Afterhours - Festa dell'Unità - Modena Live report, 08/09/2000

21/09/2000 di



Dopo il poco entusiasmante set degli Alias, l'ultimo concerto del tour 2000 degli Afterhours si apre con Strategie, nell'ormai proverbiale versione acustica, degna apertura di una scaletta costruita ad arte che si configura come un vero "Best of" eseguito dal vivo, con Hai paura del buio? lievemente (e forse inevitabilmente, adesso che Non è per sempre non gode piu' del trattamento di favore riservato al "cd appena uscito") privilegiato rispetto agli altri due album in italiano. Non c'è traccia di stanchezza accumulata per i tanti concerti alle spalle (anzi, adrenalina maggiore da ultima data, e resa di conseguenza) e la band e' perfetta, con il violoncello di Roberta Castoldi ben inserito nelle collaudate strutture dei brani (anche quando non fa parte dell'arrangiamento originario), e per qualche strano miracolo l'acustica é solo infelice (e non assolutamente orrenda, come da triste abitudine da quando i concerti gratuiti della Festa di Modena si tengono nel capannone dell'ex fonderia).

Sotto il palco pubblico numeroso e preparato: pogo generoso quando ci sta bene (e per me un pò faticoso essere trenta metri indietro, appoggiato su una caviglia malandata che inibisce le "piena fruizione" del concerto), applausi durante e dopo ogni traccia, coro continuo su qualunque frammento cantabile, senza nessuna discriminazione per i pezzi meno recenti o meno trasmessi per radio, fino all'apoteosi di Pop, inserita nell'ennesimo finale da antologia (questa volta nell'ordine Pop, Ossigeno, e, rientrati sul palco per la seconda volta, Voglio una pelle splendida e Dentro Marilyn), in cui Manuel realizza appieno il sottotitolo ("una canzone pop") con una solitaria esecuzione chitarra acustica e voce sorretta dall'epico coro del pubblico a cui lascia tutti i ritornelli, con un risultato che (ridere o inorridire, fate voi...) ricorda decisamente Vasco Rossi con Alba chiara.

Gli Afterhours non sbagliano una virgola, e il pubblico valorizza ogni singolo episodio: non può che uscirne un altro grandissimo concerto. E pazienza se Agnelli proprio non riesce a resistere alla tentazione di introdurre Dea dicendo "Adesso facciamo un pezzo tranquillo, per rilassare le orecchie", se deve onorare il rito con il canonico "Questa é dedicata a tutti voi" prima di Sui giovani d'oggi ci scatarro su (e il pubblico fa la sua parte rispondendo con il solito boato sospeso tra l'offeso e l'adorante), se la band non gli ha ancora detto che non c'é nessun Manuale del Perfetto Rocker che imponga al frontman (pena la scomunica e il taglio dei capelli) di suonare i bis a torso nudo, e se a tratti qualche (lieve) variazione della linea melodica della voce é sembrata non imprescindibile: dopo le due ore dell'ennesimo splendido concerto, nell'ambito del "rock italiano underground ma non troppo" classicamente inteso, lo scettro sembra ancora saldamente nelle mani degli Afterhours.

Al massimo sara' Vasco a tremare.



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