Ma Fedez ha davvero abbandonato la Siae?

Fedez SoundreefFedez Soundreef
05/05/2016 di

Come probabilmente saprete, Fedez ha pubblicamente annunciato che affiderà la gestione dei diritti delle sue canzoni a Soundreef, la collecting society con sede a Londra ma fondata dall’italiano Davide D’Atri. Il rapper ha firmato l’accordo lo scorso 29 aprile e la notizia ha avuto una grande risonanza su tutte le principali testate nazionali: non era mai successo che un nome di questa portata decidesse di trovare un'alternativa all’ente che per più di 130 anni è stato l’unico a cui un artista italiano poteva (e doveva) rivolgersi, la Siae. Infatti l'art. 180 della legge dedicata alla “Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio” stabilisce che:

L'attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l'esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, è riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE)”.

Il 10 aprile, però, è scaduto il termine di recepimento della Direttiva Barnier, un documento dell'Unione Europea che mira a regolamentare il mercato della gestione del diritto d'autore, e stabilisce che gli autori e gli editori possono scegliere di affidarsi a qualsiasi collecting europea, e non solo a quella (o quelle) del proprio paese di provenienza. Una regolamentazione che in molti hanno visto come un'implicita apertura del mercato agli operatori privati, anche nel nostro paese dove vige invece l'esclusiva della Siae. L’Italia non ha ancora recepito tale direttiva, creando una zona grigia che sta creando non poca confusione. Ne abbiamo anche discusso pochi giorni fa direttamente con Filippo Sugar, il presidente della Società italiana degli autori ed editori.



(Fedez e Davide D’Atri di Soundreef)

Si può dire che Fedez abbia davvero abbandonato la Siae? L’abbiamo chiesto al dott. Giacomo Moleri dello Studio Legale SIB, lo studio specializzato in proprietà intellettuale che già una volta ci aveva aiutato a far chiarezza su un episodio legato al rapper.

Leggendo le affermazioni di Soundreef, di Fedez e della Siae, sembrerebbe di sì: Fedez ha lasciato la Siae. Diciamo che la certezza granitica la si può avere solo leggendo il contratto stipulato tra Soundreef e Fedez. Non mi spingerei certo a dire che è illegale: finché il Parlamento italiano non adotterà una legge che recepisce l’indicazione della direttiva Barnier - che dice in estrema sintesi che, per quanto riguarda i diritti di sfruttamento economico delle opere online, deve vigere un regime di libera concorrenza secondo i principi fondanti dell’Unione Europea - ci si muove in una zona grigia. Penso che Fedez stia sfruttando la sua notorietà per far parlare di un argomento a lui caro, come penso sia caro a qualsiasi artista che chiede, giustamente, di essere compensato tempestivamente in maniera adeguata per la propria opera intellettuale. Da quanto ho letto, poi, l’accordo stipulato avrà effetto dal primo gennaio 2017, quindi presumo, se questa circostanza è vera, che Fedez resterà con Siae fino al 31 dicembre 2016”.

A prescindere dalla conta dei giorni e di quando l’artista entrerà effettivamente in Soundreef, quella di Fedez è soprattutto una mossa politica per mettere pressione all’attuale governo e creare interesse da parte dell’opinione pubblica su un tema che, fino a poco tempo fa, quasi nessuno conosceva.

Penso che abbia fatto bene a stimolare l’opinione pubblica su temi come la Siae e le Collecting Society” - continua Moleri - “Personalmente vorrei che se ne parlasse con cognizione di causa e non mi sembra sia stato fatto sempre in modo appropriato in questi giorni. C’è da ragionare in maniera più attenta e non partire aprioristicamente dalla contrapposizione “monopolio è brutto”, vs “libera concorrenza è bello”. L’improntante è capire quale sia la soluzione che tutelerà maggiormente gli artisti, tutti gli artisti. Chiunque ne capisce un po’ di economia potrà dirci che non necessariamente il monopolio è una forma inefficiente di allocazione delle risorse, ci sono situazioni in cui è effettivamente la forma migliore per gestire una determinata situazione. Bisogna capire bene, in un’epoca che non ha nulla a che spartire con il 1941 (quando è stata scritta la legge sul diritto d’autore) quale sia la forma migliore per gestire questi diritti. Per farlo esistono le commissioni parlamentari che dovranno sentire tutti i player del mercato: dagli artisti, alle società, agli editori, ai giuristi. Spero che ne esca una normativa che ponga l’Italia in linea con l’Unione Europea e, al tempo stesso, garantisca in maniera adeguata tutti gli artisti".


La domanda che ora tutti si stanno ponendo è: quando accadrà tutto ciò?
"È impossibile prevederlo" - conclude Moleri - "certo è che più se ne parla e più è probabile che non ce se ne dimentichi".

Tag: diritto d'autore

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