Fast Animals and Slow Kids live al Druso Circus (Bergamo) Live report, 07/11/2014

Giada Arioldi https://www.flickr.com/photos/arioldigiada/ - Fast Animals and Slow Kids live al Druso Circus di BergamoGiada Arioldi https://www.flickr.com/photos/arioldigiada/ - Fast Animals and Slow Kids live al Druso Circus di Bergamo
11/11/2014 di

I Fast Animals and Slow Kids odiano suonare. Almeno stando a quanto cantato in “Odio suonare”, pezzo di punta contenuto nel nuovo album “Alaska”. Eppure, vedendoli in concerto davanti al pubblico entusiasta del Druso Circus di Bergamo, la sensazione che si prova è esattamente opposta. E soprattutto, lo fanno benissimo: non tanto per quanto riguarda l'aspetto puramente tecnico, ma in termini di coinvolgimento, passione, carica trasmessa. Aimone Romizi, frontman della band, non sta fermo un attimo e nonostante ciò non fa trasparire stanchezza e sfinimento, si diverte e fa divertire il pubblico che diventa letteralmente co-protagonista dello spettacolo, tra persone che surfano sulla folla e un pogo continuo, matto e disperatissimo.
E non importa se a tratti sbaglia le parole, dimentica parte dei testi o perde il tempo. Quel che importa è che su quel palco sta dando l’anima e il corpo per quelle persone che da ogni parte d’Italia sono arrivate per sentire quel gruppo e che continueranno a farlo per il resto del tour, così come hanno fatto fino ad oggi nella maggior parte dei casi.

"It's so cold in Alaska" recitano gli ultimi versi di “Stephanie Says” dei Velvet Underground, che accompagnano l’entrata in scena della band e che vengono ripresi (questa volta in italiano) sul finale dell’introduttiva “Overture”. Poi il delirio: “Il mare davanti” è un esplosivo e tiratissimo grido di aiuto e solitudine, rivolto direttamente ed esplicitamente ai circa trecento presenti. E nella solitudine, l’unica cosa che rimane da fare è combattere. “Combattere per l’incertezza” dunque segue a raffica e ci riporta indietro di un anno e mezzo, quando “Hýbris” permise a questi quattro ragazzi di Perugia di fare il salto di qualità e di ottenere sempre più successo per l’intera penisola, varcata in lungo e in largo con decine e decine di date. Da “Alaska” a “Hýbris” e da “Hýbris” a “Alaska” il passo è breve, ma altrettanto breve è il passaggio da quel sentimento diffuso di rassegnazione a quello, appena intuibile, di speranza e rivincita. Ed ecco quindi che la paura, dopo essere stata fatta uscire dalla porta, rientra dalla finestra in “Odio suonare”, anche questa con dedica implicita: Non posso aiutarvi / e non perché non voglia / ma perché non sono adatto / scusate ho paura / io l’ho sempre avuta e di paura non si mangia / tantomeno si protegge chi ami ancora. Intanto il concerto era già esploso, con “Coperta” prima e con “Troia” poi, quest’ultima cantata a memoria come un vero e proprio inno.

Fask - foto di Giada Arioldi

(foto di Giada Arioldi)

La prossima canzone è di un album che si chiama "Cavalli". Inizialmente avevamo intenzione di cassarla completamente, ma poi abbiamo deciso di tenerla. Non è quella tamarra: si chiama “Copernico”.
Aimone lascia la chitarra, prende le bacchette e inizia a picchiare forte sui due tamburi aggiunti. Sarà l’unico brano tratto dal lavoro di esordio della band, che tuttavia mantiene una enorme potenza scenica. Da questo momento in poi, il pathos è alle stelle e si fa mano a mano sempre più alto: è il turno di “Maria Antonietta”, seguita a ruota da “A cosa ci serve”.
Le parole trovano finalmente senso in questo laico sacramento collettivo, la domanda ottiene una risposta chiara e diretta che arriva dritta dalla platea. I “Fast Animals and Slow Kids da Perugia” sanno a cosa serve fare chilometri su chilometri a bordo di un furgone, sbattersi senza sosta su tutti i palchi d’Italia, donare le proprie canzoni a coloro che vogliono recepirle per farle sempre un po’ proprie. E la risposta è tutta in quelle facce, in quelle mani che si agitano e che sono pronte a sostenere e far volare il corpo di Aimone per tutto il locale quando dal palco si lancia in uno stage diving come se fosse la cosa più normale del mondo. Sono loro che continuano a provarci, che continuano a crederci e che spingono i quattro a fare lo stesso, sempre con maggiore carica. “Calce” conclude il trittico di brani dal secondo album prima della parte finale.

I FASK risparmiano il teatrino dell’uscita di scena con conseguente rientro a suon di applausi e chiedono solamente qualche minuto “per i polmoni”. Aimone ripone nuovamente la chitarra al suo posto, ma questa volta non ha bisogno dei tamburi. Con le mani dà il tempo ad Alessio Mingoli (batteria), Alessandro Guercini (chitarra) e Jacopo Gigliotti (basso), che attaccano con “Come reagire al presente”. Che sia voluto o meno, la maggior parte delle canzoni presenti in scaletta sembra essere dedicata direttamente al pubblico, come se il gruppo si sentisse in qualche modo debitore. Allo stesso tempo però sembra chiedere aiuto, sostegno, come a voler abbattere qualsiasi tipo di muro e di distanza tra noi e loro: Ricordatevi di noi fra trent’anni / che avremo bisogno di voi / sarete l’orgoglio di tanti / ma solo un appiglio per noi.
E di fatto la distanza non esiste: il palco, appena accennato, diventa un tutt’uno con il resto della sala, le prime file lo travolgono e contemporaneamente Aimone travolge il pubblico, chiamandolo a partecipare in prima persona al folle spettacolo. Adesso fino a spaccarci la gola. Questa notte perdiamo la voce. Questa notte, amici, urliamo fino a che di noi non rimane più nulla. Ora.
Non ha certo bisogno di ripeterlo due volte. Neanche quando intona “Canzone per un abete, parte II”, prima di annunciare l’ultimo, colossale ed epico pezzo conclusivo: “Gran Final”. Otto minuti di speranza e riscatto ancora una volta rivolti a “gli stolti e i perdenti / per farci forza / in questa guerra”. Il concerto si conclude sul grido finale “Sarai uno di noi”, per ricordare - di nuovo - che la musica non fa altro che unire e portare tutti sullo stesso piano: chi la fa e chi la ascolta, accomunati solo da un profondo amore.

Tag: report

Commenti (2)

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  • Laura Picchetti 11/11/2014 ore 17:25 @laurapicchetti

    sarò gentilissima

  • Laura Picchetti 12/11/2014 ore 11:19 @laurapicchetti

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