Dopo il disastro, X Factor 2020 riparte (bene) da Joni Mitchell e Hell Raton

Senza pubblico il talent pare un nuovo programma, fortunatamente. Bene i giudici, bene alcune performance: su tutte quella di Casadilego, che con la sua cover ci ricorda cos'è una canzone e quanto poco ce ne freghi delle storie costruite a tavolino

X Factor Italia, da qualche anno aveva perso lo smalto. Da essere il talent più fresco della tv italiana, quello che tirava fuori Mengoni e la Michielin, sembra che nell'ultima cinquina del 2020 sia diventato il fantasma di se stesso: giudici sbagliati, canzoni che durano un quarto d'ora e (escludendo l'opinabile fenomeno Maneskin con l'inossidabile spirito guida Marlena) cantanti presi dalla voglia di trovare il tormentone che li rendesse famosi come Tommaso Paradiso, senza neanche passare da due concertini al baraccio sotto casa.

Poi arriva il covid e le cose cambiano radicalmente: la giuria dell'anno scorso polverizzata in favore di alcuni ritorni (Manuel Agnelli, Mika), un talent switch dalla fanbase compatta (Emma) e un outsider della musica ggiovane con due g che sappia dire la sua arrivando a frasi più complesse del mantra sferaebbastiano "ue fra hai spaccato" (Hell Raton). Cattelan sempre alla conduzione, nuovo studio essenziale, niente pubblico, niente code chilometriche di aspiranti cantanti coi capelli verdi che fanno quella di Giorgia, con l'adesivo recante il numero che equivale al loro turno: X Factor 2020 sembra un altro programma.

Inizia con un'introduzione che ci ricorda che c'è il covid e che la nostra vita non è più la stessa, ma questo lo sappiamo bene e skippiamo mentalmente per vedere come se la cavano i giudici senza il pubblico: bene. Manuel più creepy del solito, Mika gioca a fare il cattivo che adorano tutti, Emma entusiasta che tende a strafare e Hell Raton sopresa, competente e puntuale. L'intesa c'è, parlano subito tra di loro di musica, e già questa è una novità.

Andiamo di corsa ai cantanti della prima serata, per vedere se qualcuno che ha le carte in regola per farela anche dopo, c'è. Perché il punto è proprio quello: ne abbiamo visti passare a quintali di ragazzi col talento che fanno prolassare i dotti lacrimali dei giudici con l'esibizione della vita, corredata dalla backstory degna di C'è Posta per Te, e una volta usciti dal programma, non combinare neanche un tour nei pub della propria provincia.

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Ale è una ragazza giovane con la chitarra, e uno pensa "viste mille come lei", poi canta con la cazzimma e fa ricredere. Presa. I Trillici sono una band di apparenti scappati di casa, fanno i Queen in versione un po' Eugenio in Via di Gioia, divertono i giudici, presi. Il primo no va a Alle, che canta Baby di Madame senza essere Madame, giusto così. Brava Sara Sgarabottolo che canta con naturalezza Rocky Raccoon dei Beatles, anche se i giudici, nel contesto senza il pubblico, vanno in hype spropositato quando semplicemente potrebbero dire "brava". Non so se ci siamo capiti.

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Dana e Romeo, i Fratelli Taddei con backstory triste, fanno una roba tipo brasiliana, pure malino: presi. Kaima è un rapper dei sentimenti. Ce ne sono mille come lui, e non ha alcuna peculiarità incredibile: preso. Un talento vero è invece Blue Phelix, ragazzo livornese che trova se stesso a Londra e canta un inedito che sa di Lana Del Rey e Antony and the Johnsons, con un vocione molto bello. Preso, lo prendiamo anche noi.  Momento lol con una girl band di ragazze stonate come il campanone di Rovereto e per una ragazzina che fa Barbara Streisand, asfaltata da Agnelli col commento più Sartre della storia: "Sei troppo lontana da essere qualcosa". Secondo me, "Non avresti mercato" avrebbe funzionato meglio. 

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Sono da poco passate le 22 quando Lisa, alias Casadilego, canta A Case of You di Joni Mitchell, accompagnata dalla sua chitarra, e incanta davvero. La migliore esibizione della serata, ma fuori dallo show che fa? Beh, intanto si sdogana dalla major mangiatutto, dimentica l'esperienza tv e suona ovunque le capiti, poi se sa comporre come sa interpretare, può avere un futuro brillante nell'indie quello vero, che non si sposa col pop da classifica. 

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Altro momento lol con una girl band di J-Pop, poi arrivano i Manitoba, due ragazzi che si amano (e vorrei fossimo ancora così stupidi), che cantano un inedito che funziona, anche se c'è ancora un sacco di strada per maturare. Loro sono quelli coi numeri per farcela fuori, anzi, che già ce la stanno facendo. Non male l'intreccio delle voci, quella della ragazza bella graffiante. Presi.

Poi c'è Will che canta bene ma che ora come ora non me lo ricordo, quindi andiamo diretti a Merio, che non è esattamente un emergente in cerca di una vetrina: faceva già parte dei Fratelli Quintale con Frah. Canta un pezzo dedicato alla madre scomparsa, bene ma non abbastanza da farmi venire i brividi. In ogni caso, preso. 

Altro pezzo dedicato alla mamma di Giovanni alias Huma, un ragazzo con la backstory di vita violenta che chiede scusa alla mamma. Io sono convinto ci fosse già Maria De Filippi per questo servizio, ma lui ha voluto cantare e, beh, continuo a non capire perché sia stato preso. Premiare la musica significa saper dire di no al teatrino Mediaset, ma poi magari sbaglio io. Arriva Disarmo, canta un inedito, ha un bel timbro ma ci gioca con fare piacione e per me è no. Preso.

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J-One è un rapper cazzuto che canta in dialetto napoletano e finalmente mi fa alzare dalla sedia. Il suo inedito è la storia di una sparatoria, le parole vanno dritte come pallottole, centra il bersaglio. Preso. Quando arrivano i Wime, band di sei ragazzi tutti strani ma non di quello strano costruito, proprio così di natura, mi dico "qui, o bene bene o male male", poi iniziano a suonare ed è una roba a metà tra Scissor Sisters e Talking Heads che mi dona ossigeno e me li fa amare. Presi, anche nel mio cuore.

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Last but not least, MyDrama, con backstory triste, che canta Grazie a Dio di tha Supreme, mashuppata con Nuova registrazione 326 di Mara Sattei, ma la fa con la base di pianoforte e rende la trap (quella fatta bene) accessibile a tutti, capace di emozionare anche chi non l'ascolterebbe neanche pagato. Brava, l'unica cosa: giudici, meno entusiasmo.

La pacca sulla spalla alla prima audizione ci sta, ma pompare i commenti fin troppo, mi fa un po' l'effetto Rita Bellanza, che quelli che guardano X Factor conoscono bene: costruire aspettative a mille e mettere addosso ai cantanti una pressione ulteriore di cui non hanno bisogno, specie in questa fase dello show. Siamo sinceri: non tutti ce la fanno, i problemi sono altri, non è una puntata di Saranno Famosi e di sicuro, questo periodo non sono gli anni '80 a New York. Insomma, guardare la tv è anche un'occasione per divertirsi, così come suonare.

Qualcosa di buono si è visto, chiaro che X Factor 2020 non strizzi più l'occhio al pubblico generalista ma ai nuovi consumatori, quelli che smuovono il mercato: giovani che streamano su Tik Tok, il pubblico dell'indie all'italiana, nessuno spazio per i boomer e il vecchiume. Anche lì, è sempre una questione di qualità, perché poi arriva la ragazza che fa Joni Mitchell col cuore e ci ricorda che tutti i calcoli fatti a tavolino possono essere crollare in un secondo quando c'è il talento, quello vero. 

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L'articolo Dopo il disastro, X Factor 2020 riparte (bene) da Joni Mitchell e Hell Raton di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2020-09-18 09:16:00

Tag: tv x factor

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