La leva calcistica del '18: Fast Animals and Slow Kids - Perugia Rubrica

Grafiche di Cosimo Nesca per Rockit.itGrafiche di Cosimo Nesca per Rockit.it
03/01/2018 di

La leva calcistica del '18 è la nuova serie di interviste di Rockit dedicate a due delle più grandi passioni degli italiani: la musica e il calcio. Che rapporto hanno i musicisti nostrani col pallone? Salire sul palco è come scendere in campo? Qual è il loro grande desiderio calcistico? Iniziamo a scoprirlo con Alessio dei FASK, che ci racconta della sua passione per il Perugia (e del sogno di scriverne l'inno).

La partita con cui mi appassionai alla mia squadra, la Sampdoria, fu proprio contro di voi, una trasferta a Perugia finita 3-3 in cui Flachi segnò 2 gol in rovesciata.
Me la ricordo, ho ancora l’amaro in bocca. L’altro gol lo segnò Doni su punizione se non sbaglio. Sicuramente è stata una partita spettacolare per tutti, tranne che per i tifosi perugini.

Nella vostra musica la componente identificativa è fondamentale: i FASK, dopo i Baci Perugina, sono forse il prodotto più conosciuto della città. Come si declina quest’attitudine nel calcio?
Noi FASK siamo in 4 ma in realtà quelli che seguono il calcio sono solamente due: io, che sono il batterista, e Jacopo il bassista. Non so se centra qualcosa, ma siamo anche la metà più vecchia della band. Gli altri due di calcio non sanno proprio nulla, Alessandro è a livello zero con qualsiasi sport, Aimone invece è più un appassionato delle discipline americane con la tavola, snowboard, skateboard. Io e Jacopo però siamo riusciti a portare la passione del grifo all’interno dei FASK, è partito tutto come una cosa un po’ ironica. Volevamo “replicare” all’interno del gruppo quell’attitudine casinista e caciarona tipica degli ultrà. Come tutti sanno, noi FASK siamo molto legati alla nostra città e il senso di appartenenza ad una squadra è comunque una declinazione dello stesso sentimento. Aimone è andato una volta a vedere il Perugia con dei nostri amici tifosi ed è rimasto letteralmente esterrefatto dal senso di appartenenza che si respira dentro una curva.

Come sei diventato tifoso?
Il Perugia per me è stata una passione nata già da piccolissimo. Da bambino quando uscivo la domenica con i genitori mi portavo sempre a presso una radiolina. Poi sono cresciuto con il grande Perugia che militava in seria A. Sono diventato tifoso perché in Italia è quasi inevitabile, già quando sei alle elementari devi scegliere dove schierarti. La maggior parte dei ragazzini optava per la Juventus perché, in quegli anni, vinceva tutto. Era la Juve di Del Piero, Vialli e Ravanelli, perugino doc. Io cominciai a tifare il Grifo perché, comunque, nella mia città c’era una squadra di seria A e quindi non trovavo nessun motivo per cui dovessi tifarne un’altra. Avevo un nonno romano tifosissimo della Roma che mi prendeva sempre per il culo, tra l’altro, comprarono Nakata proprio da noi, quindi iniziai a tifare quel Perugia fierissimo quasi per dispetto. Da piccolo pensavo che ogni anno potessimo lottare per il campionato, alle elementari non mi rendevo ancora conto di cosa fossero i veri rapporti di forza tra le squadre, le potenze finanziarie. Quando prendemmo Ba dal Milan veramente pensavo avessimo già vinto lo scudetto.

Era il Perugia di Gaucci se non sbaglio. Gatti, Materazzi, Nakata, Miccoli…
Tra l’altro Miccoli lo prendemmo dalla Ternana, nostra acerrima nemica, e arrivò a Perugia con grande scetticismo, era veramente troppo basso. Invece gli bastarono poche partite per farci innamorare. Ma la gestione Gaucci fu incredibile, penso ad uno dei giocatori più rappresentativi della storia del Perugia, Nakata. Gaucci capì che poteva spendere poco e scovare dei grandi campioni, ma di conseguenza ci furono anche molte meteore. Ahn Junk-Hwan della Corea del Sud aveva disputato un ottimo campionato ma, dopo quella fatidica partita arbitrata da Moreno, il presidente con un colpo di testa dei suoi lo cacciò dalla squadra. Per non parlare di Ze Maria che in quegli anni giocava anche nella Nazionale ed era uno dei terzini brasiliani più forti del momento. Di campioni ne sono passati tanti: Grosso, Materazzi, Liverani. Tedesco, che non è mai andato in Nazionale, ma per noi rimane veramente uno dei più grandi idoli. Potrei star qui a farti una lista infinita. In realtà alle meteore sono particolarmente affezionato, soprattutto quelle dell’ultimo anno di serie A, ad esempio Jay Bothroyd, arrivato a parametro zero, segnò pochissimi gol con noi ma contribuì alla vittoria dell’Intertoto, ora forse gioca in Giappone.

A proposito di meteore, Gheddafi?
Madonna, madonna, madonna... quello fu un altro colpo di genio incredibile. Ma Gaucci era fissato con questi colpi ad effetto che a livello calcistico valevano molto poco ma creavano quello che al giorno d’oggi chiameremmo hype. Operazioni di marketing più che sportive. Gheddafi è stato letteralmente parcheggiato a Perugia, viveva nel più lussuoso hotel del centro e quando passavi potevi vedere la sua Lamborghini parcheggiata. In realtà poi, era divertente anche solamente vederlo seduto in panchina, era diventato un po’ la barzelletta della città. Venne anche il Trio Medusa a farci un servizio. Uno spettacolo nello spettacolo.

La tifoseria perugina è sempre stata una tifoseria fortemente schierata, difatti, uno dei calciatori più simbolici della storia della vostra squadra è stato Paolo Sollier. Andate allo stadio e in curva?
Paolo Sollier non ho fatto in tempo a vivermelo in diretta, l’ho conosciuto postumo. Calciatore d’altri tempi, non ne esistono più così. Probabilmente una figura più accostabile a un intellettuale che a uno sportivo. La curva del Perugia è in maggioranza una curva “rossa”. Ma non è ovviamente schierata tutta da quella parte perché è formata da tre gruppi principali del quale uno, la Brigata, aderisce all’estrema destra. Quando vado allo stadio vado in curva ma non sono un ultrà abbonato, detto ciò mi pare che questa fazione si stia espandendo sempre di più. Quando guardo le trasferte del Perugia su Sky in curva si vede una macchia nera sempre più grande. Comunque, la curva del Perugia è una curva maggiormente schierata a sinistra ed è, non solo a mio avviso, una delle più belle d’Italia. A dir la verità un po’ mi dispiace perché negli ultimi anni andare in curva sta diventando una questione sempre più cool. Se vai allo stadio e non vai in curva sei uno sfigato, in gradinata ci vanno solo i vecchi. Ma la curva non occupa nemmeno un quarto dello stadio e se la gente vuole stare tutta nello stesso posto ovviamente nell’impianto emergono dei buchi vuoti. Però sì, lo spirito che si respira a Perugia non si respira in altre città d’Italia. Ci sono state della trasferte seguitissime, tipo lo spareggio per la serie B a Foggia contro l’Acireale. Lo stadio era gremito di 20mila persone solo del Perugia, 20 mila persone per uno spareggio di serie B. Poi la nostra vittoria fu annullata per gli illeciti di Gaucci, il famoso scandalo del cavallo.

Avete mai pensato di scrivere l’inno del Grifo o, quantomeno, di adattare una canzone a coro da stadio?
“Raga ma che bello sarebbe fare l’inno del Grifo” è una delle uscite più frequenti tra noi FASK, anche se sempre per scherzare. Concretamente -magari non l’inno- ma qualche nostra canzone per lo spot di un‘annata sarebbe stato perfetto. Ad esempio, in “Un pasto al giorno”, pronunciamo questa frase “uniti e forti per noi stessi fino alla fine” che era un po’ la stessa frase utilizzata nella campagna abbonamenti di quella stagione. Ma se il Perugia dovesse contattarci per un’iniziativa del genere io, personalmente, sarei felicissimo…

Nel video di “Come reagire al presente” fate presente che allo stadio del Perugia ha suonato anche Bruce Springsteen. Voi ci suonerete mai, magari fra qualche anno?
Quello in realtà non era lo stadio del Perugia attuale, quello stadio si chiamava Santa Giuliana e, ad oggi, è un impianto adibito all’atletica dove si svolge anche Umbria Jazz. Quindi sì, nel video di “Come reagire al presente” ci sono entrambi gli stadi, il Santa Giuliana e il Curi, ma quello dove ha suonato Bruce Springsteen è il primo. Non credo che suoneremo mai negli stadi anche se ci piacerebbe, a volte scherziamo sulla possibilità di una nostra svolta stadium rock ma al giorno d’oggi in Italia la musica con le chitarre non va per la maggiore. Il Curi, a dir la verità, non è mai stato utilizzato molto per i concerti. L’ultimo penso sia stato quello di Vasco, ma parlo di almeno una decina di anni fa. Al Santa Giuliana sì, lì speriamo un giorno di suonarci.

Serse Cosmi vi ha portato in Europa, avete mai seguito qualche trasferta fuori dall’Italia?
Non ho fatto neanche in tempo a seguirla perché in realtà la nostra avventura europea durò molto poco. Certo vincemmo l’Intertoto contro il Wolfsburg e quella sarebbe stata una trasferta pazzesca. Io la vidi in centro su un maxi schermo allestito per l’occasione. L’ultima nostra trasferta europea fu contro un Psv fortissimo, c’erano Robben, Van Bommel e De Jong. Cosmi è senza dubbio uno degli allenatori più importanti della storia del Perugia, ma la piazza in realtà è in parte divisa su di lui. C’è gente che pensa che l’ultimo spareggio per rimanere in Serie A contro la Fiorentina fu una partita con dei lati oscuri. C’è ancora un po’ di maretta, il Perugia quest’anno è partito fortissimo poi c’è stato un periodo in cui è sprofondato ed è stato esonerato l’allenatore. Si parlava di un ritorno del Mister, la maggior parte della piazza era entusiasta, adesso invece ha firmato per l’Ascoli.

Sentite la rivalità con la Ternana e il Pontevecchio?
Io la rivalità col Pontevecchio in realtà non l’ho mai vissuta, probabilmente è qualcosa che ha coinvolto di più i tifosi di vecchio stampo. Come ti dicevo, mi sono appassionato del Perugia della massima serie ma il Pontevecchio ha sempre militato tra promozione ed eccellenza. Cosmi, tra l’altro, è di Ponte San Giovanni, cioè il quartiere del Pontevecchio, ed è per questo soprannominato l’uomo del fiume. Si è formato come calciatore e allenatore nelle giovanili del Pontevecchio ma, probabilmente perché il Pontevecchio non è mai salito di categoria, non è mai stato vissuto come un problema. A Perugia la situazione non è come a Verona che c’è il derby tra la squadra della città e quella di un quartiere. Cosmi ha giocato anche nella Ternana che è la squadra con cui si disputa il vero derby storico. Anche perché l’Umbria ha solo due provincie e verso Terni ci sono sempre stati degli sfottò perché non è capoluogo. Comunque credo sia una rivalità principalmente legata al calcio, almeno per noi FASK, abbiamo suonato spesso a Terni e nessuno ci ha mai picchiato. Ultimamente si sono viste anche delle belle iniziative, tipo i messaggi di solidarietà nel derby da parte della tifoseria del Perugia per gli operai delle acciaierie. I tifosi del Perugia non si sono presentati anche ad un'altra partita perché la Ternana ora si chiama “Ternana Unicusano Calcio” prendendo il nome da un‘università privata, come protesta a questa nuova usanza del calcio moderno in cui le aziende comprano le squadre e le cambiano anche il nome. In questa maniera l’identificazione di cui parlavamo prima andrà scemando. Un po’ come nella pallavolo in cui le squadre cambiano persino città e mantengono solamente il nome dello sponsor.

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