Negli ultimi anni si è acceso un dibattito attorno al mondo dei biopic musicali. Sono film che portano anche parecchia gente in sala e possono portare delle grandi canzoni a una nuova generazione, ma spesso il risultato porta con sé diverse discussioni. 35 anni fa, usciva un film che anticipava queste questioni. Un film affascinante, a tratti controverso, come d’altronde non poteva non essere, considerata la band su cui è incentrato. Quel film è The Doors di Oliver Stone, che grazie a Lucky Red torna in sala dal 13 al 15 luglio in versione 4K e ripercorre i momenti salienti della storia del gruppo, dalla fondazione fino alla morte del suo frontman, che sarebbe poi divenuto leggenda: Jim Morrison.
Ed è proprio Jim Morrison a essere l’aspetto più ipnotico di tutto il film. A interpretarlo c’è Val Kilmer, attore all’epoca noto prima per la sua apparizione nel film comico Top secret!, poi per il ruolo di Iceman in Top Gun. Nei panni di Morrison, Kilmer trova la sua consacrazione. Lo studio delle movenze, del modo di parlare e del look della rockstar fu talmente maniacale da rendere i due quasi una cosa sola. Per esempio, pare che l’attore si aggirasse di notte per Los Angeles coi costumi di scena per entrare ancora più dentro il personaggio. Pure il batterista John Densmore disse di avere i brividi a vederlo sul set all’epoca delle riprese del film.

Ma non è solo questo. Nel corso del film si sentono diversi brani dei Doors, ovviamente, e a un ascolto distratto sarebbe facile pensare che si tratti di registrazioni originali. Non è affatto così. Kilmer prese lezioni di canto fino a imparare una cinquantina di brani del gruppo, di cui 15 sono presenti all’interno del film. Anche solo per questo dettaglio, il film merita la visione. Alla morte di Val Kilmer, nell’aprile del 2025, i Doors gli resero omaggio proprio ricordando questa sua incredibile performance. “Thank you, Val - you'll always be a part of The Doors' story”, scrissero.
Ok, ma di cosa parla esattamente The Doors? La storia comincia davvero dagli inizi, nel 1965, quando un giovane Jim Morrison arriva in California e incontra quella che sarebbe diventata la sua compagna, Pamela Courson. A cui seguono Ray Manzarek, Robbie Krieger e il già citato John Densmore, i Doors. Da lì inizia l’incredibile parabola del gruppo, che li porterà a esibirsi diverse volte nel locale poi entrato nella leggenda Whiskey a Go Go. Così incontrano il produttore Paul A. Rothchild e Jac Holzman dell’Elektra Records, che si offrono per realizzare il loro primo disco. Il culto può cominciare davvero.

Sono varie le scene memorabili del film. Come quando i Doors vengono invitati all’Ed Sullivan Show per suonare Light My Fire, a patto che cambino un verso del testo perché considerato un invito all’uso di droga. Indovinate un po’ come andrà a finire. C’è poi spazio nel film per indagare i demoni interiori di Morrison, il suo progressivo smarrimento nelle dipendenze, l’inesorabile processo autodistruttivo che lo porterà a perdere contatto con la realtà e ad allontanarsi sempre di più dalla band.
Come va a finire la storia, purtroppo, è cosa nota. Jim e la compagna Pam vanno a Parigi, per cercare di sfuggire a quella vita turbolenta in cui L.A. lo stava cacciando. Il 3 luglio del 1971 Jim è nella vasca da bagno del suo appartamento parigino. Pam lo chiama, ma lui non risponde. Muore così, a soli 27 anni, uno dei più grandi frontman che il rock mondiale abbia mai visto. La sua leggenda, in compenso, è eterna. Anche grazie a questo film.
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L'articolo Essere Jim Morrison più di Jim Morrison di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-08 10:53:00
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