Mariposa - Ex Mercato - Bologna Live report, 22/05/2003

31/05/2003 di Ilaria Rimondi



I sei musicisti si dispongono su un piccolo palco che straripa di strumenti.

Difficile descrivere cosa sia successo dopo. Quando una band come i Mariposa inizia a suonare è faticoso mantenere l’attenzione visiva, raccogliere particolari, focalizzarsi su ogni singolo elemento per poter dare un resoconto obiettivo e realistico dell’esecuzione. Dal palchetto si alzava musica da ogni parte, salivano melodie, intrecci di strumenti e discorsi, racconti, recite, sfottimenti e liriche. Non SI DEVE fare attenzione quando si ha la fortuna di incorrere in esibizioni come queste, arriva tutto da se. E si riesce agilmente a sdoppiare la vista e vestire i sei ragazzi con giacche degne del miglior “trovarobato” di Capossela, strani cappelli e calze a righe, e farli vivere su un ampio palco di teatro dove il cantore Alessandro Fiori avrebbe tutta la libertà di scuotersi e indietreggiare pensoso dal microfono per poi rigurgitare e animare una sua nuova creatura interiore, o dove Enrico Gabrielli (che sui brani strumentali mi ha regalato momenti di totale straniamento) potrebbe appoggiare in cerchio attorno a sé i suoi sax, clarinetto, flauto traverso, diamonica, xilofono, trombette e fischietti…e gli altri musicisti, comodi tra tastiere e un pianoforte a coda. Ma forse queste “comparse di nostalgica e istrionica poesia”basta averle davanti e ascoltarle suonare, per trovare loro la più grandiosa collocazione o lasciarli lì, sulla scena di un ex mercato ortofrutticolo, tanto la maestria rimane invariata. Citare un genere o più per tentare di dare una riga a qualcosa che ne è abbondantemente al di sopra non sarebbe esaustivo: i Mariposa suonano tutto e ottimamente, stipano elementi come in una valigia che non si chiuderebbe nemmeno sedendosi sopra e si portano in viaggio immagini, atmosfere, presenze (l’indimenticabile “conchiglia Bettina!), parole e parolacce, melodie e rumori, delicatezza e risate, visioni e quotidiano, canti di paese, nenie e improvvisazioni, lucidità e follia. Hanno intitolato l’esibizione “Concerto di Musica Componibile” come credo siano componibili le sensazioni che ognuno preferirà usare e raccogliere dalla vasta gamma proposta per crearsi l’impressione finale, che sarà un’emozione di una tonalità capace di variare ad ogni nuovo incontro con l’arte di questa band. Dopo le ultime “Vamps di Rumore” esco dalla saletta e ritrovo lo scenario che avevo avuto tutto il tempo di mettere a fuoco durante il lungo sound check: i soliti colorati graffiti, i tipici coloriti abbigliamenti degli avventori, la luce di lampadine a basso voltaggio…ma ho ancora in mano i due cd pagati materialmente con un sorriso e un grazie e l’occasione di sfasarmi ancora e riconoscere che la musica (come ha affermato Montale riguardo la poesia) è un prodotto “inutile” perché distante da tutto ciò che viene giudicato in base al suo valore economico, si rifiuta di essere merce e vive per altri scopi e in un’altra logica e in questo risiede il suo essere nobile e indispensabile. E’ un pensiero che rilassa e convince e dura il tempo del volo di una farfalla.



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati