Il live dei Fast Animals And Slow Kids allo Studio2 di Vigonovo (Ve) Live report, 21/12/2013

Tutte le foto sono di Michele Formica - Il live report del concerto allo Studio2 con Fast Animals and Slow Kids e Criminal Jokers raccontato da Carlo TonelatoTutte le foto sono di Michele Formica - Il live report del concerto allo Studio2 con Fast Animals and Slow Kids e Criminal Jokers raccontato da Carlo Tonelato
09/01/2014 di

Due band che non hanno più bisogno di presentazioni infuocano per una notte lo Studio2 di Vigonovo, un posto con la carta da parati che per una sera si trasforma in un incendiario palco punk. Carlo Tonelato racconta.

Parto da casa ancora masticando un toast, i cinquanta chilometri di strada per arrivare allo Studio2 saranno difficoltosi per via della nebbia penso, e invece no, tutto scorre liscio e arrivo per tempo. Stasera mi aspetta un concerto bello carico, nello stanzone con la carta da parati anni '70 si esibiranno Fast Animals and Slow Kids e Criminal Jokers, due band dal nervo scoperto che raramente si negano al sudore.
Si comincia, i Criminal Jokers attaccano con “Lendra” e la voce di Francesco taglia il silenzio, la batteria la suona sempre in piedi ma ora canta in italiano: ”Lendra / non ci vedono più / scappa scappa/ hai la cenere in faccia / brucia brucia / brucia la notte / fuma il cielo / e fra un po' fumo anch'io”, sembra un Billy Corgan spiritato. Sul palco non sono più in tre, i nuovi pezzi madrelingua hanno bisogno di accessori dal vivo, una sorta di prima maturità della band pisana che aggiunge tastiere e violino al punk clashiano. È ora di confermarsi, in barba a Caparezza e alla presunta difficoltà del secondo album. Al secondo pezzo il caldo inizia ad essere fastidioso e sul palco si passa in breve dal maglione al torso nudo, involontaria metafora dato che “Bestie” è un album personale, i testi mostrano ognuno una porzione di chi li ha scritti e la musica non è più puro sfogo ma si concentra sullo svelamento. Il locale è piccolo, la vicinanza del pubblico a chi suona è quella strettamente necessaria al movimento, tutte le più piccole increspature sui volti dei musicisti si vedono ed i Criminal Jokers nella loro performance non nascondono nulla, sono abili e rodati, fanno muovere ed immergere nei pezzi, il cluster finale di “Fango” è un ipnotico stridere di feedback con gli strumenti strusciati agli amplificatori; climax generoso per un gruppo di musicisti veraci che rinascono ad ogni concerto dalle ceneri del precedente.



La serata ha preso vita, mentre smontano gli strumenti superflui dal palco si riprende fiato, il clima è quello delle migliori feste di compleanno dove tutti si divertono e si aspettano sempre nuovi ospiti. Giusto il tempo di far calare la temperatura di qualche grado e ritorno vicino al palco, non più nel mezzo però, ma di lato, il movimento di calca sarà tumultuoso e di finire fradicio ed ammaccato non ho voglia, confessione di un un ex-pogatore incallito.
Non ci può essere gruppo migliore dei Fast Animals and Slow Kids per una festa ben riuscita, salgono sul palco, sorridono ed attaccano a far divertire, rock sanguigno, energico, letteralmente una botta micidiale, a mezzo metro da chi ascolta e con l'aria di chi non vedeva l'ora di essere lì in quel momento. E' uno degli innumerevoli live messi in fila dai FASK, ma l'entusiasmo e la positività che trasmettono, raramente l'ho percepita. Sembrano vecchi amici ritrovati.


Tredici pezzi tiratissimi, nei quali Aimone e soci scatenano tutta la foga di “Hybris”, un album tosto, che il pubblico sa a memoria e canta fino a sgolarsi; sembra non esserci più un confine tra palco e platea, tra artista e pubblico, il dare-avere che tutti i musicisti sognano.
Suonano da “Un pasto al giorno” a “Canzone per un abete parte 2”, ” Troia”, “Combattere per l'incertezza” e “Maria Antonietta” ma anche pezzi più vecchi come “Copernico” e “Lei”, senza sosta, i quattro di Perugia sono degli anti-divi, hanno il pieno controllo del momento che stanno vivendo e quasi inteneriscono quando un po' ruffianamente dicono di aver compreso che della musica possono fare un lavoro. Tutto è perfetto, dalle casse esce il rock più salutare e palese che ci si possa aspettare, la compattezza della band è fuori discussione, il volume c'è e il crowd surfing pure, c'è anche l'ignoranza, quella sana con la cassa in quattro e i bassi grossi, ed è perfetta. “A cosa ci serve” è l'inno di chiusura in cui anch'io perdo la voce e non potrebbe essere altrimenti, a band come i FASK non si nega nulla, si da ogni centilitro di sudore e di non aver pogato alla fine mi son pentito.

Tag: live concerti rock punk

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