Bandabardo' - Estragon - Bologna Live report, 07/04/2000

08/04/2000 di



È ormai da 4 anni che la formazione toscana gira lo Stivale portando davanti ai pubblici più svariati uno spettacolo coloratissimo, dove i suoni proposti sembrano affreschi di altri tempi grazie alle caratteristiche melodie acustiche intrecciate con le storie di strada e vita vissuta. Ma l’essenza della Bandabardò non si riduce solo all’aspetto strumentale, siccome comprende tutta una serie di elementi che prendono vita solo ed esclusivamente al momento del live.

Così, sentirli suonare in un locale che registra il ‘sold out’ diventa ancora più gustoso, perché i corpi si toccano l’uno con l’altro durante le danze sfrenate come nei momenti di ‘calma apparente’. La band approda in sala quando manca un quarto d’ora allo scoccare delle 23 e inizia con Vento in faccia #2, invitando tutti i presenti ad ‘alzare le braccia’, gesto che nessuno si rifiuta di eseguire. Comincia perciò il viaggio che per 90’ ci farà muovere i culi e cantare a squarciagola, visto che le canzoni si prestano non poco: Stai calmo Rocco, Disegnata e Povera Consuelo sono vere e proprie scariche di adrenalina, tanto che la chitarra di Finaz non manca già di sorprenderci con i suoi ricami elettro-acustici. Affianco al chitarrista il prode Erriquez guida la banda e il pubblico nel migliore dei modi, dosando adeguatamente le energie per i vari momenti dello show; ad esempio chiede e ottiene (un po’ di) silenzio quando tocca a Cosa voleva dire e alla splendida Ubriaco canta amore, quest’ultima interpretata splendidamente. Rischieremmo, però, di lanciarci in lodi sperticate se dovessimo commentare gli effetti che hanno sugli astanti altri pezzi come Ho la testa, 20 bottiglie di vino, L’inquilina del 4° piano e W Fernandez, cavalli di battaglia che suscitano, inevitabilmente, reazioni incontrollate da parte dei paganti.

Più passano i minuti e più diventa inevitabile non farsi coinvolgere da un gruppo che suona con una carica pari a pochissimi altri colleghi, mentre il sudore sgorga dalle loro fronti e le note di felicità rapiscono ogni singolo spettatore. Azzeccatissima, poi, la scenetta in cui i nostri prendono di mira i Backstreet Boys, dei quali imitano egregiamente uno dei tanti balletti pensati per i lobotomizzati da Mtv: con freak del genere sul palco non può perciò che esserci un’aria di festa continua, specie quando nel finale si intonano pezzi trascinanti quali Hamelin song e Beppeanna, altri due capisaldi del repertorio.

La Banda si supera poi nei bis, proponendo Lo sciopero del sole (dedicata alla barca da 1.000 miliardi di colui che allora, come adesso, fa l’animatore sulle navi), la perla Uomini celesti, Il muro del canto e la take #1 di Vento in faccia, degna chiusura di un concerto che ha infuocato gli animi dei presenti e ha fatto divertire tantissimo. Non mi resta che concludere dicendo che al momento il live offerto dalla Bandabardò è di certo quello che vi consiglio più di ogni altro, soprattutto se non siete di buonumore e avete bisogno di divertirvi per maledire ‘una giornata uggiosa’.



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