Cosa abbiamo imparato sulla musica di oggi guardando The Ferragnez

La serie tv Amazon su Fedez e Chiara Ferragni è un master su come va il mondo oggi, che piaccia (poco) o meno. Ma questo eterno Truman Show della pianura padana offre interessanti riflessioni su quale sia il rapporto tra influencer e artista, sul fatto che si possa anche scegliere di fare la webstar

Sono uno dei tanti che ha visto The Ferragnez, la serie tv reality di Prime sulla famiglia composta da Chiara Ferragni, Federico Lucia in arte Fedez, Leone Lucia Ferragni figlio della coppia e tutto il parentame. Quelli che vengono all'hardcore penseranno mi sia bollito il cervello oppure abbia un sacco di tempo da perdere e nonostante entrambe le affermazioni corrispondano a verità, tale visione ha destato in me interrogativi significativi sul ruolo della musica oggi, nonché sull'ascesa di Fedez nel business musicale. 

La serie parte bene, con la terapia di coppia. Sembra una battuta ma è molto importante che due influencer così potenti come i signori Ferragnez sdoganino salute mentale e psicologia come procedimenti normali nella vita di chiunque, che poi sia più semplice pagarli coi soldi che coi fogli di caramelle quello è un altro discorso, ma la morale è sempre quella: Governo, dai la possibilità anche ai meno abbienti di poter confrontarsi con psicologi e psichiatri.

Finita questa mia arringa accorata, due o tre cose mi hanno fatto pensare un sacco: Fedez che si impegna un casino a prendere lezioni di canto per Sanremo nonostante non sia dotato da madre natura di bella voce atta alla melodia, Fedez e Ferragni che cantano la sigla dello show in modo disdicevole per quelli della old school e che poi suonino benissimo dopo un maquillage di autotune potentissimo e, infine, il sacrosanto discorso di Fedez sul fatto di aver cercato un lavoro alternativo alla musica così da lasciare che quest'ultima continuasse ad essere passione.

Prima cosa: l'impegno di Fedez nonostante non sia portato a cantare, e lo sappia benissimo perché il ragazzo è tutto fuorché stolto. Lui poco avvezzo alla scuola che lascia per inseguire il sogno della musica, che appartiene alla scena rap di Emis Killa e che vede il suo primo disco prodotto da Gué, già nei primi anni '10 ha utilizzato il mezzo YouTube per parlare ai fan. Non sto a fare la biografia che tanto la trovate un po' dove vi pare, ma sapete tutti che da rapper è divenato un fenomeno pop giganteso, ha collaborato con Francesca Michielin, Noemi ed Elisa, è stato per un po' di tempo testimonial musicale dei 5 Stelle, ha fatto coppia con J-Ax per quel Comunisti col Rolex che ha fatto un sacco di danni, che ha prima lanciato e poi litigato con Rovazzi, che ha firmato e cantato nel tormentone Mille con Achille Lauro e Orietta Berti, che oggi lavora con Dargen D'Amico (a Sanremo nel 2022), che è stato uno dei giudici più in forma di X Factor e poi, da quando si è innamorato di Chiara Ferragni, la sua vita è tutta un reality da vedere su Instagram.

 

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La sua influenza a livello sociale è diventata garguantesca al punto che molti hanno pensato: con tutti i milioni di follower che ha, se fondasse un partito vincerebbe le elezioni. Lui ha preso per il culo tutti e ha fondato il marketing dell'uscita del suo ultimo album Disumano proprio sulla supposta scesa in campo, che per qualche giorno ha generato titoloni sui giornali. Ecco che succede quando sei Fedez nel 2021: sei potente perché hai saputo meglio di chiunque altro utilizzare i social media e usi questi potere per vincere in classifica o arrivare secondo a Sanremo, ma anche per un sacco di iniziative benefiche decisamente lodevoli. 

Dunque Fedez sa benissimo di non saper cantare, ma canta lo stesso e milioni di persone lo seguono. È l'unico? No, probabilmente è quello più sincero, perché è innegabile che nel 2021 l'80% (a dirne pochi) degli artisti che cantano, aggiustano la propria voce in post produzione per farla diventare migliore. Lui mostra questo procedimento nella serie tv, quando va a incidere la sigla con sua moglie Chiara, che ha già fatto un singolo spaccaclassifiche con Baby K nonostante sia il contrario esatto di una cantante. Ecco, quel passaggio mi ha un po' devastato. 

Come è facile essere colti dalla sindrome di Stendhal guardando il documentario reality Get Back dei Beatles, nel vedere  quattro artisti che suonano con pochi effetti, pochi microfoni, niente clic, niente sovraincisioni e intanto registrano Let It Be o Don't Let me Down, e nelle pause compongono dal nulla Get Back, così sono stato rapito al contrario dalla semplicità con cui due persone prive di intonazione di base possano cantare correttamente mediante sotfware tecnologici, armonizzare, andare a tempo. Non sono vissuto nella Gora dell'Eterno Fetore fino ad oggi, queste cose le so bene, ho anche lavorato con trapper che non sapevano fare un soundcheck perché l'autotune era andato fuori scala, ma in questo caso un artista iper famoso ha mostrato esattamente il prima e il dopo, la voce nuda e il risultato finale, e ci vuole un gran coraggio per fare tale operazione. 

 

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Oppure, se sei Fedez, un gran piano B. Ecco, il momento più interessante della prima parte dei Ferragnez è quando Fedez presenta il suo lavoro vero, quello per cui è sul serio portato: il manager di un'agenzia di consulenza di comunicazione (credo di aver capito così), che si occupa di consigliare a clienti importanti tipo star o banche come veicolare meglio al pubblico alcuni progetti interessanti che altrimenti avrebbero una visibilità nulla. Badate bene, non sto facendo il simpatico, per sua stessa ammissione a un certo punto della sua carriera si è scontrato col fatto di aver reso la sua passione un lavoro, che per alcuni è un sogno che si trasforma in realtà, per altri invece diventa un incubo in cui non ti godi più un cazzo perché tutto diventa scadenze, promozioni, compromessi e varietà. 

Quindi lui, che se lo può permettere e fin qui non ci piove, ha messo a frutto la sua innata capacità di comunicazione per avere un lavoro che gli consente una serie di introiti consistenti, così da non dover puntare tutto sulla carriera musicale, che torna ad essere una cosa da fare per divertimento, urgenza o anche ego, ma non una roba da fare per campare. 

Il pensiero che ho elaborato di getto è stato: bravo. Poi mi sono scontrato coi fantasmi dell'attivismo musicale, del fatto che in Italia essere musicista non è ancora considerato un lavoro vero non solo dai genitori, ma neanche dalle autorità. Mi sono arrivate in testa le immagini oscene dei club che chiudono, dei lavoratori dello spettacolo che fanno i rider o i magazzinieri in tempi di covid e mi sono sentito colpevole. Poi ho fatto pace con questa storia e ho pensato che, come al solito, quella che mi sembra la verità sta nel mezzo.

Prendere Fedez come esempio è un po' come citare il Principe Harry quando dice "Se siete infelici cambiate lavoro", che ti verrebbe voglia di prenderlo a ceffoni fino a rimodellarlo, ma neanche me la posso prendere coi ricchi in quanto tali e a volte si può imparare anche da una roba virtualmente horror come la serie dei Ferragnez. Tipo capire che se quel milione e mezzo di artisti trap e itpop senza talento usciti come funghi dopo la bufera per prendersi classifiche, cambiare lessico giovanile e raccontare la società senza contenuti avessero speso molte delle loro energie comunicative per creare startup, brand o cosa cazzo gli piacesse, senza infestare tutta la musica degli ultimi cinque anni con l'unico obiettivo di diventare famosi e spaccare le top ten, avremmo avuto molta meno musica di merda.

Non sto dicendo che non avrebbero dovuto fare musica a priori, ma se quest'ultima fosse rimasta una grande passione e non un veicolo per fare soldi (o per morire provandoci), allora magari avrebbero scritto, registrato, promozionato, featurizzato meno singoli e meno album parassiti. Anzi, addirittura questi singoli e album sarebbero stati anche più interessanti perché non avrebbero obbedito solo alla legge del soldo.

 
 
 
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Non credo fosse questo il fine ultimo della serie tv I Ferragnez, ma ognuno prende quello che vuole da un prodotto di consumo come quello e dato che questo è il primo docureality seriale (anche) su un musicista italiano, snobbarlo a priori non mi sarebbe sembrato opportuno. Resta il fatto che ho problemi con quasi la totalità del catalogo musicale di Fedez, con la riccanza in generale e con l'accento milanese che esce da ogni crepa del muro tipo Alien, però è innegabile che la musica negli ultimi 10 anni sia stata un reality a cielo aperto in cui gli artisti hanno mostrato giornalmente sui social la propria vita, i propri affetti, le vacanze, le cene, le giornate no, creando un legame di apparente vicinato col pubblico che ha premiato molti.

Fedez e Chiara Ferragni sono lo zenit di questo Truman Show e fuori da ogni giudizio paternalista o boomerone, sono quelli che lo fanno meglio. Ce ne sono un sacco di wannabe che si amputerebbero un arto per avere la loro stessa influenza e che stanno svendendo ogni attimo della loro vita senza neanche troppo engagement. In questo senso, la visione de I Ferragnez diventa una sorta di Master in 2021. Non ci deve piacere per forza, ma fa bene (o male, a seconda dei casi) dargli un'occhiata. 

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L'articolo Cosa abbiamo imparato sulla musica di oggi guardando The Ferragnez di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-12-15 10:37:00

Tag: serie tv

COMMENTI (1)

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  • marziastano1 3 anni fa Rispondi

    Nell’articolo di Simone Stefanini ci sono considerazioni davvero interessanti, sono d’accordo con il fatto che la visione del docureality non andava snobbata a priori e sono d’accordo col fatto che i musicisti professionisti in Italia o hanno un piano B nella vita oppure se riusciranno ad avere successo saranno costretti a trasformarlo in un’eterna marchetta, rincorsa di scadenze, ansia da numeri, varietà. Anche io non amo fedez e la sua musica, ciò nonostante ho sempre pensato fosse un’artista sincero. Per lo meno lui mette a nudo la finzione con stile.