Cheap Wine - Estragon - Bologna Live report, 26/10/2000

27/10/2000 di



Era da tempo che aspettavo di rivedere il quartetto pesarese di nuovo su un palco, soprattutto dopo l’uscita dell’ultimo “Ruby shade”, altro grande disco che prosegue il discorso musicale - ma anche di sogni e visioni - iniziato con “Pictures” e “A better place”, quest’ultimo, forse, lo zenith della band.

Non ci sarebbe del resto molto da aggiungere dopo aver visto un concerto di tale intensità, in cui Marco, Michele, Francesco e Alessandro dimostrano di essere una Band vera che oggi potrebbe insegnare il rock ‘n’ roll a coloro che, al di là dell’Atlantico, ce l’hanno nel dna. E non è una bestemmia, perché il sound dei quattro é tanto fresco quanto vitale e, soprattutto, in pochi possono vantare lo stile, o meglio, la classe di Michele, IL chitarrista che rende superlativa una formazione che, seguendo solo ed esclusivamente il proprio istinto, sta costruendo qualcosa di ‘esemplare’ nel panorama underground italiano.

Ok, la critica non gli dà lo spazio che si meritano, accecata da ‘next big thing(s)’ che si afflosciano al primo alito di vento. Qui no, invece: qui ci sono cuore, emozioni, sudore e, soprattutto, canzoni, quelle che sono costruite su un riff o semplici giri di chitarra, ma che alla fine ti fanno prendere il volo. Come rimanere impassibili quando attacca “Walkin’ away” o “Break it down”? Ma potrebbe essere “Bad guy” come anche “Dead city”, pezzi che rivelano, indiscutibilmente, uno spessore artistico da musicisti che non diresti mai solo al 2° album. Ma sono anche tasselli di un background che non nasconde ascolti e esperienze che tendono a luoghi e situazioni dalle fattezze tutt’altro che europee.

Il bello dei Cheap Wine è che interpretano l’America (con tutti i significati che questa parola possa oggi avere) meglio di qualsiasi altro americano: non potrebbero esistere altrimenti cavalcate come “Crazy hurricane”, “Among the stones”, “Broken dream” o “Mary”. E, naturalmente, nel live tutto ciò viene fuori, è palese, al punto da pensare che se provassero a fare altrimenti gli verrebbe male, non sarebbero più i Cheap Wine che abbiamo imparato ad apprezzare e ad amare.

Tutto il resto è nella loro musica e nelle loro facce: rock ‘n’ roll nella sostanza e punk nello spirito!



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