Live Report: Massimo Volume all'Estragon - Bologna Live report, 07/11/2008

10/11/2008 di

Tornano a suonare nella loro Bologna. La Bologna raccontata da Emidio Clementi nel suo "La Notte del Pratello" - via i cui locali, proprio dal 7 novembre, sono costretti al coprifuoco delle 22 - dei punkabbestia e di tutti i personaggi delle canzoni dei Massimo Volume. Tira un brutta aria oggi, ma i bolognesi hanno fede. Un racconto di Sara Scheggia.



"Atto definitivo" è sicuramente un bel titolo, nel 2002 sembrava calzare alla perfezione: i Massimo Volume si sciolgono, e noi poveri giovanissimi che dal vivo non li abbiamo mai visti, abbiamo perso definitivamente la nostra occasione. E invece no, l'atto non è definitivo, nemmeno nell'apparente unicità della reunion estiva. Stasera sono a Bologna. Dove sono nati e hanno suonato l'ultima volta prima di sciogliersi, se non vado errata, sei anni fa.

E' nella pioggia oggi il vostro grido. Ha piovuto tanto questa settimana, e stasera il grido di Emanuel Carnevali, di Rimbaud, di Mimì che sul palco ha una camicia rossa, si sente. Stasera più che mai. Vorrei gridare anche io, non lo so se loro hanno già saputo, ma oggi c'è qualcuno che gioca a fare il primo dio e ha ordinato a mezza via del Pratello di chiudere alle 22. E allora, Bologna muore davvero?

Bologna, la notte dell'11ottobre: c'era una finestra affacciata su troppa notte. Adesso la notte è poca, le vogliono mettere il bavaglio, definitivo. Ma se guardo questo palco, e guardo chi ci sta sopra, allora non ci credo, perché io non ho speranza, ho fede, e so che usciremo da questo fiume di merda puliti e profumati. Sopra quel palco c'è Emidio Clementi, a sinistra c'è Egle Sommacal. Dietro, Vittoria Burattini, a destra Stefano Pilia, che nei Massimo Volume c'è da quest'anno e che se nelle date precedenti molti si sono chiesti chi fosse, qui è di casa. A Bologna non è morto un bel niente. Egle è rimasto nella stessa posizione, ha aperto il concerto insieme ai Blake/e/e/e, che hanno scaldato l'atmosfera di un Estragon emozionato, attento e che dopo questi primi 40 minuti ha spalancato la bocca esclamando: che figata. Egle è sempre lì, con le sue chitarre, ed è quasi una sicurezza sentire e guardare quello che fa mentre la voce lancia schiaffi in piena faccia che di colpo ti svegliano: no, non siamo più negli anni 90. Ma le ansie, le paure, le strette di mano e i sogni ci sono tutti. Quelli di Leo, per esempio, che con "Fuoco Fatuo" fa venire la gola secca anche a chi sarà venuto in mente il bar di Lele, quello che Mimì racconta nel suo libro "La Notte del Pratello", in cui c'era proprio lui, Leo. Ok, gli schiaffi continuano, ma quel bar era un posto in cui non serviva darsi appuntamento, proprio come quello di Lettere in via Zamboni. Ero troppo piccola, ma quelle scene le ho vissute nei racconti di mia sorella: quando non c'erano i cellulari, e ci si trovava lì, senza dover avvisare nessuno. Quando di pomeriggio capitava anche di improvvisare una partita di calcetto in piazza Verdi, studenti contro punkabbestia, fuori sede contro senegalesi. Quando si chiamavano i numeri (fissi) e si trovavano occupati, quando la sera tua madre ti chiamava a casa per sapere come stai, cosa mangi, quando torni (e magari hai già deciso di non tornare più).

E' venuto il momento di andare, e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato - chiameremo nuovi numeri e avremo altri nomi. Già, avremo altri nomi: ne abbiamo a decine, sulle nostre pagine virtuali on line. Nel frattempo abbiamo tanti nuovi numeri da chiamare e cambiare. Nel frattempo abbiamo lo stesso presidente da praticamente 15 anni, che a quello che sembra davvero un vento nuovo si azzarda a dire che è bello e abbronzato. A cui non frega nulla se da un mese ci sono studenti incazzati che bloccano la città e che anche stasera erano a Porta San Vitale a far deviare il traffico e a gridare il loro disagio. Nel frattempo c'è un sindaco che mette anche il divieto di stazionamento davanti ai bar e che tra pochi mesi se ne andrà, lasciando probabilmente il posto a chi sindaco sotto le Due Torri c'è già stato.

Il nuovo c'è, avanza con prepotenza, musicalmente qui c'è ancora gente che ha tanto da dire, stasera ne abbiamo avuta l'ennesima conferma. Ma c'è anche il vecchio, ci sono anni ormai passati che, però, hanno ancora qualcosa da comunicare.

Stasera sono convinta che Alessandro scriverà un'altra pagina del suo diario. Stasera in giro per l'Estragon c'era un altro Alessandro (Bergonzoni), dai camerini ogni tanto uscivano passeggini e bimbi piccoli. Il pubblico esulta, applaude, si emoziona ad ogni attacco perché lo riconosce. Loro sono semplici e perfetti, intensi nel condensare in una parola o in trenta secondi di suoni, quindici anni di spazio.

Sono due giorni che a Bologna non si parla d'altro. Ora la sensazione di avere vento a favore è lontana, ma gli ormeggi, prima o poi, si molleranno.



Commenti (2)

Carica commenti più vecchi

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    La fiction RAI sulla vita di De Andrè è stata vista da oltre 6 milioni di spettatori