Negrita - Festa dell'Unità - Bologna Live report, 05/09/1997

05/09/1997 di



E così riesco a vedere in azione questi benedetti toscani, questi... "5 tamburi dentro cinque teste" che girano ormai da diversi anni sui palchi italiani, lasciando molto spazio alla musica suonata ma dando anche molto spazio all'immagine e al fattore presenza scenica. Non a caso l'esibizione alla quale ho assistito si potrebbe riassumere nella seguente formula: i Negrita potrebbero essere (e suonare) come i Black Crowes versione italiana, ma alla fine appaiono come i Guns'n'Roses ! Personalmente ritengo sia proprio questo lo scarto, soprattutto dopo la recente prova discografica, che evidenzia le potenzialità inespresse del quintetto, e il suono effettivo che riescono a produrre. Intendiamoci: Pau & co. hanno inteso chiaramente che così facendo si potranno guadagnare il pane, ma di certo con pezzi come "Ho imparato a sognare" o "Era magico" non si fa rock'n'roll! Negare poi che fin dal primo omonimo lavoro ci avevano lasciato a bocca aperta, sarebbe banale: l'album d'esordio ha un suono inimitabile, e non a caso quando hanno intonato canzoni come "R.J.", "Man in the corner" e una infuocatissima "Bum bum bum" (ripresa come "Missisipi hot blues"), non si poteva certo che stare a guardare come le chitarre di Cesare e Drigo, insieme all'armonica di Pau, sapessero rileggere gli stilemi del blues e reinterpretarli sulla scia della lezione stoniana. Oggi, però, ci troviamo di fronte a brani come "In un mare di noia" oppure altri come "A modo mio" che, per carità, hanno un suono invidiabile a livello commerciale (alla console c'è l'esperto Fabrizio Barbacci, uno dei complici del fenomeno Ligabue) ma sono le prove evidenti di una radicale virata al mercato, in modo particolare per quanto riguarda i testi, lontani anni luce dall'anima "wild" alla quale i Negrita ci avevano abituati. Se poi si pensa che nei bis, dopo una travolgente "Cambio" seguita da un altrettanto torrida versione di "Hey! Negrita", ci propinano una cover pietosa di "Like a rolling stone" non si può sperare altro che gli aretini vadano a farsi una overdose di vecchi album degli Stones, tipo quelli di inizio anni '70; così facendo verranno fuori dal tunnel e vi garantisco che allora varrà la pena ascoltare note piacevoli per le nostre orecchie.



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