Emidio Clementi - Bagni Smeraldo

28/02/2012

Venerdì 2 marzo Rockit partecipa alla prima serata ufficiale della sesta edizione del Festival Internazionale di Fumetto Bilbolbul, portando la musica nel mondo dei disegni. Canicola e Rockit presentano Bagni Smeraldo: un reading di Emidio Clementi e due momenti sonori di Egle Sommacal e di Stefano Pilia verranno interpretati dai disegnatori del progetto editoriale Canicola con una performance di live painting inedita al Locomotiv di Bologna.

Alla matita, pennello e pennarello: Andrea Bruno (i suoi ultimi lavori sono “Brodo di Niente” e “Sabato Tregua”; è sua la copertina di “Per ora la chiameremo felicità” di Le Luci della Centrale Elettrica), Anna Deflorian (ha pubblicato sulla fanzine estone “Kuš! 9 Female Secrets”), Vincenzo Filosa (fondatore del collettivo Ernest insieme a Sara Pavan e Francesco Cattani), Marino Neri (“La coda del lupo”, “Il re dei fiumi”), Ratigher (fa parte del progetto Paper Resistance, il suo ultimo libro è “Trama”), Michelangelo Setola (“Souvlaki circus”, “Notte nel container”).

Presentiamo un estratto di “Matilde e i suoi tre padri” (Rizzoli), parte del reading che reciterà Emidio Clementi accompagnato dalle illustrazioni degli autori di Canicola.



Se lo ricordava come fosse ieri. Erano seduti sul muretto azzurro dietro le cabine dei bagni Smeraldo. Quattro mesi prima aveva compiuto dodici anni. Teneva in mano un Fior di Fragola, il suo gelato preferito. Suo padre invece s'era fatto scaldare dalla Cesidia una pizza con le olive e ora la mordeva stando attento che il sugo non gli colasse lungo la camicia. A pranzo dalla nonna non aveva mangiato quasi nulla. La nonna s'era arrabbiata per questo e dal nervoso gli aveva tolto il piatto da sotto al naso.
«Guardati che faccia che hai, sembri un cadavere. Vorrei sapere a che ora torni a casa la notte.»
Suo padre non aveva risposto. Non replicava mai a certe insinuazioni. Però in compenso aveva messo su il broncio. Allora alla nonna erano venuti i sensi di colpa.
«Ti faccio un toast, che ne dici? Ti ho comprato i cetrioli sott'aceto. Ci spalmi sopra una scatoletta di tonno se non hai voglia del prosciutto cotto.»
Lui aveva scosso la testa.

«No, non mi va niente. Non ho fame. E' inutile che insisti.»
La nonna era tornata a sedersi e s'era messa a piangere, a dire che lei non meritava di essere trattata a quel modo.
«Mi vuoi vedere morta, vero?» aveva gridato a un certo punto.
Poi, a un tratto, aveva cambiato idea. Aveva attaccato a dire che invece era tutta colpa sua, che era stata lei a far venire su il figlio in quella maniera: spiantato e cinico.
Suo padre s'era alzato da tavola senza badarle. Le lacrime della nonna non lo intenerivano mai. Anzi lo rendevano ancora più insofferente del solito.
«Torno in spiaggia.»
«A quest'ora? Con un caldo del genere? Vuoi farti venire un'insolazione?» aveva ribattuto la nonna.
Teneva un fazzoletto premuto sotto le palpebre e cercava di deglutire, dopo essersi cacciata in gola una compressa di Xanax insieme a un bicchiere di vino. Nel giro di qualche minuto alcol e ansiolitico avrebbero fatto il loro effetto. A quel punto si sarebbe dimenticata completamente della discussione e avrebbe finito per addormentarsi sulla sedia a sdraio in balcone, con la televisione accesa e la tavola ancora apparecchiata. «Ho il cappello. E poi mi metto all'ombra. Non sono mica scemo» rispose suo padre. Sulla porta di casa si voltò verso di lei.
«Vieni fuori anche tu, Matilde? Ti compro un gelato se ti va.»

Lei s'era tirata su dalla sedia e lo aveva seguito lungo le scale esterne della villetta, sotto un sole accecante. Scendendo aveva gettato un occhio alle finestre di casa di Sara. Erano per tre quarti abbassate, come sempre a quell'ora. Aveva immaginato l'amica sdraiata a letto, non ancora del tutto addormentata, mentre nell'altra stanza i genitori parlavano a bassa voce. La serena intimità di quella scena le aveva ispirato un tale senso di solitudine che di colpo s'era messa a correre e, una volta raggiunto suo padre, gli aveva preso la mano nella sua.


Saranno state le due e mezza, le tre al massimo. l villeggianti non erano ancora tornati. Di solito il grosso arrivava in spiaggia verso le quattro. Le famiglie con i bambini piccoli un po' più tardi, intorno alle quattro e mezza. Il jukebox era spento. Si sentiva solo il rumore delle mosche che sbattevano contro il vetro della finestra del bar e il borbottio del frigorifero, che ogni tanto si faceva più insistente e rauco.
Mirko, il figlio della Cesidia, uscì dal casotto del bar scostando la tenda di plastica colorata, una di quelle tende fatte di tante striscioline a forma di spirale, che si impigliano sempre tra i capelli. Spingeva un carrello su cui erano impilate delle casse di Coca-Cola. Arrivato di fronte al frigorifero, aprì lo sportello e cominciò a infilarci dentro le casse, una sopra l'altra, sbuffando a ogni sforzo. Portava una macchia di sudore stampata sulla stoffa dei braghini corti, proprio sopra il culo. La macchia aveva la forma di un pugnale.
Guardando lontano, verso Porto Garibaldi, sembrava che l'aria friggesse. Il mare s'era fatto torbido, di un verde scuro e più forte appariva ora il contrasto col cielo.


Suo padre accavallò le gambe e fece un piccolo scatto in avanti con la testa, un gesto che ripeteva sempre prima di cominciare a parlare, come se per parlare avesse bisogno di quell'impercettibile slancio. Ma poi, all'ultimo momento, dovette considerare troppo faticosa l'idea di intavolare una conversazione e restò in silenzio.

 

Le illustrazioni (dall'alto verso il basso) sono di Anna Deflorian, Michelangelo Setola, Andrea Bruno e Ratigher. 

 

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