Perturbazione - Enzimi 2005 - Ostia (RM) Live report, 07/09/2005

14/09/2005 di



Si narra che Anco Marzio, nipote di Numa Pompilio, fosse un tipo di indole mite e socievole, ma capace di improvvisi giramenti di palle che sfogava conquistando città altrui o fondandone di nuove. Così, due o tremila anni fa, in un momento di grande rodimento, inviò un esercito di muratori alla foce del Tevere, ordinando la costruzione di un "ostium" (imboccatura) tra Roma ed il Mare. Nasceva Ostia, primordiale porticciolo destinato a diventare maestoso agglomerato urbano. Dagli antichi etruschi ai moderni coatti, dalle sfarzose domus patrizie ai prefabbricati abusivi, dalla strage navale dei musulmani all'omicidio di Pasolini, Ostia è da sempre un tormentato backstage di Roma. Il poeta Allen Ginsberg l'ha definita "un palco sull'oceano", nonostante in quel punto dell'Italia il Mediterraneo sia molto più vicino al concetto di liquame chimico. Il palco sul mare però c'è davvero, anche se le impietose condizioni climatiche rendono sterile la speranza di sdraiarsi sulla sabbia e le pozze d'acqua sparse ovunque accentuano il senso di esilio a cui sembra sottoposta Enzimi. Solitamente destinata a rivalutare aree delle capitale, quest'anno la rassegna occupa un'ampia spiaggia ben attrezzata con stand, aree ristoro, spazi multimediali e due palchi. Per arrivarci occorre affidarsi al parcheggio creativo, ma tutto sommato, nonostante il piccolo inconveniente di dover avere un pass per accedere all'area dove si ritirano i pass, l'organizzazione della faccenda appare davvero impeccabile, guai climatici a parte. Stranamente impeccabili sono anche i romani: quieti, educati, attenti, sorridenti e pronti ad assecondare fin dalle prime note il concerto dei Perturbazione. La famigliola di musicisti piemontesi arriva sul litorale laziale per raccontare le sue piccole storie col viso rivolto verso le onde, a pochi metri dalla risacca. Il palco respira aria salata e trasuda passione, ma la mancanza di soundcheck fa scricchiolare i suoni: basso che smuove pure le telline, chitarra che frange i flutti, batteria a tamburello e voce sottotraccia. Insomma, l'esibizione non parte proprio nel modo migliore, ma nessuno ci fa troppo caso. C'è una strana armonia. Rara ai concerti quando ci siamo noi romani, sempre così irrispettosi e distratti. Stasera no. Nonostante molti siano giunti ad Enzimi per i Bluebeaters, headliner della serata, c'è grande voglia e attenzione anche per le storie dei ragazzi di Rivoli. I Perturbazione sembrano accorgersene ed il progressivo miglioramento dei suoni li aiuta a dimostrare che sono ancora una delle cose migliori a cui prestare orecchio. Certo, il nuovo disco è così così, ma dal vivo sembra rivendicare una personalità rimasta intrappolata sotto tonnellate di ovatta. La scaletta è un perfetto equilibrio tra presente e passato, con Animalia a spiccare sulla nuova produzione, surclassando anche i recenti singoli estratti da Canzoni allo Specchio. Ma quando Agosto congela di emozione ogni singolo granello di sabbia, si capisce finalmente perchè i Perturbazione abbiano inventato un nuovo modo di raggiungere il cuore. Intanto Tommaso Cerasuolo trascorre buona parte del concerto cantando in mezzo al pubblico mentre i suoi compagni sbuffano scocciati e sorridenti, pregandolo di tornare sul palco o quantomeno di evitare i sermoni celentaneschi. Il quadretto è talmente bello che verrebbe voglia di abbracciarli uno per uno. Il concerto prosegue con altri brani estratti da In Circolo, tra sensi della vite e laghi chiusi in vasche, fino a Per te che non ho conosciuto, che quando arriva il momento di mettere tutto il cielo in una cartolina vorresti alzare il dito in aria e attorcigliarci le stelle. E' ingiusto in questi momenti non avere un paio di labbra su cui far precipitare un bacio, ma almeno il resto dello spiaggia comincia ad animarsi e gli scambi di saliva nascono un po' ovunque nonostante la sabbia umida. Tommaso nel frattempo risale sul palco, ma non sembra intenzionato a restarci molto. Pochi passi, uno sguardo all'orizzonte, uno spogliarello quasi integrale e via di nuovo tra la gente per correre dritto nel mare a mezzanotte. Il microfono resta adagiato sulla sabbia e di Tommaso si perdono le tracce nell'acqua buia per qualche secondo. Poi di corsa il ritorno inzuppato sul palco ed una chiusura in grande stile, a ribadire come pop, rock e musica d'autore abbiano bisogno della magìa per stare insieme. Ostia nei secoli ne ha vista tanta, ma stasera sembrava contenta. Magari si sarebbe divertito pure Anco Marzio.



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