Marlene Kuntz - Esiste un solo vero numero: Uno!

03/09/2007

(I Marlene Kuntz - Foto di Riccardo Del Conte)

Si può parlare di un disco usando la letteratura? E' possibile raccontare la nascita di "Uno", il nuovo disco dei Marlene Kuntz, citando Nabokov? Si, così ha voluto fare Cristiano Godano. Ci ha descritto questo suo ultimo lavoro - settimo full length in studio, in uscita il 14 settembre per Virgin music - attraverso le letture fatte nel periodo di gestazione dell'album. Un racconto esclusivo per Rockit.



Verso la metà della primavera scorsa (anno 2006) iniziavo ufficialmente la composizione del nuovo disco di Marlene Kuntz: lo strimpellamento notturno cominciava a farsi abitudine metodica e ricorrente, e ad esso accompagnavo la stesura dei testi al fine di innovare le modalità del mio approccio. Era un periodo in cui il mio scrittore preferito, Vladimir Nabokov, era tornato a sollecitare le mie attenzioni ondivaghe. Di lui mi ero da poco deciso a rileggere "La vera vita di Sebastian Knight", libro non fra i suoi super ma di un certo qual valore peculiare, dato che fu il primo a esser scritto in lingua inglese. Avevo preso questa decisione per due bei motivi: uno perché, come egli stesso ebbe a dire, i grandi libri si possono solo rileggere; due perché ricordavo la sensazione deludente che avevo provato alla prima lettura, quando avevo percepito che la traduzione fatta per l'edizione di Bompiani degli anni '50, acquistata a un mercatino di Torino, non era all'altezza della situazione. Oltre al piacere di riscoprire la storia, ritrovai alcuni passaggi che mi avevano folgorato, esattamente come in qualsiasi suo cimento (occasioni rigogliose di contagio ispirativo). A un certo punto mi imbattei nel seguente: "Esiste un solo vero numero: Uno! E l'amore a quanto pare è l'esponente migliore di questa unicità". Mi ci soffermai col battito del cuore un po' accelerato, straniai gli occhi dal mondo su carta sottostante e vidi un possibile titolo del nostro nuovo disco. Un altro libro in relazione col grande russo stavo leggendo in quel periodo: "Vera – Mrs. Vladimir Nabokov", biografia della moglie. Un'opera decisamente influente per lo spirito del mio lavoro in fieri, perché pagina dopo pagina mi rapiva in misura crescente il risvolto eroicamente romantico di una vita di coppia ricca di vicissitudini contraddittorie e di tenacia incorruttibile. Eccovi alcune frasi del libro: "Che cosa lo affascinava più di tutto in lei? La sua perfetta capacità di comprensione, l'assoluta sintonia con ciò che lui amava... Entrambi, formando un'unica ombra, erano fatti su misura per qualcosa di mirabile e benevolo che costantemente li circondava..." oppure "Vera vedeva sé stessa attraverso l'immagine che di lei ne aveva il marito" o infine, per voce di Vladimir: "sei l'unica persona al mondo a cui posso parlare del grido di una nuvola, del canto di un pensiero e del fatto che quando oggi ho visto ogni girasole in faccia, mi hanno sorriso anche loro con i loro semi". Alla luce gloriosa di questo amore il disco dei Marlene cresceva lentamente, e facendosi narrazione dei vari aspetti che contraddistinguono una relazione sentimentale giungeva a un finale che ne tratteggia l'epilogo negativo, citando Sebastian K. stesso attraverso parole terribili e rivelatrici.

L'evidente collegamento con la letteratura che queste piccole confessioni hanno palesato, è stato poi rinforzato da una bella idea venuta in mente poco tempo fa al nostro amico Marco, curatore della parte grafica. Ora il libretto accoglie scrittori come Stefano Benni, Tiziano Scarpa, Marco Lodoli, Carlo Lucarellli, Enrico Brizzi, Marco Bosonetto, Babsi Jones, e musicisti/scrittori come Paolo Conte, Gian Maria Testa, e Emidio Clementi. Il loro intervento in prosa estende il potenziale suggestivo dei testi (per ogni canzone uno scrittore), fornendo un punto di vista esterno spesso sorprendente: è stato molto curioso per me intendere quali sensazioni avessero maggiormente stimolato l'estro di ognuno di loro, e voglio sperare che la cosa sappia stuzzicare i molti che vorranno verificare coi propri occhi. E infine i musicisti. Gianni Maroccolo, Paolo Conte, Greg Cohen (del grande Tom Waits), Ivana Gatti, Igor Sciavolino (e il quartetto d'archi da lui coordinato), e Vittorio Cosma... Grazie a loro il disco è arrivato verso il tipo di atmosfere che desideravamo, lontane dal cliché rock e dai suoi modi standardizzati. Un desiderio conforme a un certo tipo di latente insofferenza. E la nostra riconoscenza è tanta. //Cristiano Godano



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