Com'è andata l'estate della musica italiana?

Ross Gilmore/Redferns via Getty Images - Ross Gilmore/Redferns via Getty Images -
01/09/2014 di

Questo non è un articolo sul meteo, o almeno non è il “solito” articolo sul meteo. Come avrete sicuramente notato, il clima mutevole ha caratterizzato gran parte di questa estate soprattutto al nord Italia, facendo annullare, sospendere e/o modificare concerti e festival musicali.

C’è chi ha cercato di preventivare un piano di riserva, come il Radar Festival che ha spostato le sue attività del sabato al Circolo MAME, seppur a capienza ridotta. Chi in passato era stato già colpito dal meteo si è dimostrato pronto, per quanto possibile: per esempio l'Ypsigrock, memore delle piogge dell’anno scorso, ha coperto il grande palco in piazza; la festa estiva dell’etichetta Tempesta (La Tempesta, l’Emilia, la Luna), che era stata colpita nell’anno di Villa Tempesta a Codroipo, ha visto cancellata solo l’esibizione de Le Luci della Centrale Elettrica grazie a una modulazione tra eventi all'aperto e al coperto e materiale tecnico che ha permesso di sopportare quasi fino alla fine la pioggia che si è abbattuta, restando sempre in sicurezza. Dove invece una soluzione differente non era possibile ci si è dovuti arrendere e cancellare le date.
Se nel nord Italia ha piovuto, a Bergamo in particolare si è abbattuta una vera e propria maledizione.
Alessandro 'Alez' Giovanniello si era impegnato a creare una rassegna estiva, Bergamo AltRa Estate, ma causa maltempo si sono tenute solo due delle tante date, nonostante i vari tentativi di recupero durante i quali ha immancabilmente piovuto. La sua testimonianza è amara: “Fidatevi, amici ed utenti tutti, il problema non è annullare una data sotto il diluvio, è fare promozione alla successiva sapendo dei lampi, tuoni e sette delle marleniane previsioni. O nella migliore dell’ipotesi, bere una birra guardando nere nuvole gravide spostarsi sulla testa di volitivi e speranzosi musicisti indipendenti. A Bergamo il mare è caduto dal cielo. Tutto sulle nostre teste. Compreso lo scarto del pescato giornaliero. Che nemmeno una frittura di paranza. Sto scrivendo quando manca una sera alla chiusura della rassegna. Ma non mi pongo problemi. Danno pioggia.

Abbiamo contattato i responsabili di tre grandi rassegne di musica dal vivo che si sono svolte quest'estate (Filippo Cecconi del Magnolia di Milano, Fabio Paolo Costanza del Carroponte di Sesto San Giovanni, e Mamo Giovenco per la rassegna Villa Ada Incontra Il Mondo, Roma) per capire se la pioggia è stata effettivamente un disastro annunciato per la stagione festivaliera italiana.

GLI IRRIDUCIBILI
Il pubblico italiano è cambiato, almeno in parte. Non siamo ancora ai livelli dei "bagni di fango" dei festival inglesi, ma diciamo che la pioggia non ha spaventato la maggior parte di quanti volevano finalmente godersi dei concerti all'aperto.
Una diminuzione delle presenze c’è stata, ma gli irriducibili non si sono fermati. Al Magnolia, quando si è deciso di continuare nonostante il meteo, la reazione del pubblico è stata raccontata così: “posso fare due esempi molto significativi: Karlbrenner sul palco, pioggia, anche forte, ottomila braccia sotto contente come se dal cielo piovessero caramelle; Skid Row, forte acquazzone appena prima del concerto, pubblico che si ritira al coperto, aspetta che smetta e chiama a gran voce il live che puntualmente inizia”. Ma anche a Roma i concerti sotto la pioggia sono stati memorabili ”Il pubblico è stato comunque grande e ha dimostrato una gran voglia di partecipare, e in quei pochi episodi in cui ha piovuto durante il live ha resistito ballando e cantando sotto la pioggia creando anche situazioni belle e da ricordare”.

LA COMUNICAZIONE
La cosa più difficile, in caso di pioggia e temporali annunciati, è convincere il pubblico a venire lo stesso, o quantomeno riuscire a dargli un metro di giudizio sincero per decidere se rimanere a casa a guardare serie tv o infilarsi un k-way e andare a sentire un bel concerto. Il Carroponte ha puntato sulla pluralità dei canali cercando di inseguire il mutare degli eventi: ”le previsioni del meteo, troppo spesso inaffidabili, non ci hanno di certo aiutato nel pianificare al meglio alcune comunicazioni”. Anche il Magnolia ha utilizzato più mezzi di comunicazione ma, avendo anche un palco al coperto, ha attuato una strategia differente puntando sul minimizzare le variabilità: “Abbiamo deciso con anticipo dove si sarebbe tenuto il concerto, ovvero diamo il tempo a chi sta pensando di venire da noi di valutare da solo, indicando innanzitutto se il concerto è confermato o meno, se si terrà al chiuso o all'aperto. L'importante è essere chiari, così uno sa se deve munirsi di eventuale ombrello e mantella o semplicemente assisterà al concerto con la testa al coperto”. Forse aiutati dalla soluzione meteo più clemente (“Praticamente ha sempre piovuto in orari di soundcheck o in media fino alle 20. Quindi i concerti si sono sempre svolti regolarmente”) Villa Ada ha puntato invece sulla creatività: “Facevamo video ogni giorno che postavamo sui nostri social con protagonisti gli artisti stessi. Più che altro per far vedere che il tempo si era aggiustato e che il concerto si sarebbe regolarmente svolto”.




IL PIANO B
Ma in caso il temporale fosse stato certo e violento, qual era il piano b? Lo abbiamo chiesto ai responsabili: al Carroponte si è cercata la via del recupero date e dell’accorpamento di più eventi: “Alcuni concerti siamo riusciti a recuperarli, con gli artisti internazionali è stato pressoché impossibile per ovvie ragioni di routing.” A Villa Ada, invece: “Abbiamo avuto qualche problema tecnico sull'impianto ma che risolvevamo comunque il giorno dopo o con qualche integrazione /sostituzione controllata del caso”. Invece al Magnolia, grazie anche alla possibilità di avere una parte al coperto anche d’estate e al materiale tecnico presente, l’impatto è stato minimo.

E I BOOKING CHE NE PENSANO? 
Alessandro Ceccarelli di BPMCONCERTI crede che l'estate non sia passata tutta rose e fiori: “Credo che in Italia non ci sia la cultura dell’affrontare il maltempo. Ovviamente non siamo in nord Europa, ma l’organizzazione spesso è lacunosa, non ci sono quasi mai palchi coperti adeguatamente. Se una volta tutti erano carichi nel fare e nell'organizzare le cose quasi ad ogni costo e anche contro il maltempo in arrivo, oggi con a portata di mano almeno 5/6 modelli di previsioni del tempo si tendono a fare catastrofismi e ad annullare le serate anche con una settimana di anticipo seguendo le indicazioni di previsioni poco attendibili e veritiere, pur di non rischiare. Questo lo trovo davvero assurdo."

TIRIAMO LE SOMME
A Roma la programmazione è stata colpita più nel numero dei presenti che nella programmazione vera e propria (nei giorni con meteo avverso è stato registrato un calo di circa 300-500 persone), a Milano, il Magnolia ha annullato una sola data, puntando sulla continuità della programmazione, utilizzando anche un palco al coperto seppur con una capienza decisamente ridotta. Diversa la situazione al Carroponte dove “sono stati cancellati una decina di concerti, di cui alcuni molto importanti. Direi che è l'estate peggiore che ci ha accolti da quando esiste Carroponte, purtroppo. Ogni anno mettiamo in conto un tot di annullamenti: è normale che piova qualche giorno anche d'estate. Di certo non pensavamo che potesse piovere 3/4 giorni alla settimana. I numeri di questa stagione, nonostante la pioggia, ci fanno essere abbastanza ottimisti. Speriamo che arrivi l'estate: scriverlo ora credo sia piuttosto emblematico.” 
Di sicuro il meteo estremamente avverso non è passato inosservato: sia i promoter che le agenzie ripartiranno per la stagione invernale abbastanza affaticati. Speriamo invece che la voglia di ascoltare i concerti non finisca mai, anche con i temporali.

 

Tag: storie

Commenti (1)

  • Marco Gioanola 01/09/2014 ore 18:16 @ilgioa

    L'articolo avrebbe potuto spendere anche due parole sulla situazione rimborsi, ma è chiaro che l'argomento questa volta erano i poveri organizzatori. Si parlerà del povero pubblico la prossima volta. Vi dò alcuni spunti: i circuiti di prevendita che in caso di annullamento si intascano comunque le commissioni e i balzelli vari che attaccano al biglietti; le location ridicole dove si svolgono i concerti in Italia (es. l'Ippodromo a Milano: nuvole di polvere se è limpido, bagno di fango se piove); gli organizzatori che col concerto interrotto dopo 45 minuti non rimborsano manco una lira (es. la Bertè al Carroponte, sotto un nubifragio violentissimo e pericoloso); i coglioni come il sottoscritto che continuano a a frequentare le suddette "venues" pur di sentire un po' di musica dal vivo; quelli per cui spendere 30-40 euro per andare a un concerto a infradiciarsi come il bestiame in transumanza non solo è normale ma anche bello.

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