Abbiamo visto in anteprima "Fabrizio De Andrè - Principe Libero"

19/01/2018 di

Per approcciarsi alla visione del film "Fabrizio De Andrè - Principe Libero" è bene tenere a mente un dettaglio macroscopico: è un film nato e pensato per avere un taglio televisivo per il principale canale Rai, di conseguenza, e vogliamo dirlo subito, non si aspettino i cultori della discografia del cantautore genovese di trovare grandi disamine o approfondimenti riguardo la scrittura o i dischi di De Andrè. "Principe Libero" è invece un efficace racconto di 40 anni di vita privata di Faberdalla prima adolescenza tra i caruggi al sequestro in Sardegna. 


(Marinelli e Gobbi nelle parti di De Andrè e Villaggio)

Il racconto inizia proprio lì, quando già nei primi anni della scuola gestita dai gesuiti De Andrè ha la possibilità di confrontarsi sulle vite dei poveri, dei reietti,degli ultimi e dell'ultimo tra gli ultimi ("un anarchico"), Gesù. Si sceglie a più riprese nel film di non cedere alla tentazione di raccontare episodi già noti e drammatici della vita di De Andrè (come il tentativo di violenza sessuale da parte di uno dei preti della scuola), in favore di una prospettiva costruttiva dei suoi contatti e delle persone che sono state fondamentali per la sua forma mentis. E così grande spazio trovano tra i frame Paolo Villaggio (interpretato da un incredibile Gianluca Gobbi, una delle interpretazioni migliori del film), Luigi Tenco (Matteo Martari), Fernanda Pivano (Orietta Notari), e le puttane dei caruggi, vere compagne e amiche di Fabrizio, più a suo agio in quei letti condivisi che nei salotti borghesi dove di tanto in tanto gli amici lo invitano ("a parlare di niente") e dove incontrerà anche Puny (Elena Radoninich), la sua prima moglie, madre di Cristiano. 

Spesso nel film si parla di libertà, da quella ribelle ricercata in adolescenza, a quella artistica, rappresentata dai tentativi di censura da parte dei discografici, a quella fisica e mentale, esaudita nell'acquisto della fattoria sarda insieme alla nuova compagna Dori Ghezzi (Valentina Bellè), dove nascerà la seconda figlia Luvi e la coppia proverà, come in un macabro contrappasso, l'esperienza della totale negazione di questa libertà conquistata, col sequestro.


(Marinelli e Bellè / De Andrè e Ghezzi)

Tenenendo ben presente il vettore finale (la televisione), ha senso la concentrazione su alcuni aspetti privati che De Andrè in vita non ha mai mostrato con facilità: il rapporto con le mogli e compagne, con i figli, con il padre, vera croce e delizia della vita di Faber. Da una parte un uomo ligio al dovere, un imprenditore che vorrebbe indirizzare i figli verso delle carriere nobili e rispettabili (infatti il figlio Mauro sarà un avvocato) ma che è anche il primo a comprare una chitarra al De Andrè ragazzo e a dimostrare un'intima e commovente ammirazione per quel figlio brillante e superbo.

Sotto la supervisione di Dori Ghezzi, che non solo ha dato il suo benestare all'operazione ma si è prodigata affinché le necessità narratologiche della tv non sacrificassero il vero e viceversa, "Principe Libero" è una bella finestra sul reale De Andrè, forse più solare e meno controverso di quanto l'ascolto della sua musica possa far pensare. E se alla sua carriera come cantautore si da spazio in pochi punti fermi (le prime esibizioni per gli amici con Villaggio, il primo contratto discografico, il primo concerto avvenuto a carriera inoltrata, oltre 17 anni dopo la pubblicazione del primo disco, l'incontro prolifico con la PFM), la musica di De Andrè, unica colonna sonora del film se si esclude una breve concessione a Mozart, ammanta comunque tutta la pellicola. Da questo punto di vista un plauso va chiaramente a Luca Marinelli, modesto e concentrato, che ha cantato e suonato alcuni brani del film con un risultato più che dignitoso se si considera che il confronto con l'originale non sarebbe cosa semplice per nessuno. 

E chi in questi giorni ha voluto fare polemica sulla presunta assenza dell'inflessione genovese nella recitazione, si ricordi pure, come ha puntualizzato Ghezzi in conferenza stampa, che la famiglia di De Andrè era piemontese, lo stesso De Andrè era affascinato dal gallurese e dal napoletano e il suo accento non era di certo spiccatamente genovese. 
Sono pochi gli attori che avrebbero retto così bene nell'interpretare un artista che è quanto di più profondo, significativo e radicato esista nella mitologia del cantautorato italiano e i rischi in questi casi sono molti, ma Marinelli si conferma come uno degli attori più dotati della sua generazione.

Il film arriverà nelle sale come evento speciale il 23 e 24 gennaio (qui l'elenco delle sale) e su RAI 1 diviso in due parti, il 13 e 14 febbraio. Il consiglio è quello di mettersi comodi e svuotare la mente dai pregiudizi che nascono dentro noi quando si vanno a toccare dei mostri sacri come la figura di Faber.

Tag: cinema

Commenti (1)

  • Sergio Cardone 08/03/2018 ore 18:10 @sergiokardone

    tra le altre, non meno importanti, cose assurde che ci sono nel film è il tentativo di far passare Faber per una specie di ombroso playboy che si barcamena tra moglie, amanti e altre facezie. In qualsiasi biografia di De Andrè l'incontro tra lui e la Ghezzi viene assegnato alla primavera-estate del 1974, quando lui era separato da Puny da quasi due anni. Nel frattempo aveva vissuto una storia con una ragazza di Roma, Roberta, storia in gran parte descritta in "Giugno 73" dell'album Volume VIII. Storia che nel film è omessa, forse per antipatia dell'ex partner musicale (si fa per dire) di Wess.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati