One Dimensional Man (ODM) - Emersione Festival - Spazio211 - Torino Live report, 01/07/2004

14/07/2004 di Domenico Mungo



Uno spiazzale ricavato a ridosso di un giardinetto pubblico che si chiude sulle miserie in endovena di tanti che dalle case popolari intorno vorrebbero fuggire, e che ne rimangono ingabbiati come aquile a cui Zeus ha devastato le ali con catrame e ketamina. Uno spiazzale ricavato a ridosso di un ingombrante immobile, gigantesco e spersonalizzato rivolto a imballare e farsi crocevia di spedizioni e trasporti eccezionali. Uno spiazzale a ridosso dell'anima popolare di Torino. Si chiama Spazio211, una delle poche lande rimaste preservate dal mainstream imperante e che si fa enclave per raccogliere, accudire e devolvere granelli di oro dentro sacchetti trasparenti in domopack, che si disperdono fra i rovi e la polvere.

Emersione festival, ennesima scommessa vinta dagli organizzatori dello Spazio211: fra tavole rotonde sul nulla di ciò che é più importante alla musica indipendente per sopravvivere, con esperti, muscisti, djs, registi, promoter, rappresentanti di etichette piccole - "le meglior" - e delle multinazionali globalicide - "le peggior" - scrittori, saltimbanchi della parola e funamboli dell'autoproduzione. Fra concerti e stands antagonisti, fra migliaia di teste giovani e vuote da riempire e teste vecchie e imbiancate da svuotare di supponenza e dejuvù. Ed é in questo clima torrido, di zanzare e vino raggrumato, che si disciolgono i feedback di un concerto che ti attraversa la pelle e ti insanguina l'anima.

Detta così sembrerebbe che siamo reduci da una celebrazione rituale di adepti del culto di Satana, in realtà siamo appena riemersi dall'ennesima prova ontologica dell'esistenza di un essere superiore, immanente alle strategie di marketing e alla sodomizzazione cutanea delle mode. Il colosso dell'Uomo Monodimensionale, quello che si abbatte sulle certezze della società contemporanea stratificata, antitetica nella sua filiazione a questo (il capitalismo) o a quel (il comunismo, chi era costui?) modello politico-economico, rimanendone comunque imbrigliato ed esautorato delle sue prerogative di arbitrio individuale. Così diceva Herbert Marcuse e noi gli crediamo. Così come vollero crederci nel febbraio del 1996 tre arditi oppiomani, reduci incoscienti della Repubblica marinara di Venezia. Si chiamarono One Dimensional Man, forse più per la grazia onomatopeica del nome che per il grave peso delle disquisizioni filosofico-economico-esistenzialiste che Marcuse fece nel 1964. Ma in ogni caso ci piace pensare che il tributo sia consapevole. Da allora il trio ha cambiato line-up-nella forma più che nella sostanza, visto anche che Giulio (Favero, ex chitarrista della band, NdR) rimane sovente dietro le manopole a radicalizzare l'ingegneria di quel che Pierpaolo e Dario, unitamente al pirotecnico nella gestione della seicorde, quanto mansueto e apparentemente decontestualizzato Carlo Veneziano, continuano a procreare, come progenie inficiante della loro subnatura cerebrale deviata. Vi chiederete il perché di questo vuoto e alambiccato preambolo alla descrizione di un concerto di ODM. La risposta è semplice quanto disarmante: mi disperdo in elucubrazioni sterili perché le mie facoltà di umile scrivano mai riuscirebbero a rendere pienamente la straordinarietà dell'ennesimo tzunami targato VE a cui mi é stato concesso di assistere. La retorica della miglior live band italiana, dei figli spuri e prodighi di Jon Spencer, Buttelhole, Sonics, Cramps, Cows, Depone, Birthday Party, Scratch Acid e noisebluez heroes cantando ci ha devastato i co...joni o meno prosaicamente - a là Cristiano G. - "gli argini del vuoto scorrere", così come la percezione solidale ai comizi surrealisti-situazionisti antiberlusconi di Pierpaolo, o il nudismo implume di Dario, o la stuepefatta reazione che si accompagna alla verifica di quanto Carlo si "sia integrato".

Sarebbe il caso di non stupirsi più. Sarebbe il caso di considerare che, quando si va a vedere un live di ODM o semplicemente si acquista un album come il fantastico, ostico, criptico, lirico, visionario, coraggioso, immenso “Take Me Away” (last resort del consorzio triveneto), ci stiamo semplicemente allietando con una band di caratura transnazionale e con un crogiulo di persone e, anche, di artisti di dignità impareggiabile. A questo punto non ho interesse alcuno ad elencarvi la processione rituale delle canzoni, quanto la scaletta abbia pescato nel lapalissiano del nuovo album o nel torbido recondito di un passato sfavillante. Non mi interessa annotare quante volte Pierpaolo abbia sputato per terra, smadonnando contro il Governo e la Mass Media Connection, quante volte Dario abbia spiattellato il bigolo sul muso delle prime file, reiterando lo sconforto di centinaia di ometti e l'entusiasmo delle bambine. Non mi interessa dirvi quanto quel cazzo di Carlo Veneziano si sia “integrato nel gruppo”, perché Carlo non si é integrato, Carlo scrive le canzoni con il gruppo e le suona perché questo é anche il suo gruppo. Non mi interessa recensire un concerto dei One Dimensional Man. Mi interessava solo ringraziarli di esistere. You Kill Me with 1000 doses of love.



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