Quintorigo - Estate Eretina - Monterotondo (RM) Live report, 19/07/2003

24/07/2003 di



Un concerto rapido e frizzante. Una compressa di divertimento, innovazione, genialità ed eclettismo. In una parola: Quintorigo.

Amati da molti, conosciuti da pochi, apprezzati dalla critica, con una nicchia di fans - pazzoidi tanto quanto il leader John De Leo, arrivati chissà da dove per sentirli - che li segue e difende strenuamente.

Salito sul placo attorno alle 23 in una cornice straordinaria, nella piazza del Duomo di Monterotondo - nei pressi di Roma - il quintetto romagnolo ha proposto un’ora e mezza filata di ottima musica. E, soprattutto, di musica ‘Nuova’, che i i Quintorigo riescono a proporre pur partendo da radici ben precise e convenzionali. Stefano Ricci, il contrabbassista, mi dice nel backstage: “La cosa forte è che ci siamo conosciuti suonando rock‘n’roll, ma quello più classico, delle origini. Nello stesso tempo, però, continuavamo lo studio dei nostri strumenti al conservatorio”. Spazio, dunque, alle cover che tanto li affascinano - “eredità dei nostri inizi”, mi confida John De Leo - tipo “Heroes”, di David Bowie, contenuta nel primo disco.

Poi via ai masterpieces: “Bentivoglio Angelina” arriva verso metà concerto, “Grigio”, title-track del loro secondo lavoro, subito dopo. “La nonna di Frederick lo portava al mare”, con tanto di immagini proiettate su maxischermo che proponevano dei volontari indaffarati a pulire animali e spiagge dal petrolio, arriva ancora dopo. “Per il gruppo la salvaguardia dell’ambiente è fondamentale”, avrebbe poi spiegato il pazzoide - molto attore - De Leo.

E’ lui la vera ‘bomba’ del gruppo: la sua voce è, di fatto, il quinto strumento: “In realtà - osserva Ricci dopo il concerto - ogni voce è uno strumento. Ma quella di John è veramente esplosiva, e si discute sempre molto, fra noi, quando si compone. C’è sempre da mettere d’accordo John, prima di tutto”. Una voce che riesce ad arrivare ovunque, a qualsiasi standard: graffia, sussurra, punge, svolazza, disturba, urla, grida, stupisce. A tratti De Leo la distorce, come si farebbe con una chitarra elettrica, e - nel vero senso della parola - la suona. Fantastico.

Arriva anche Roberto Gatto in versione ‘virtuale’: al momento di “Raptus” viene proiettato su un telone un dvd contenente la registrazione audio/video della base di batteria sulla quale i Quintorigo eseguono il pezzo. E’ qui che salta fuori il segreto dei Quintorigo, verificabile subito dopo e posto in evidenza proprio dall’intermezzo col mostro del jazz nostrano: la ritmica non è la batteria. O almeno: non è solo nella batteria. Questo si sa, ma ‘rendere’ ed esprimere la ritmica senza la batteria, è impresa ardua. Loro ci riescono, con quei tappeti di cello e contrabbasso, che materializzano una batteria spirituale durante ogni pezzo proposto. Batti il piede anche se non c’è chi dovrebbe fartelo battere. Spazio, dunque - senza troppe chiacchiere - al massimo possibile del repertorio, con tanto di due bis.

La musica del quintetto è imperdibile, proprio perché spazia e coinvolge: da Tom Waits a Jimi Hendrix, passando per “Grigio” e “Bentivoglio Angelina”, i romagnoli raggiungono due obiettivi fondamentali: suonano con estrema perizia tecnica, innovando, e, last but not least, divertono e si divertono.



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