Live Report: Proiettili Buoni al Festival Marea 2008 - Fucecchio (FI) Live report, 28/06/2008

11/07/2008 di

(I Proiettili Buoni dal vivo - Foto di Boulevard Utopie)

Tra il 1999 e il 2000 Marco Parente, Paolo Benvegnù, Andrea Franchi e Gionni dall'Orto danno vita ai Proiettili Buoni. 8 anni dopo decidono di riprendere in mano quelle canzoni e riproporle dal vivo. Fanno quattro concerti tra dicembre e gennaio - le cui registrazioni vengono poi utilizzate per un disco, in uscita su Black Candy il prossimo ottobre - e una data pochi giorni fa a Fucecchio in occasione del Festival Marea. A quest'ultima è presente la nostra Monia Baldacci Balsamello: ci racconta lo spettacolo e fa due chiacchiere con gli artisti.



Mentre ti sciogli a 30°C e il tasso d'umidità è molto più alto di quello d'interesse, il miracolo accade. Prendi la mira e spari. E tutto quel c'era prima c'è ancora, sì, ma almeno risuoni di quel colpo. Almeno ti scuoti. E l'aria la fendi con proiettili a salve. Proiettili buoni.

"Così io oggi lascio entrare la bellezza come un coltello..." e mi metto a girare con Andrea Graziano, cicerone, addetto stampa del “Festival Marea 2008” e gran maestro di bruschette al pomodoro e birra. Vago tra stand multitasking, una vera pista da snowboard che sfida la polvere con neve artificiale, altre amenità sportive che sfidano il sudore. Ed ovviamente il palco. Un festival in cui “la musica e la birra vanno d'accordo”. Tutto ancora una volta sotto l'egida di Leonardo Giacomelli, direttore artistico. Al grido di "ci piace tutto ciò che è indie, scelgo dal programma Marco Parente, Paolo Benvegnù, Andrea Franchi e Gionni dall'Orto. I "Proiettili buoni" tornano in canna dopo la fu apparizione tra 1999/2000, in attesa del primo album che raccoglierà il loro lavoro e che uscirà tra l'ultima settimana di settembre e la prima d'ottobre. Cd e vinile. Il primo frutto del live a “Viper” di Firenze, il secondo contenitore dei provini originali al tempo di “Eppur non basta” e “Trasparente”, potenzialità intatta e implosa. Dicono che "è il momento di frugarsi in tasca e vedere in faccia ciò che si è tralasciato in questi anni”. Il concerto inizia davanti ad uno sparuto ma onesto e non ancora morto pubblico, come lo definirà più tardi lo stesso Parente. Il loro omonimo inno s'infiamma. Marziale, ritmato, messo lì per catturare la vagante marea di gente che ci sfiora ma non si sofferma. E mi sento onesta anch'io, bersaglio a salve di "canzoni ritrovate" e di un “work in regress” che convince. Di un disco che non c'era mai stato e ora sarà. La “messa in scena della sospensione” continua: “Farfalle pensanti” con quella meraviglia di giro iniziale, l'incedere di voce alla Cristina Donà e i cori dell'attivissimo Benvegnù, “Ragazza 2” e la voce che la fa da padrona, “Colori addosso”, “Poesia cieca”, “Fantasmi per adulti”, gatta elegante che poi inizia a graffiare, “Carne in scatola” e quel mare interrogato che non risponde in mezzo alla gloria del basso, “Anni in tasca” ed il suo ritornello british. La progressione di “Radio urlo”, “Scolpisci” e la dolce “Fermo immagine”. Poi la pausa. Breve. Uno degli onesti e non ancora morti sotto il palco chiede “Buone prestazioni” e detto fatto eccola, riempire l'aria. Si chiude in loop. Fine. Baci e luci dal palco.

Poco dopo mi appollaio sul bracciolo alquanto resistente di un'onesta sedia bianca di plastica, in mezzo alle “Michael's Angels”, le intervistatrici ufficiali di “Marea 2008” che mi adottano, sorelle per una sera. Si spazia da considerazioni su My Space al taglio di capelli di Benvegnù, dal cosa è cambiato per loro in nove anni al perché la Toscana è buon posto per vivere. Gente con gli anni in tasca, senza bisogno di scomodare Truffaut, nel pieno del conflitto universale di “geni ed artisti che timbrano il cartellino”, onesti ma non ancora morti.

Cos'è cambiato in nove anni? I capelli sono imbiancati ma certi ciuffi restano. In pratica poco, dunque. La chimica tra i quattro è la stessa. Erano una “band dalle ore contate”, gente da quattro concerti e via e invece rieccoli. Da mesi, a tre per volta, è possibile ascoltare i brani di cui abbiam detto sullo Space di Parente. Per lui MySpace è molto perverso per la tendenza a livellare tutto più in base alle capacità tecnologiche che al reale talento artistico. Lo paragona ad Einstein ed al rischio che ogni invenzione, buona nelle intenzioni, degeneri poi nell'uso che se ne fa. Gli chiedo allora cosa pensi oggi del suo progetto “open space” nato nel 2003 sul web, le “pillole buone” da circa un minuto ciascuna di brani di "Trasparente", shakerate e messe lì in libera condivisione, archivio di singole tracce a disposizione di chiunque le volesse remixare e ripubblicare rimaneggiate sul sito, in una catena buona di ipercreatività. Risponde “appunto” che nessuno alla fine ha restituito niente e si è sentito come a quelle cene in cui uno parla tranquillamente di se stesso, mettendosi a nudo nella curiosità generale, e poi quando è il turno degli altri, casualmente si è fatto tardi e tutti si alzano e vanno via senza aver detto una parola. Eppure lo lascia lì, fiducioso, perché "la curiosità è ancora la mia ultima arma...”. Doppia anima del web. Paolo Benvegnù è più shakespeariano, lo incuriosisce il rapporto persona/personaggio che si crea in rete, dice che è un po' come “un'anarchia fascista”, ottima se servisse a disinnescare l'ego col palliativo del famigerato quarto d'ora di celebrità. Invece lo trasforma in pericolosa eternità. E forse sarebbe necessario inventare un filtro “anti-zoccole”. Per Andrea Franchi è un canale positivo per dar voce a quella tanta musica che non ha visibilità e non verrà mai prodotta, col rischio però della bolla di sapone. E finalmente passiamo al “cosa ci piace”. Cita le Luci della Centrale Elettrica come esempio di musica che gli va, mentre Paolo Benvegnù ricorda i Moleskin di Città di Castello con l'album "Penelope", poetico e malinconico.

Poi la Toscana, terra che li lega un po' tutti. Franchi ci è nato e ci vive, Marco Parente ci si è trasferito con la famiglia a sette anni, in particolare nel Casentino. Poi il padre, insegnate, comprò ai due figli una casa a Firenze, con l'idea di farli andare all'università. Ma fece male i calcoli e si ritrovò con un attore ed un musicista. Benvegnù è toscano per osmosi, dato che iniziò a suonare con Parente e poi non se n'è più andato, perché “a sud dell'Appennino ci sono i colori e sopra no, sono opachi. Qua è l'Italia, su è Austria”.

La mia coscia sinistra è lobomotizzata. Non vuole staccarsi dal bracciolo. La buonanotte me la danno la stretta di mano di Benvegnù, un ciuffo shakespeariano e un certo formicolio di gamba che torna a vivere.

Monia in her “se spari a salve non sbagli mira” mood.



Commenti (1)

  • Faustiko Murizzi 11/07/2008 ore 12:25 @faustiko

    Gran bell'articolo... bravissima Monia!!! :)

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