Mirsie - Encode - Anfiteatro di Monserrato (CN) Live report, 22/07/2006

27/08/2006 di

(I Mirsie dal vivo - Foto da internet)

Devi andare su su vicino al santuario, metafora di come sia difficile trovare musica indie dalle parti di Cuneo. Encode: due giorni di musica a pro della scena, della gioia, e del fresco montano. Due giorni di bella musica. A chiudere il festival, i Mirsie. Sandro Giorello racconta.



Caro rock’n’ roll ma dove ti sei cacciato. Ti devo rincorrere per le montagne. Ubriacarmi in bar del cavolo aspettando tue notizie. Insomma dove cazzo sei finito.

Io all’anfiteatro di Monserrato di Cuneo a quel che resta dell’Encode, festival di due giorni che dovrebbe darci il polso di quella che è la scena cuneese. Il primo giorno dedicato all’elettronica, il secondo all’indie e affini.

Per un fortuito caso mi trovo a fare da fonico a uno dei gruppi presenti questa sera, il che vuol dire che ho computer, ammenicoli e tutto quello che serve per scrivere un articolo. E in effetti sono visto un po’ male. Io in mezzo a un anfiteatro con il computer e lattina di birra mentre scrivo queste righe. Passo di sicuro per uno che vuole attirare l’attenzione. Davanti a me un noto giornalista musicale, ubriaco anche lui. In effetti è lui che mi ha rotto le scatole per farmi fare questo report – volevo fare il pigro - e adesso se ne sta a ballare dietro il merchandise dei Mirsie come un ragazzo che decide che quella è la sua sera e così deve essere. Bere e rompere i coglioni. Così dev’essere. Davanti a noi, quindi, i Mirsie. Quinta essenza del rock ’n’ roll.

Il gruppo parte con un pezzo a metà tra lo stoner e l’hard rock, cattivo e grosso. Due labbra che schiudono una parolaccia, la chitarra che fa la maliziosa con il pubblico, il basso che fa da padre severo e decide come vanno fatte le cose e la batteria - uno dei pochi metallari sopravvissuti fino ad oggi - picchia dannata. Dopo il gruppo continua come è più facile ricordarlo, quello che adesso chiamano rock’n’ roll: Stooges, Rolling Stones e Mc5 in chiave moderna. Ovvero i Dirtbombs ma tremendamente più cattivi e con quell’aria che ti sta ancora più sul culo. Perché penso che questi quattro braidesi abbiano capito l’antifona: dal momento che tutti ormai sono presi da altre cose – e mi riferisco al pubblico di sta sera come al pubblico medio odierno – e che il loro è un genere che tira a campare ma non molto di più, tanto vale giocare ad essere arrogantemente sgradevoli. Dei buffoni che vogliono fare il loro lavoro fino in fondo, ricordando a tutti che il rock è buffone, la musica è buffona e lo spettacolo dal vivo è il posto dove si rendono palesi le buffonerie. Per questo a frasi del tipo “Sono un sex symbol, è ora che si sappia” o ai movimenti alla Michael Jackson - si dice che abbia fatto il moonwalker, ma, per mia grande sfortuna, ero in bagno in quel momento – non si può che esultare. Gemere. E ubriacarsi come bambini. Insomma il concerto rock come me lo ricordavo da adolescente. Quello diretto e emotivo senza bisogno di stare a guardarsi le scarpe e fare i tristi. Per questo consacro i Mirsie come la nuova e violenta speranza per la musica indie italiana, perché sono ormai in pochi ad essere come loro. Perché è chiaro che hanno capito tutto. Perché è ora che ritorni il circo dei buffoni arroganti, le feste, la coca e le groupies puttane. Se può esserci un mondo migliore sarà di sicuro quello.

Al ritorno barocollavo sulla statale che mi portava verso casa, dopo i mille cambi di disco è rimasto il solito Sufjan Stevens. Va bene il rock ’n’ roll ma, dopo tutto, resto un ragazzo sensibile.



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Il nuovo singolo dei Måneskin è l'ultimo dei loro problemi