limbo: soddisfatta di sapere che c’è gente a livello locale che sa ancora fare buona musica, (che mi auguro venga valorizzata come merita), orecchiabile senza essere banale, ma senza quel “quid pluris” sul piano emozionale che mi consenta di esprimere un totale appagamento.

Si scopre finalmente l’arcano delle patatine: contengono un cd, numerato e datato, con 5 tracce del nuovo Mid-fi Life, che compro prontamente, apprezzando sempre più lo spirito canzonatorio ed autoironico del gruppo.

Magari cd come questi si trovassero spesso e semplicemente in un sacchetto di patatine.



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