Esser-ci e unire i puntini: il ritorno alle origini con Rkomi

Mirko ha riportato al Fabrique i pezzi storici che hanno segnato l'inizio della sua carriera e l'adolescenza di una generazione. Sono stata alla prima delle cinque date di A Milano Live e il disegno si è compiuto

- La prima data di A Milano Live di Rkomi al Fabrique

Ormai quasi sette anni fa andai per la prima volta al Fabrique per vedere Rkomi. Ora per il Fabrique lavoro e ieri sera Mirko ci è tornato per la prima data (delle cinque) di A Milano Live, uno show pensato per riportare dal vivo, insieme all'ultimo EP omonimo, alcuni dei dischi che hanno segnato la sua carriera, per un periodo la sua condanna, e anche la mia vita: Dasein Sollen, Io in terra, Ossigeno EP.

Il momento esatto in cui ho scoperto Rkomi, Tedua, Izi e tutta quella banda che mi avrebbe sconvolto la crescita me lo ricordo benissimo. Quinta ginnasio, pausa dalla traduzione di una versione di latino, prendo il telefono e lo appoggio sulle pagine dell'IL ancora aperto. YouTube mi suggerisce un video: Aeroplanini di carta - Rkomi feat. IZI.

Non so precisamente come descrivere quegli istanti, ma sentii l'euforia tipica di chi ha appena avuto un'illuminazione. Non solo avevo appena scoperto i miei artisti preferiti, ma da lì avrei iniziato ad approfondire tutto quel mondo, guardare centinaia di interviste, indagare sul funzionamento di quell'industria e desiderare di entrare a farne parte. Il motivo di tanto coinvolgimento ha a che fare con l'irrazionale e forse solo ora, dieci anni dopo, mi rendo conto che ad avermi rapita fu quel racconto della verità da cui il mio ambiente circostante, la mega borghesia di un liceo classico di provincia, sembrava una bolla così distante - e soffocante, da cui avevo appena trovato una via d'uscita.

Di Mirko mi colpirono la scrittura, insieme cruda e delicata, un rap che sapeva essere incredibilmente melodico e quella totale assenza di bisogno di dimostrare qualcosa, era tutto vero e si sentiva. Rkomi mi accompagnò così per tutto il liceo, ma soltanto in cuffia. Andare a Milano la sera per un concerto era ancora off-limits senza treni per il ritorno e genitori non proprio pro a "questa cosa" della musica.

 

Perciò dovetti aspettare il 2020, con il tour di Dove gli occhi non arrivano. Alle tre del pomeriggio del 26 gennaio ero già in coda fuori dal Fabrique, prima volta lì, insieme alla mia amica Elisa. Ricordo che facemmo un sacco di amicizie, anche con i ragazzi della sicurezza, alcuni di loro oggi colleghi. Non posso fare a meno di rifletterci, mi piace unire i puntini. Fu l'unica altra volta che sentii Rkomi live, almeno fino a ieri.

Proprio perché grande fan degli inizi, questo progetto nostalgico non mi aveva attirata, come in generale la tendenza a osannare il 2016 come se fosse per forza qualcosa da replicare. Perché non ci basta avere quei pezzi lì, disponibili, da riascoltare e rivivere ogni volta che vogliamo? Quella musica ci aveva stravolti per la sua dirompenza, perché aveva scompigliato un panorama musicale appiattito, che ancora riuscivamo a dividere in generi. Ma ha continuato a esistere, semplicemente il contesto si è abituato alla sua presenza. Non sono i pezzi a mancare, è il senso di rottura e la rottura non è replicabile. Da Mirko, poi, non pretendevo un ritorno, anzi. Avevo capito il suo desiderio di sperimentare, di andare oltre, e quasi mi andava bene che quel che era stato rimanesse un territorio riservato alla nicchia degli inizi. Un segreto tutto nostro. 

Nel 2020 il tour era incentrato sul disco nuovo e pezzi come Dasein Sollen, concessi al pubblico quasi nella speranza che qualcuno riuscisse a coglierli, non avevano ricevuto nemmeno lontanamente l'accoglienza che ho sentito ieri. Quando il concerto si è aperto proprio su quelle note, anticipate da un video tamarrissimo con scene di strada e Mirko che corre tra motorini che impennano, nessuno strumento sul palco (a differenza dell'ultima volta con tutta la band), sotto una panda sospesa e capovolta, lui con una maglia del tour di Mobb Deep e nessun accessorio troppo studiato a sovrastrutturare, lì ho capito: era davvero un ritorno alle origini.

In prima fila c'erano ragazzi con il merch di dieci anni fa, gente che cantava Fuck Tomorrow come se fosse uscita ieri. Io stessa non ascoltavo quei pezzi da un sacco di tempo, eppure tutta Brr brr mi è uscita naturale, come una lingua che pensi di non ricordare più perché non la parli da anni, ma che, una volta ritrovato il contesto giusto, ti esce fluente come se non avessi mai smesso. Sul palco, insieme a Mirko, si sono alternati anche un po' di ospiti, pochi ma giusti: Khodi, il suo nuovo pupillo, con cui rappa in A mezz'ora da Milano e Promessa, direttamente da Fulvio Testi a (quasi) Calvairate e Night Skinny per un revival di pezzi storici. L'agitazione incontrollabile che ha accompagnato Oh Madonna con Ernia e sentire tremila persone chiedere "Business class" dopo la più popolare Milano Bachata con Marracash, mi han fatto capire che ieri sera in sala c'era gente che quei pezzi li conosceva davvero, gente che c'era, o che avrebbe voluto esserci, fin dall'inizio. E quando è partita Aeroplanini di carta, mi è veramente esploso il cuore.

Alla fine del concerto, durante un momento dedicato alla stampa, ritrovo quel ragazzo di cui mi ero tanto appassionata. Alle solite domande giornalistiche che spesso lasciano il tempo che trovano, risponde con quella pacatezza e profondità che ricordavo. È uno che ne ha vissute di ogni e riesce a raccontartelo con lo sguardo, senza abusare di quelle parole di cui invece chi deve scriverne si abbuffa.

Dice di non essere un nostalgico, che gli piace guardare avanti e che in fondo ha sempre fatto così. Ma che, dopo aver sentito il calore con cui il pubblico aveva accolto quei pezzi in occasione dell'anniversario del primo album, riportarli dal vivo è stata una conseguenza quasi naturale. Racconta anche che reinterpretarli gli ha permesso di tornare con la memoria ai momenti e ai luoghi in cui li aveva scritti. Tra uno spostamento e l'altro nelle vie di zona, tra Piazza Ovidio e Attilio Regolo, spesso in quella panda bordeaux che ora lo sovrasta capovolta. E così, insieme alle canzoni, sono riaffiorati anche i ricordi. Per lui e, in qualche modo, per tutti noi.

C'è questa cosa stupenda del crescere, che ti permette di rivivere le emozioni di un tempo con una maturità nuova. Senti una canzone e improvvisamente torni a situazioni che credevi lontane, di cui scopri di ricordare tutto con una precisione disarmante. Come stavi, cosa pensavi, cosa ti turbava, di cosa avevi paura. Qualsiasi cosa fosse, quell'ignoto che ti spaventava ora è passato e pensarci fa quasi tenerezza. 

Perciò mi torna in mente quel giovane Mirko che voleva esser-ci e quella ragazzina che, dieci anni fa, scopriva Aeroplanini di carta durante una versione di latino. Quanto è bello collegare i puntini e vedere che alla fine era tutto un disegno.

---
L'articolo Esser-ci e unire i puntini: il ritorno alle origini con Rkomi di Corinne Victoria Basile è apparso su Rockit.it il 2026-11-04 16:42:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia