Live Report: Caparezza alla Festa Democratica - Milano Live report, 05/09/2008

16/09/2008 di

(Caparezza dal vivo - Foto da internet)

Con la sua "Vieni a ballare in Puglia" riesce a far tremare tutto il Palasharp. Il tour di Caparezza fa tappa alla Festa Democratica di Milano e viene accolto da moltissimi fan. In scaletta molti brani dell'ultimo "Le Dimensioni Del Mio Caos" e le canzoni che l'hanno fatto conoscere al grande pubblico. Elisa Orlandotti - schiacciata tra ragazzini e metallari - ci racconta.



Il Sig.re Michele Salvemini deve farsi perdonare: tre quarti d'ora di attesa con rock psichedelico di sottofondo in un palazzetto gremito all'inverosimile non è il sogno di chi ascolta la sua musica. Con questo pensiero - per ingannare l'attesa - cerco i volti di "chi ascolta la sua musica" sperando di distinguere un target, ma - i Pink Floyd mettono a durissima prova i miei nervi - mi accorgo che è un'utopia e che nella platea e sugli spalti del Palasharp c'è di tutto e di più: bambini sui dieci anni, genitori che li accompagnano, cinquantenni in libera uscita, metallari, coppiette e quel piccolo scalmanato che mi sta d'avanti.

Un paio di falsi allarmi – luci abbassate, musica spenta e fumi per tutto il palco - per poi iniziare lo spettacolo. Il delirio: "Vengo dalla luna", tutto il pubblico si agita e una chioma nera compie balzi sulla scena. L'ultima volta che ho visto Caparezza, almeno quattro anni fa, non eravamo così tanti, forse un decimo. Spazio alla musica, "qui in-ve-ce è im-pre-ve-di-bi-le qui non è frut-to di qual-co-sa già scrit-to su un li-bro che hai già let-to tut-to io io io no io io ven-go dal-la luna"!

"Siamo qui per cantare – proclama il pugliese ansimante e con voce nasale – due cose importanti per l'uomo: l'amore e la cacca"! E via con "Cacca nello spazio". Il piccolo scalmanato che ho davanti le sa tutte. Conquisto una posizione al sicuro dai suoi salti e finalmente inizia anche per me il concerto.

Gag e frecciate a non finire, ironia e verità si fondono prima e dopo i brani per commentarli, per contestualizzarli, per completarli. Tutto finisce sotto l'ascia di Capa e della sua band che lo segue in ogni battuta: politica, società, fiabe, videogame, atteggiamenti diffusi, simboli, ogni cosa acquista luce diversa dopo che passa attraverso i giocosi e ingegnosi sketch. "Ulisse", "La grande opera", "Abiura di me", "Io diventerò qualcuno", "Torna catalessi" in rigoroso ordine sparso. E "Vieni a ballare in Puglia". Non ci posso credere… il palazzetto trema, davvero! Pulsa e, non ci sono cazzi, devi saltare anche tu. Risuona nel petto e quasi viene da piangere. L'alternativa possibile alle lacrime è liberarsi dall'emozione continuando a ballare e cantare a squarcia gola: "Vie-ni a bal-la-re in Pu-jlia Puj-lia Puj-lia do-ve la not-te è bu-ia bu-ia bu-ia. Tan-to che chiu-di le pal-pe-bre e non le ria-pri più. 
Vie-ni a bal-la-re e grat-ta-ti le pal-le pu-re tu che de-vi bal-la-re in Pu-jlia Puj-lia Puj-lia dove ti as-pet-ta il bo-ia bo-ia bo-ia"! I Pink Floyd sono un ricordo e ho perdonato i quarantacinque minuti di attesa. Manca "Fuori dal tunnel", ma è nei bis. Grandi assenti, ed è un peccato, "Non mettere le mani in tasca", "Pimpami la storia" e "Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti".

Potenza del rock insostituibile, sagacia delle liriche penetrante, produzione dei suoni elevata, strutture live semplici ed efficaci. E torno a casa con quel sorriso da ebete di chi ha goduto e pare dire agli altri "ma tu non puoi capire". Bello.



Commenti (2)

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  • ZionPowered 08/10/2008 ore 11:56 @zionpowered

    e la macchina delle bolle sulla sigla di bobble bobble?? e quella della neve su ilaria condizionata?? dove le mettiamo?? :D
    grande mikele...

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