Roy Paci & Aretuska - Festival Invasioni - Cosenza Live report, 25/07/2002

04/08/2002 di Carolina Capria



Il luogo nel quale si tiene la penultima serata del festival “Invasioni” è tanto disagevole quanto, per chi non si trovi a camminare fra i sassi, suggestivo. Il palco è stato montato alla confluenza dei due fiumi che venano la città e l'ubicazione scelta lo rende visibile a chiunque si trovi accidentalmente a passare dal centro storico o sia richiamato dalle note che si diffondono.

Il compito di irretire il fortuito passante stasera è affidato a Roy Paci e alla sua famigliuola, gli Aretuska!. Del suddetto ultimamente si è parlato ampiamente, e a catturare l'attenzione sono state soprattutto le sue celebri collaborazioni, certamente meritevoli di averlo reso noto a molti ma anche eccessivamente invadenti.

Il polistrumentista siculo è al suo primo disco ma non c'è certo impaccio sul palco: per il pubblico lui è una novità ma non si può certo dire che il pubblico lo sia per lui. Ha piena padronanza della scena, è ammiccante quanto basta e gioca con l'immagine che ha fatto sua; siciliano, frutto di fumettistica esasperazione, riempie gli intervalli fra una canzone e l'altra da lunghi monologhi che sfiorano la polemica riuscendo a mantenere la leggerezza che la situazione obbliga. Si passano così in rassegna argomenti di ogni genere: le caramboliche traiettorie disegnate dalle pallottole a Genova, la vanagloriosa costruzione di un ponte sullo Stretto, e, sebbene i temi sfiorati siano di facile approvazione, fa piacere, almeno alla sottoscritta, che, chi a ciò non è tenuto, non disdegni di prendere una posizione.

Siparietti verbali che incorniciano un quadro già magistralmente dipinto da una musica coinvolgente e fibrillante: un misto di ska e jazz capace di far sembrare il corpo vittima di reazioni nervose involontarie. L'unica pecca è che, almeno dal vivo, troppa sia la forza dei fiati rispetto al resto della strumentazione, di cui a volte diventa impossibile recuperare il contributo che, se evidenziato, renderebbe il suono più corposo.

Il congedo dall'uditorio che ha conquistato, preceduto dall'annuncio di un imminente ritorno da queste parti, è affidato ad un semplice ed esaustivo “Baciamo le mani”.



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