Editoriale: You'll Never Walk Alone Rubrica

Foto di Alessandro Sozzi - Foto di Alessandro Sozzi -
15/06/2015 di

Di quando cresci in un paese di provincia di 6000 anime e le tue paure più grandi non possono che essere la noia e la solitudine. Di quando poi diventi grande e allora quello che pensi bene di fare è inventarti un festival perchè nessuno, tantomeno tu, almeno per quei 3 giorni, si possa annoiare o sentire solo.
Delle persone che coinvolgi, delle energie che muovi, dei soldi che investi e che fai girare, delle corde emotive che vai a toccare e delle speranze che vai a seminare nelle teste e nei cuori delle persone. Dell'energia dell'energia dell'energia. E di chi la porta via.
Di quando pensi di non farcela e invece ce la fai.
Di quando ti muovi veloce e lasci dietro di te una scia di pensieri per riuscire a trovarti, come le briciole di Pollicino nel bosco. Di quando speri che qualcuno si metta sulle tue tracce e ti venga a cercare. Della vita, che ti insegnano faticosa&dolorosa &difficile, così che finisci per crederci, finisci per vederci solo la fatica e il dolore, rischiando di perderti tutto il resto, ovvero quanto succede invece di bello, bellissimo, stupendo quasi ogni giorno.
Di quando impari a vedere tutti i colori, di quando riesci a distinguerli e sentirli uno a uno, nitidi, e non farteli più arrivare addosso tutti insieme, mischiati in un unico blocco nero.
Di quando l'ho capito.
Di come tutto è lì, a portata di mano.
Di quando alzo gli occhi e incrocio i tuoi che erano già lì, a guardarmi fissi con le scintille dentro. 

Di quando prendo la Vespa e ti dico "vieni su" e poi parto, quel momento lì, in cui sento il tuo peso sulla sella, le tue gambe contro le mie e le tue braccia e le tue mani che mi stringono e allora giro la manopola dell'accelleratore e la vita scivola via sotto le ruote, senza più attrito.
Del tempo che ho sprecato.
Di quando sorrido come un cretino senza nemmeno rendermene conto e capita sempre più spesso ormai.
Degli errori che si accumulano e delle soluzioni che si trovano, sempre. E se non va bene, va bene lo stesso perchè è questo quello che siamo. E non c'è da aggiungere poi molto. D'altronde "ci sto lavorando" e prima o poi imparerò. Io lo so. E allora: di quando mi tengo tutto dentro perchè "io non parlo mai che forse è meglio", di quando mi dici 'dimmelo', di quando ne parlo con l'ultima persona che avrei mai creduto, di quando ne scrivo alla persona sbagliata, di quando mi scrivi e non me l'aspettavo e non so se risponderti o no, etc etc etc e ci siamo capiti basta così.
Di quando dici basta e invece ricominci.
Di quando dopo 10 volte arriva la 10+1 e tu sei lì, con quella cosa che ti scorre tra i nervi e le vene, come un ragazzino che torna per le vacanze nel campeggio dove l'anno prima è diventato uomo, sapendo con certezza che non troverà più quei capelli biondi in cui aveva chiuso gli occhi fortissimo, ma senza sapere assolutamente cosa ci sarà quest'anno ad aspettarlo.
Di quando penso alla prima volta che ti ho vista al MI AMI.

Di quando sei con gli amici con cui sei cresciuto e provi quella sensazione di scampato pericolo che non sai bene come descrivere se non con questa immagine: il momento in cui inizia il secondo giro di birre e tutti hanno gli occhi più rilassati e le pance più molli e partono i ricordi di vagabondaggi nelle stazioni e negli ostelli e nelle piazze dell'europa giovane e c'è sempre una sfumatura nuova, come un riscrivere la propria storia continuamente, un venire a patti con i propri percorsi esistenziali e i propri sogni, le proprie speranze/ delusioni, un fare ciao con la mano alle proprie incertezze di un tempo, non senza un senso di tenerezza infinita per quello che eravate/che potevate diventare e per quello che invece siete diventati. Vedere i 'voi-passati' e i 'voi-presenti' come due lucidi che non combaciano per niente, e -come canta il poeta- finalmente accettare il fatto come una vittoria. Perchè l'unica cosa che conta è che siete ancora qui, tutti insieme e nessuno -nessuno- l'avrebbe detto o sperato mai.
Di questa edizione che è come un regalo.
Di quando avrei voluto che tutti gli spettatori di tutti i MI AMI si fossero messi ad applaudire e a cantare tutti insieme 'You'll never walk alone' come i tifosi del Liverpool nel momento dell'addio a Steven Gerrard, il capitano di sempre.
Del tempo che passa e te ne accorgi poi.
Di quando la mattina ti svegliava tua madre, poi la sveglia, poi il rumore dei coinquilini in cucina che si preparavano per l'univeristà, poi parigi, poi il rumore dei coinquilini in cucina che si preparavano per il lavoro, poi i tuoi "buongiorno" e adesso i rumori che fa nostra figlia quando si sveglia nell'altra stanza.
Di quando in tutte queste mattine, anche in quelle in cui sembrava il contrario, anche in quelle con le coperte gelide di sudore e zuppe di lontananza, piene di assenza o distrutte dallo spaesamento, non ti sei mai svegliato da solo per davvero, mai, c'era sempre un pensiero per qualcuno o qualcosa che sapevi avresti trovato e ti avrebbe portatovia.
Del venirti a cercare sempre, come una preghiera a quel pensiero (che mi portavia).
Del mio giocare, della confusione che è sexy.
Di quello che auguro e spero per ogni spettatore di questa edizione 10+1 del MI AMI: di provarci sempre, di non aver paura mai, fuori da qualsiasi comfort-zone o muro mentale. Del ripetersi come un mantra per tutti e 3 i giorni di festival "e ti vengo a cercare" e conoscere quante più persone nuove possibili. Prendetelo come un gioco, il grande gioco del '#etivengoacercare': per ogni band nuova che sentite e vi piace, obbligatevi a fermare una persona a caso e conoscerla. Rompere il ghiaccio rompere le barriere rompere i muri rompersi il cuore, se serve (che tanto il cuore in realtà non si rompe mai).
Come fai a non avere i brividi di adrenalina?
Dei pensieri furbi, delle idee matte, delle voglie sconfinate, dei fragili desideri, delle mattine sfrante, delle albe elettriche, dei viaggi senza fine e senza senso, che ne so la Groenlandia o il Canada o la Svizzera, solo per scappare da te stesso e guardarti da lontano l'effetto che fa. Degli alberi e dei mostri che stanno lì, fermi a guardarci e dei parchi che esplodono, dei baci che sono troppo belli per essere sbagliati, dei sogni che siano segni, degli orgasmi che sempre siano lodati.
Di tutto questo e ancora di più. Ovvero del perchè in questi 3 giorni il MI AMI è il posto più bello del mondo. E voi con noi. Perché You'll Never Walk Alone.

Tag: mi ami

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