Valentina Dorme - Epicentro Rock festival - Leno (BS) Live report, 01/05/2003

18/05/2003 di Miky Marrocco



Un pomeriggio dal clima incerto in quel di Leno; inspiegabilmente il sole compare poco prima dell'esibizione dei Valentina Dorme, quasi una provocazione. Non è ben chiaro il collocamento della band nella fascia pomeridiana, siccome l’oscurità sarebbe stata una cornice più adatta al sound e alla poetica della formazione veneta. In ogni caso, l’Epicentro rock festival si rivela una gran bella iniziativa: ingresso gratuito, ottime band, buona la birra.

Dopo aver visto i Valentina Dorme in un breve showcase al M.E.I. di Faenza nel novembre 2002 (e, di conseguenza, acquistato all'istante il loro album al ridicolo prezzo di 8 euro) ho aspettato a lungo l'occasione di rivederli sul palco, ingannando il tempo con ripetuti ascolti di “Capelli rame”, splendido esordio targato Fosbury Records.

La band si presenta in pieno sole.: il contrasto è inevitabile e i nostri impongono subito la statura del loro intreccio tra alternative rock e canzone d'autore. L'impossibile matrimonio tra Sonic Youth e De Andrè viene nuovamente celebrato davanti ai miei occhi e alle mie orecchie. Delicati arpeggi ed esplosioni noise, armonia, tensione e una ritmica impeccabile in grado di oscillare tra il sussurrato e il fragoroso. Su queste solidi basi poggia la dizione serrata e toccante di Mario Pigozzo Favero che riesce a mantenersi in uno strano limbo situato tra letteratura e melodia.

Lo scandire dei testi si accompagna ad una presenza scenica coinvolgente e mai sopra le righe, l’equilibrio isterico delle strutture non scade mai nell’autocompiacimento e la relativa brevità delle composizioni lascia qualcosa in sospeso e nutre l’attesa. Sono piacevoli conferme i brani di “Capelli rame”: “Una colt”, “Prova generale” e “Claudia cardinale da giovane”. La dimensione live regala ai pezzi una dinamica ancora più marcata, i chiaroscuri sono più netti e palpabili e la tensione può sfociare alternativamente in rabbia o in quiete armonica. Neanche una sillaba viene trascurata nella splendida costruzione dei testi, scanditi e ben percepibili anche nei momenti più duri (in prospettiva/ci si abitua a tutto/anche alla normalità/non sei così speciale/credi/è solo psicoterapia il mercoledì/e qui nessuno sanguina).

L’altalenarsi fra luci ed ombre culmina nel finale con “Guardare i corvi”: scura, graffiante e poetica, un vero insulto al pomeriggio di sole e un’ ulteriore conferma del potenziale emotivo dei Valentina Dorme.



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