Siamo stati all'Eurosonic, la più grande fiera musicale in Europa (e vi raccontiamo com'è)

Il concerto di Charlotte OC all'Eurosonic - Charlotte OC all'EurosonicIl concerto di Charlotte OC all'Eurosonic - Charlotte OC all'Eurosonic
18/01/2016 di

Spiegare cos'è l'Eurosonic Noorderslag sulla carta è molto facile: è uno showcase festival (ovvero, ogni live non dura più di mezz'ora) che si tiene ogni gennaio a Groningen, nel nord dell'Olanda, da ormai trent'anni a questa parte.
I motivi che lo rendono speciale e unico rispetto a tutti gli altri, però, sono parecchi. Innanzitutto, il fatto che è frequentato soprattutto da addetti ai lavori: gli utenti medi di Eurosonic sono giornalisti, discografici, persone che si occupano di booking, radiofonici, manager, promoter e chi più ne ha, più ne metta. Secondariamente il fatto che è dedicato soprattutto ad artisti emergenti, o meglio, alle cosiddette next big thing che gli addetti ai lavori di cui sopra vanno lì a scoprire, per poi farveli conoscere nei 12 mesi successivi. Last but not least, è dedicato agli artisti europei, e infatti l'UE gioca un ruolo di primo piano nell'organizzazione e nello sviluppo dell'intera faccenda.

(I Be Forest durante il loro concerto all'Eurosonic)

Ma andiamo con ordine. Groningen è una delle principali città universitarie olandesi: su 80.000 abitanti, ci raccontano, circa 40.000 sono studenti. Il che garantisce una vita notturna molto vivace e soprattutto una grande attenzione alla musica, con una concentrazione di negozi di dischi, club e palchi che fa impressione a noi ingenui sud-europei. Come dicevamo, la maggioranza dei partecipanti ad Eurosonic lavora nel settore: comprando un biglietto si ha diritto ad assistere a quattro giorni di showcase, conferenze ed eventi distribuiti nei numerosissimi locali della città. A partire dalle 20.00 di ogni sera fino a tarda notte, circa 4000 seri professionisti di tutto il mondo rimbalzano da un posto all'altro, di birra in birra, cercando di incastrare nella propria tabella di marcia il maggior numero di concerti possibile. Personalmente il mio record è di sette in una sera sola, ma c'è chi ne ha totalizzati il doppio, tanto per dire: fortunatamente c'è l'utilissima app “Where I was last night?”, che vi permette di fare check-in in ogni locale che visitate in modo da poter poi scaricare comodamente la lista dei live che avete visto quando l'hangover vi sarà passato. Le giornate non sono meno piene, perché c'è un fitto programma di conferenze, speech e panel a De Osterpoort, un enorme centro congressi che funge da quartier generale del festival, frequentatissimo da tutti coloro che vogliono approfittarne per prendere contatti con i colleghi, aggiornarsi, imparare qualcosa di nuovo. Aggiungeteci una ventina di radio, perlopiù pubbliche, che trasmettono dal vivo i loro programmi più innovativi da varie location della città: io, per esempio, ero lì per lavorare alla prima puntata di RadioBattle, ideato per Rai Radio2 e in onda un po' ovunque in Europa. È una sorta di incrocio tra la Champions League e Giochi Senza Frontiere che vede emittenti di Paesi diversi combattersi a colpi di dischi, con il pubblico a casa che vota via Twitter (in caso vi interessasse il primo match era Italia, con Carlo Pastore di Radio2, vs Irlanda, con Dan Hegarty di Rtè2XM, e abbiamo vinto). 

Come dicevamo lo spirito di appartenenza al vecchio continente è il vero protagonista di Eurosonic, tant'è che la Commissione Europea dà un grande supporto morale e materiale agli organizzatori. Ogni anno si sceglie uno stato o una zona su cui si concentrerà particolarmente l'attenzione: quest'anno erano i paesi dell'Est come Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Bulgaria e Ungheria, mentre l'anno scorso era l'Islanda, con tanto di ministro della cultura in trasferta a Groningen per ospitare un party in onore delle band islandesi e dei giornalisti che avevano voglia di supportarli – d'altronde, da quelle parti la musica è la seconda voce del PIL per introiti.
Curiosità: molti paesi europei (ovviamente non l'Italia) hanno un cosiddetto export music office, ovvero un ufficio supportato dal governo il cui unico scopo è diffondere e far conoscere la musica nazionale all'estero. A Groningen questi uffici sono più attivi che mai, organizzano feste e distribuiscono gadget, dischi e informazioni. Di solito sono molto persuasivi: certo, l'idea che l'industria musicale della Lettonia sia molto più sviluppata della nostra non è molto incoraggiante, ma è senz'altro utile e interessante imparare dal loro esempio.

La cerimonia di apertura di Eurosonic è costituita dalla consegna degli EBBA, gli European Borders Breakers Awards, premi che vengono assegnati a tutti quei giovani artisti che sono riusciti a varcare le frontiere del loro paese natale e farsi notare anche all'estero. Tra i vincitori degli anni scorsi spiccano Adele, Stromae, Mø, Todd Terje, Selah Sue, Icona Pop, Anna Calvi, Caro Emerald, Mumford & Sons, Lykke Li, Fratellis, Damien Rice e molti altri che abbiamo imparato a conoscere ed amare negli anni; gli unici italiani ad essere riusciti ad ottenerne uno finora sono stati Tiziano Ferro (2004) e Giusy Ferreri (2010). La cerimonia di premiazione è trasmessa un po' in tutta Europa tramite l'European Broadcasting Union o EBU, per gli amici Eurovisione, ed è presentata da una colonna portante del palinsesto musicale della BBC, Jools Holland. Quest'anno si è aperta con un emozionante omaggio a David Bowie, che con la sua musica è riuscito ad abbattere metaforicamente il muro di Berlino, da parte del vice-presidente del parlamento europeo Frans Timmermans. Dopo aver assistito alla premiazione di Aurora, Alvaro Soler, Soak, Robin Shulz, Seinabo Sey, Carnival Youth e altri, ci disperdiamo tra la folla alla ricerca dei primi concerti del festival.

Ma come vengono selezionati gli oltre 300 artisti che si esibiranno durante i quattro giorni di Eurosonic? I criteri sono svariati: devono essere chiacchierati in patria e/o all'estero, oppure suggeriti dai media partner dell'evento – in particolare dalle radio del circuito EBU – ma in generale l'importante è fare roba interessante, che possa avere un senso all'interno di un contenitore votato alla musica indipendente ed emergente. In cartellone gli italiani sono parecchi, dai Sacri Cuori (scelti per l'appunto da Rai Radio2) a Populous passando per Ninos du Brasil, Be Forest e Go!Zilla. E assistere alle reazioni entusiaste dei giornalisti esteri di fronte alle nostre band fa riflettere: forse sarebbe il caso di crederci di più, nel valore della nostra arte. Il festival si conclude con Noorderslag, una serata dedicata esclusivamente alla musica olandese.

Se vi abbiamo fatto venire voglia di visitare Eurosonic nel 2017 è doveroso qualche consiglio: prenotate il vostro albergo/ostello/B&B/Airbnb mesi prima, perché la città è piccola e i posti economici per dormire esauriscono in fretta. Copritevi bene, perché si congela e dovrete passare la notte a girare per locali, ma non aprite mai l'ombrello neanche se nevica, perché la stragrande maggioranza dei vichinghi presenti vi guarderebbe con un misto di tenerezza e disprezzo. Segnatevi i concerti che vi interessano e se sono band che avete sentito nominare più di tre volte, arrivate alla venue con largo anticipo, perché è molto probabile che le abbiano sentite nominare anche gli altri e la capienza dei locali è sempre molto limitata. Munitevi di barrette energetiche e individuate kebabbari strategici sul percorso tra un club e l'altro, perché non c'è MAI, MAI, MAI tempo per mangiare. E anche se siete stati in piedi tutta la notte non passate la giornata a dormire: vincete il sonno, buttatevi tra la folla di Der Osterpoort e attaccate bottone con gli sconosciuti, di cui potete leggere nome e professione sul pratico badge che tutti portano al collo. Lo scopo di Eurosonic Noorderslag è soprattutto mettere in contatto tra di loro le persone, perciò fare amicizia (e ricevere suggerimenti utili su cosa/chi andare ad ascoltare) è quasi un dovere morale.

 

Tag: festival mercato discografico

Commenti (1)

  • aerockkio 18/01/2016 ore 20:38 @aerock

    c'era anche wrongonyou quest'anno

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