Massimo Volume - Emidio Clementi - La Notte del Pratello

08/01/2002 di Roberta Accettulli



Rockit: La notte del Pratello è un libro autobiografico, che racconta di te, ma soprattutto di chi ha vissuto alcune esperienze con te. Perché hai deciso di raccontare “quella parte” della tua vita?

MIMI' Sentivo che c'era una storia. Avevo dei personaggi che anche Balzac mi avrebbe invidiato. Non potevo non scriverla.

Rockit: Via del Pratello era, all’epoca (fine anni ’80, primissimi ’90) , il cuore di Bologna. Qual è il ricordo più vivido di quel periodo?

MIMI': Innanzitutto io sposterei di almeno un paio d'anni la collocazione storica: diciamo dal '91 al '94. C'era una corrente di vita. Sgangherata, ingenua, ma comunque piena di energia.

Rockit: “I matti morirono appena l’aria cominciò a cambiare, e senza matti la strada non era più la stessa”. Cosa è rimasto di quella via del Pratello?

MIMI': Mah, io non vorrei che si leggesse il mio libro con un'aria troppo nostalgica. La strada è sempre lì. La notte c'è gente. Si fa tardi. E' semplicemente finita la mia esperienza. Probabilmente chi ci vive adesso può raccontare un'altra storia, anche se in parte la situazione è veramente cambiata. E' come noi se fossimo rimasti l'ultima generazione di bambini che gioca sulla strada. La vita era lì, non solo all'interno dei locali.

Rockit: Ad un certo punto paragoni quello che resta della strada alla sponda del Gange: “un fiume di cadaveri di cose lasciate a bruciare”. Un parallelo tra Bologna e l’India? Cosa ti è rimasto più impresso di quel viaggio?

MIMI': Anche lì si vive sulla strada. Basta stare fermi in un posto perché qualcosa accada.

Rockit: I personaggi del tuo libro, i “compagni di sgomberi” e non solo sono tutti reali. Zaccardi, Rigoni, Lollo, Lele… Come ti sei sentito a scrivere di loro, e come si sono visti quelli che ancora ci sono rileggendosi nelle tue pagine?

MIMI': Credo che nella vita reale sono più estremi di come li ho descritti. Alla fine mi sono ritrovato in questa situazione paradossale di renderli più 'normali'. E' che descrivendoli come erano realmente il libro stava prendendo una piega troppo grottesca, eccessiva.

Rockit: Il personaggio per me più “attraente” del libro è senza dubbio Leo, il Leo che “senza pubblico non era più lui”. Pur sapendo che il personaggio era reale, mi ha fatto una strana sensazione vederlo in carne ed ossa ad una presentazione del libro. Ma come si sente lui ad essere un personaggio di un libro?

MIMI' Credo che un po' ci sia abituato. Come personaggio me lo porto dietro da anni e spesso c'è gente che viene a trovarmi solo a patto che glielo faccia conoscere.

Rockit: La morte di Zaccardi ha aperto un nuovo capitolo della tua vita?

MIMI': Sì, indubbiamente. E' stata un po' la conferma che quel mondo era morto. Era venuto il momento di confrontarci col mondo di fuori. E' stata la fine dell'avventura, anche se quella fine era già nell'aria.

Rockit: Cos’è che ti spinge a scrivere un romanzo? Quali sono stati gli stimoli che ti hanno portato a scrivere Il tempo di prima e La notte del Pratello?

MIMI': La voglia di comunicare sicuramente. Poi la necessità di mettere ordine nel passato. E' come se, finché non l'ho descritto, il passato non sia mai esistito. Scrivere mi serve per comprendere quello che ho vissuto.

Rockit: Che differenza c’è tra l’Emidio Clementi autore di romanzi e l’Emidio Clementi autore dei testi dei Massimo Volume?

MIMI': La poetica è la stessa, ma credo che in un romanzo avendo più spazio a disposizione ho la possibilità di toccare più stati d'animo. Ho la possibilità di diventare logorroico. I tre minuti di un brano musicale non me lo permettono e forse questo è una fortuna.

Rockit: Sei in tour con un nuovo reading tratto proprio da “La Notte del Pratello", accompagnato da Massimo Carozzi. Tempo addietro avevi parlato di voler allestire una sorta di “radiodramma”, ed è quella l’impressione che mi ha dato, ascoltandolo proprio in radio. Come mai questa idea?

MIMI': Credo che il romanzo lo richiedesse. Pur non essendo un vero e proprio romanzo polifonico, la storia ha comunque diverse voci. Avevo bisogno, per poterlo mettere in scena, di qualcosa di diverso rispetto al passato. Più funzionale alla storia.

Rockit: Recentemente hai collaborato a numerosi progetti di altri artisti, tra cui Cesare Basile, i Giardini di Mirò (per i quali hai fatto da protagonista del video di “Pet Life Saver” e con i quali c’è in programma la realizzazione di un brano), gli Altera.

MIMI': Bello, no? Per anni i Massimo Volume sono vissuti in una specie di autarchia. Sembrava che il progetto fosse così particolare da rendere impossibile collaborazioni con l'esterno. Sono contento invece di rendermi conto che abbiamo creato uno stile e poterne portare un pezzo nei progetti degli altri. Fra l'altro, sto anche collaborando con Fabio Barovero dei Mau Mau.

Rockit: Ci sono novità in casa Massimo Volume? A quando una nuova fatica discografica?

MIMI': Abbiamo ripreso a provare. L'ideale sarebbe arrivare in estate con i pezzi pronti, registrarli e fare uscire il disco prima della fine dell'anno.

Rockit: Domanda suggeritami da un comune amico: perché sei di San Benedetto e tifi Ascoli? :)
MIMI':Ah, ah, ah. Il fatto è che io sono nato ad Ascoli, da famiglia ascolana. Quando ci siamo trasferiti a S. Benedetto io avevo tre anni. Mi sento sambenedettese, i miei amici sono tutti lì. Quei tre anni ad Ascoli sono serviti solo a farmi diventare tifoso ascolano. Per sempre.



Emidio Clementi, Mimì, è per me uno di quegli artisti difficili da intervistare: l'imbarazzo (o il timore reverenziale?) che ho sempre avuto nei suoi confronti, o il fatto di non riuscire a disgiungere la "persona" da"personaggio" mi hanno sempre fatto rimandare l'intervista (per anni!).

Stavolta, l'occasione si presenta per La notte del Pratello, il secondo romanzo di Mimì (terzo libro, se si tiene conto anche di Gara di resistenza), e nascosta dietro la tastiera del mio PC riesco ad intervistare l'Emidio Clementi scrittore (impresa ancora più ardua).

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