Le faremo sapere: Record Kicks Rubrica

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22/11/2016 di Giorgia Mortara di Sounday

"Le faremo sapere" è la nuova rubrica a cura di Sounday in cui le migliori etichette italiane ci spiegano come fanno a scegliere i propri artisti, ovvero l'A&R, il magico incontro tra un talento e un cacciatore.
A&R è una sigla che sta per Artisti e Repertorio, una divisione di una casa discografica che si occupa di scovare nuovi talenti e di monitorare l’andamento del catalogo. Senza dubbio è un reparto di cruciale importanza per il mondo musicale, ma da tempo ha subito un forte scossone: il talent scout nasce nei piccoli live club, nelle sale prova, nelle cantine e sulla strada. E oggi?

In queste interviste analizzeremo la trasformazione di questa attività e l’impatto che internet ha avuto su di essa. Il primo appuntamento è con Nicolò Pozzoli di Record Kicks, un'etichetta di base a Milano specializzata in groove, funk, soul, library, afrobeat e rocksteady che ha nel suo roster, tra gli altri, Calibro 35, The Tibbs, The Bluebeaters, Dojo Cuts, The Liberators, Diplomats of Solid Sound, Early Clover, Third Coast Kings e tanti, tantissimi altri. È attiva sin dal 2003.




Ciao Nicolò, in base a cosa in Record Kicks decidete quali dischi pubblicare?
È per prima cosa una scelta di cuore. Se si tratta di un disco finito mi devo letteralmente innamorare del disco. Stessa cosa vale anche per un progetto artistico. Passata questa prima fase di sbornia cerco di capire se le esigenze dell’artista possono andare bene con le nostre, ci sono dei tempi tecnici che non si possono saltare e molte volte gli artisti non sono consapevoli di questo. Come metodo preferiamo lavorare su poche uscite ma lavorarle al meglio delle nostre forze. È capitato ad esempio di aver dovuto rifiutare dei progetti solo perché il release plan era già affollato e non avremmo potuto lavorarli al meglio. In generale la Record Kicks è una piccola realtà, il numero di uscite su cui si concentra deve essere limitato. A volte è molto stressante perché questa cosa implica per forza una stretta selezione dei progetti.

Come fai scouting di nuovi talenti?
Navigo e ascolto, poi riceviamo tantissimi demo da letteralmente tutto il mondo e ascolto sempre tutto quello che è in linea con le robe che facciamo. La Record Kicks è un’etichetta molto specializzata, propone un sound abbastanza preciso e questo è un vantaggio da questo punto di vista. Ci occupiamo di musica black o groove ad ampio raggio, soul, funk, library, jazz, afrobeat, rock steady, per lo più di gruppi contemporanei e per la maggior parte internazionali. Il campo si allarga invece notevolmente con le Edizioni Musicali. Siamo anche Editori musicali quindi firmiamo anche autori e opere di generi diversi rispetto a quelle che escono su Record Kicks. Si allarga il campo ma anche qui la componente principale nel decidere chi firmare per me resta quella sentimentale.



Come è cambiato l’A&R nell’epoca del digitale?
È cambiato tantissimo, soprattutto si è formato un solco tra il modo di svolgere questo ruolo nelle Major e quello nelle etichette indipendenti. L’A&r nelle Major è diventato sempre più un’analista di dati e tendenze. Per la stragrande maggioranza dei casi la musica passa in secondo piano, prima si analizzano le community, i trend e la capacità di comunicare degli artisti. La sensazione che si ha da fuori è che la musica è un prodotto secondario che deve portare fatturato nell’immediato. Si privilegiano i canali sicuri che sono quelli dei talent show e si rischia pochissimo. La strategia è quella di puntare al massimo risultato con il minimo sforzo. Si guarda per lo più al brevissimo periodo, la musica usa e getta costa sicuramente meno rispetto allo sviluppo e alla gestione di un artista nel lungo periodo. L’A&r nelle etichette indipendenti invece dovrebbe essere guidato dal cuore. Dico dovrebbe perché ormai il confine tra major e indie dal punto di vista strettamente artistico non è più così netto e riflette un po’ la confusione e secondo me, l’appiattimento culturale che la musica ha subito negli ultimi anni. La mia filosofia è quella che un’etichetta indipendente nel suo piccolo e a suo modo deve fare cultura e deve portare valore aggiunto. Ad esempio per un’etichetta come la Record Kicks sarebbe stato molto più facile concentrarsi solo sulla ristampa di catalogo funk, soul, library più o meno raro. Anche grazie alla moda del vinile è un’operazione a rischio zero. Invece concentriamo il nostro lavoro sul lancio di gruppi nuovi e cerchiamo di instaurare rapporti il più possibile a lungo termine con gli artisti che abbiamo per farli crescere. Bisogna per prima cosa credere nei progetti artistici, sposarli e supportarli molte volte contro tutto e tutti. Bisogna in buona sostanza rischiare.

Utilizzi piattaforme di music streaming?
Uso tantissimo Bandcamp ma anche Spotify e Youtube.



(I Bluebeaters)

Conta più la musica o il numero di like social?
Tra la musica ed il numero di like su Facebook per me conta solo la musica. Abbiamo fatto uscire album di artisti esordienti che secondo noi meritavano di uscire che avevano non più di poche centinaia di follower sulla pagina Facebook. Con questo non voglio dire che le community non siano fondamentali e che vadano usate alle perfezione. Molte volte sono l’unico canale a disposizione per gli artisti e le etichette indipendenti per comunicare, dico però che la musica deve arrivare prima di tutto il resto.

Quanto è responsabile l’etichetta del successo degli artisti che cura e quanto l’artista è responsabile della buona riuscita del proprio progetto? Ad esempio, chi c’è dietro all’ideazione delle vostre riconoscibilissime copertine?
Non c’è un dato che possa riassumere questo, il concetto è che non basta la musica o il messaggio, per farla arrivare al pubblico ci vuole una strategia e persone capaci che ci lavorano. Per quanto riguarda la musica indipendente non esiste poi una formula vincente, il successo è quasi sempre frutto di un duro lavoro dietro. Il discorso secondo me però è più generale, ed è quello che una etichetta discografica per sopravvivere nel 2016 deve avere una identità e un messaggio molto forte. Esistono infatti sul web decine di applicazioni e servizi che permettono agli artisti di pubblicare i propri lavori da soli. Se si sceglie di collaborare con una etichetta indipendente è perché si condivide il modo in cui lavora e si vuole far parte di una famiglia e gli eventuali meriti vanno poi condivisi. L’identità forte si costruisce con una linea editoriale precisa e la grafica in questo gioca un ruolo fondamentale. Nel nostro caso un buon 70% delle copertine e delle grafiche sono state realizzate da Fabio Conti che ha uno stile mod-retro-pop che si sposa molto bene con gran parte delle nostre uscite. Altri grafici utilizzati sono l’inglese Jaffa che cura anche le grafiche della Daptone Records, mentre ultimamente per i lavori spaziali dei Calibro 35 ci siamo affidati a Luca Solo Macello.



La vostra musica è molto legata al formato vinile e le vostre pubblicazioni escono su disco e i singoli in 45°. Questa scelta è di per sé promozione?
Usiamo tutti i formati CD, digitale e vinile. Il vinile è il formato che utilizziamo dal 2003 anno in cui è nata la Record Kicks e per tutta una serie di ragioni che vanno dagli stili che trattiamo al valore affettivo, è un formato per noi imprescindibile e non se ne può fare a meno. Ricordo che nel 2003 riuscivamo ad avere i dischi stampati indietro in 5 giorni lavorativi mentre ora grazie all’affollamento causato per gran parte dalle Major che grazie alla moda stampano tutto in vinile il tutto, la vita si è nettamente complicata. Ed in questo il Record Store Day non è stato di aiuto alle etichette indipendenti. Nel corso degli anni abbiamo stampato oltre 60 singoli su 45 giri in rigorosissima su copertina bianca in pieno stile northern soul, questa idea di usare molto i 45 giri deriva dalla mia passione per questo formato che è nettamente il mio preferito tra tutti quelli in vinile.

Ci racconti la strategia di lancio del bellissimo CLBR35 Live from S.P.A.C.E.?
E’ nato tutto da un’idea di Tommaso Colliva. La sfida che sembrava impossibile, è stata quella di vedere se con un disco dal vivo (il loro primo) riuscivamo ad entrare nella classifica ufficiale della FIMI. Abbiamo cercato di spingere i pre-ordini del disco anche grazie a dei formati speciali come le Pizze Spaziali che contenevano sia il nuovo album Live from Space che il disco SPACE precedentemente uscito. Devo dire che il risultato è stato sorprendente per tutti, infatti il disco oltre ad essere entrato nella classifica ufficiale dei vinili al n.2 è entrato anche in quella generale. Secondo me va letto come un grande messaggio positivo, se un disco strumentale e per di più dal vivo entra in classifica c’è ancora speranza per chi pensa che la musica sia una cosa seria.

Che consigli vuoi dare a un artista che dà il via a un nuovo progetto?
Consiglio di avere le idee molto chiare sin dall’inizio su cosa si vuole fare e di cercare di farsi influenzare il meno possibile da quello che gira intorno, non esistono scorciatoie.

Tag: sounday rubrica

Commenti (1)

  • Bruno Bolla 24/11/2016 ore 15:19 @b_bolla63

    Super Nick respect! Idee chiare..

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