Festival Internacional de Benicàssim 2011

25/08/2011 di

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Al terzo giorno di FIB, conosciamo tutte le scorciatoie per raggiungere il mare e se stanotte non vogliamo perderci Bobby Gillespie e soci è meglio razionalizzare le forze e spender un po' di tempo nella sacra arte della siesta! Stasera c'è una sfida generazionale a base di rock inglese. Arctic Monkeys vs. Primal Scream: chi vincerà? Gli anni zero o gli anni novanta? Tanto per cominciare, ad aprire le danze ci pensano i neozelandesi Tame Impala e come al solito il tramonto sul festival ci regala momenti di eternità rock! Il set degli Impala è psichedelico e ipnotizzante tanto da far dimenticare che c'è ancora un sole bastardissimo sopra le nostre teste. I ragazzi assaggiano timidamente l'emozione del mainstage con "It is not meant to be" ma una volta sicuri del fatto che già a quest'ora il Fib è tutto raccolto per loro c'è "Solitude is bliss" a dare il colpo di grazia stoner; la scena è intima ed emozionante , tra progressioni desertiche gusto redbull e bandiere neozelandesi che si agitano tra la folla accaldata. Stasera tra l'altro possiamo anche permetterci il lusso di ri-parlare italiano visto che ci hanno raggiunto amici da Milano!

"Ciao Sergioooo!"

"Ah però, Guarda che colorito che avete!"

"E voi? siete appena arrivati? Sentito i Tame?"

Saranno gli unici italiani che incontreremo al festival e ci perderemo di vista dopo neanche mezz'ora salvo ritrovarci a sprazzi tra un live dell'anzian-alt.(nel senso di "fermi!")-folk dei Mumford & Sons e l'intenso set di Beirut al Palco Fiber Fib. Gli inglesi ascoltano ed apprezzano tutto e Tania spesso si interroga sulla natura del loro entusiasmo indifferenziato.

"Ma possibile che questi piazzino un Like su tutto?"

Un pubblico di questo genere è il segreto di ogni festival riuscito. Anche se in realtà basterebbe una performance di Alex Turner e le sue scimmie a far riuscire tutto! Sul serio, i ragazzi sono stati enormi, delle vere e proprie macchine da guerra e fa quasi impressione pensare a quanto diverso sia il Turner bulletto con canotta da giostraio che capeggia gli Artic Monkeys rispetto a quel british kid conciato come un mod nei The Last Shadow Puppets. Dagli spalti lo spettacolo è unico! Ogni pezzo, dagli esordi di "When the sun goes down" o "Teddy picker", arrivando fino ai singoloni dell'ultimo "Suck it and see", è suonato con un 40 % di botta in più e questo genera un sublime pogo di massa dalle transenne sotto palco fino al recinto che delimita il festival! La folla urlante ha il suo dio da venerare e a leggere gli striscioni incastrati nel delirio danzante questo dio porta il nome di Matt Helders, batterista e protagonista assoluto dell'ingranaggio sonoro scimmiesco. Come dargli torto? Insomma, se suoni, dopo un concerto del genere ti viene proprio voglia di appendere lo strumento al chiodo! Dopo aver intonato l'ennesimo fottutitissimo "shalalalalaaa" decomprimiamo e ci prepariamo per salire sulla macchina del tempo "screamadelica".


(Primal Scream)

La collina che si erge oltre il fondo del mainstage stasera è popolatissima di abusivi, d'altronde nessuno vorrebbe perdersi "questi" Primal Scream in "questo" teatro balearico! Dunque, sono le 3 e siamo ancora pimpanti, il pubblico attorno a noi mette in mostra qualche ruga in più e quel motherfucker di Gillespie è già li che sculetta sotto un minaccioso acid-occhio proiettato sulle quinte del Palco Maravillas! Ascoltare "Screamadelica" live oggi fa un effetto veramente bizzarro; in fin dei conti è passato già così tanto tempo da giustificare la nostalgia per questo suono? Ascoltare "Come togheter" dal vivo è come ascoltare "Hotel California"suonato dagli Eagles o "Io vagabondo" dei Nomadi? Chi lo sa! Resta il fatto che io, Tania, e le migliaia di screamadelici sotto il palco balliamo su questi beat mid tempo come fossimo nel '92, come se la vocalist dei Primal fosse la stessa che cantava "Hallelujiah" con gli Happy Mondays. E tu caro Fake Blood, invece di strizzare i cervelli nel Fiber Club, perché non ti unisci a noi?

La domenica arriva pure nel paese dei balocchi anche se ogni singolo giorno siamo stai in sua compagnia. Dopo questa giornata avremo solo un brusco risveglio con le tende attorno a noi volatilizzate a nostra insaputa, la lotta per ricomporre i nostri bagagli in maniera più o meno dignitosa e un atterraggio a Bergamo con pioggia e ben 15° di "bentornati in Italia!". Ma prima di tutto questo c'è stata questa benedetta domenica che ha chiuso in bellezza il Fib Festival. La bellezza dei nordirlandesi And So I Watch You From Afar ad esempio. Gli ASIWYFA sono la classica band da sentire dal vivo o come auspica Tania "solo dal vivo"! Immaginate una credibilissima fusione tra Explosions in the Sky, Battles e Snapcase e vi avvicinerete a quello che ci piove addosso dal palco "piccolo ma ben curato" del Fib Club. I ragazzi sono visibilmente emozionati ma la loro musica ha come contraltare un raziocinio math che sembra impedire loro ogni errore e anche se ogni singolo pezzo ne contiene 3 o 4 il magma sonoro è talmente fisico e palpabile che vorresti non finisse mai. Girando a casaccio da un palco all'altro c'è come la sensazione che un sacco di band in scaletta questa sera siano degli antipasti Arcade Fire, come i Joy Formidable al Palco Fiber Fib o i Jonas Bros. dell'indierock Noah and the Whale al Palco Maravillas.

"Perché lui ha quella faccia e tutti son vestiti come dei mormoni?? Perché dei 17enni dovrebbero trovare tutto questo eccitante??"

Di sicuro non è affine al sound dei canadesi il pacchianissimo live di Professor Green, sorta di Eminem in miniatura che fa il simpatico ma suona con dei turnisti oppure quei matti dei Go!Team che su una platea estesa come quella del Palco Fiber fib oltre a fare uno strano effetto fanno ancora più casino del solito! Poi arriva il turno dei Portishead e capisci che certa musica viaggia proprio per i cazzi suoi e che l'unicità non prevede escursioni sul carrozzone del vincitore. Beth Gibbons è la smorfia del loro suono e io i questi signori di Bristol li ho sempre visualizzati come una sorta di animale morente. La partenza è krauta e glaciale quasi a zittire un mare di personcine moleste; poi c'è solo puro piacere. Il vento tra le nostre teste e "Cowboyz", la superba ingegneria acustica e "Numb," il silenzio e l'urlo straziante: "The blackness, the darkness, for ever". I visual sono composti da semplicissime riprese con angolazioni diverse della band mentre suona. Tutto si sovrappone diventando interferenza analogica e lo è anche Beth, che sul finale corre dalle prime file e le abbraccia, scoprendosi musa meno evanescente del previsto. Tutti sono rapiti dal momento più magico del Festival e per il sottoscritto è stato uno dei concerti della vita.


(Portishead, The Arcade Fire)

Giusto il tempo per sgomberare il palco e allestire la scenografia retro emozionale dei canadesi più gettonati del momento e ci prepariamo all'ultimo grande concerto di questo festival: "Ready to start!" e Win Butler è già in fiamme che intona "The suburbs"! In realtà potrebbe benissimo cantare anche canzoni di altre band visto che ogni emanazione vocale è totalmente coperta dal boato del pubblico. Davanti a noi solo braccia alzate.

"Ma cos'è un concerto di Vasco?"

"No vabbè, basta! Se continua così ci perdiamo tutto il concerto! Scappiamo via da qua!"

Fosse facile! Ci mettiamo almeno il tempo di 3 o 4 canzoni per defilarci dalla bolgia e goderci metà concerto dai lati del mainstage. Gli Arcade Fire sono diventati i nuovi U2 e per questo hanno anche perso un po' di dinamica; 9 persone sul palco son bellissime da vedere ma spesso son fastidiosamente cacofoniche e questo va a discapito delle canzoni ma tant'è, siam arrivati alla fine del live e questa è pure l'ultima data del tour! Butler saluta e ringrazia mentre scappiamo velocemente nel camping prima che l'alluvione umana di pendolari del festival ci travolga. Si certo, potrei parlare del set di Roska & Jamie George al Palco Fiber Fib se da li in poi non ricordassi altro che 2 secondi di cielo stellato della nostra tenda. Punto e sogni d'oro Benicassim.

Cosa abbiamo imparato dal Fib riguardo ai nostri vituperati e timidi festival nazionali? Com'è che pur avendo band che potrebbero essere esportate con lo stesso riguardo di un Brunello di Montalcino (altro che Aldo Linares!) e delle location che attirerebbero perfino i marziani non riusciamo a richiamare quel pubblico internazionale che anima i festival spagnoli? Come diavolo possiamo attirare quei maledetti kids d'oltremanica fino a qua invece dei soliti babbi con la fascia di Vasco in testa? Ma poi li vogliamo veramente tutti questi teen ager riottosi nella nostra tranquilla penisola di anziani? Forse è il caso che cominciamo a lavorare sui tedeschi visto che in fin dei conti hanno ancora voglia di rosolarsi le chiappe sull'adriatico! In Croazia e Serbia ci son arrivati da un bel po', ma noi intanto continuiamo pure a confondere le sagre paesane con Glaxtonboury e ad aspettare che la musica ad alto volume inizi a diventare un fastidio pure per noi eternamente giovani.



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