Quarta Parete - Due Lune - Tuoro sul Trasimeno (PG) Live report, 05/04/2002

17/04/2002 di Ale-Kaike Lucioli



Non sono ancora le 21 quando arrivo al Due Lune: l'aria è fredda come d'inverno, stretto nel mio cappotto affretto il passo, poche luci intorno…
I Quarta Parete armeggiano sul palco, non è molto che sono arrivati: saluto Fabrizio e gli altri, scambiamo due parole, poi li lascio lavorare. Sono davvero curioso di vedere questo nuovo spettacolo e contento di assistere alla prima data del loro tour; l'ultima volta che li ho visti è stato più o meno un anno fa, eppure il ricordo è rimasto incredibilmente vivo.

Sono i suoni a dare inizio allo spettacolo: basso, chitarra e batteria, ritmi ben sostenuti, elettronica di fondo e poi… ecco che entrano i due protagonisti assoluti, Fabrizio e Roberta. Volto truccato, eleganza grottesca, movimenti perfetti, Quarta Parete, nessun dubbio in proposito. "Labile" è il pezzo d'apertura… dolcissima la voce di Roberta, sussurrata e ammonitrice quella di Fabrizio.

Poi, inevitabilmente, resto catturato dai movimenti, dalle scene da videoclip che i due ricostruiscono sul palco… pochi minuti e si perde il senso del tutto e del niente, ogni cosa si fonde all'interno di un immaginario poetico fatto di azioni e parole, fatto di idee, impalpabili, rarefatte, eppure vive. E' incredibile lo scenario che riescono a disegnare, la capacità di spostare l'attenzione dai suoni ai loro corpi, una cosa che non capita spesso di vedere, questa fusione tra teatro e musica che fa venire in mente i tempi d'oro dei primi CCCP - ma a quei tempi la realtà era diversa. Oggi il teatro resta spesso confinato dietro a un alone vagamente elitario ed è bello che qualcuno riesca a trovare il modo di togliere quel velo e di riportarlo in mezzo alla gente, in luoghi diversi, in modi diversi, a renderlo più pop (se mi è consentita l'espressione ).

Ma ciò non deve confondere o deviare le idee, perché gli spettacoli dei Quarta Parete restano comunque dei concerti a tutti gli effetti; le canzoni si stemperano tra melodie pop-rock elettroniche (o 'avant-pop' come amano definirsi i Nostri) e hanno la sottile genialità di essere godibili in modi diversi ma ugualmente intensi. Puoi lasciarti andare cullandoti sulle melodie, sulla dolcissima voce di Roberta, su quella calda di Fabrizio e sui ritmi accattivanti e a tratti vagamente dance. Oppure puoi farti catturare dalle immagini, scavare più a fondo, entrare dentro ai testi e scoprire un mondo intimista e riflessivo, piccole poesie che ti si infilano in testa disegnando uno scenario crudo e realista ma anche dolce e pieno di piccoli ricordi. E in tutto questo è facile restare abbagliati dalle loro trovate, apparentemente assurde o insensate, ma che in qualche modo (almeno a me ha fatto questo effetto) lasciano riflettere. Così ti trovi ad essere fotografato dalla Polaroid di Fabrizio che scatta e lancia le foto in mezzo al pubblico, o invaso da una pioggia di reggiseni contenuti dentro a una scatola nera con su la scritta 'intimo'…ed è un continuo assistere ed essere partecipi, anche involontariamente, proiettati dentro a un mondo affascinante nel quale perdersi fino alla fine delle danze.

E quello che riescono ad animare lo si può toccare con mano tra la gente che assiste, perché è davvero difficile vedere un "Due Lune" così partecipe e così pieno di spettatori che si muovono, ballano, afferrano quello che viene lanciato loro, applaudono. E c'è una rigorosa preparazione in tutto quello che succede, niente è lasciato al caso: presentazioni preregistrate, Fabrizio>che parla in play-back di se stesso, Roberta che rientra sulla scena col cartello 'bis', non sai mai quello che potrà succedere, è una sorpresa continua ed è davvero stupefacente.

I nuovi pezzi hanno un impatto meno oscuro e darkeggiante rispetto a quelli dell'esordio, eppure riescono ad essere di grande intensità; quello che ne viene fuori è una maggiore leggerezza, ma una leggerezza intelligente, di quelle che riescono a fondere l'ironia con la poesia, a nascondere impressioni profonde con impressioni di superficie, situazione tutt'altro che comune su un palcoscenico!

In coda, i Nostri trovano addirittura spazio per un nuovo pezzo, ed è strano ma di buon auspicio, considerando che il loro ultimo album è fuori solo da qualche mese. E grandi applausi vanno anche ai musicisti che riescono a tener dietro ai ritmi isterici dei due cantanti, assecondando ogni loro movimento, ogni loro inflessione, un lavoro arduo eppure svolto egregiamente.

Quanto descritto finora è più o meno quello che lasciano addosso gli spettacoli dei Quarta Parete. Mi rendo conto di essermi perso con le parole nel tentativo di descrivere emozioni, ma non avrei potuto trovare un modo diverso per parlarvi di loro; ed è per questo che il mio consiglio, alla fine, è quello di andarli a vivere i Quarta Parete.

Perché, non c'è dubbio, viverli, resta la cosa migliore!



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