Giovanni Lindo Ferretti - Festival Mundus - Boretto (RE) Live report, 14/07/2004

21/07/2004 di



E’ un insolito rosario quello che Giovanni Lindo Ferretti celebra a metà luglio sul battello “Stradivari” presso Boretto.

Litanie, così si intitola questa serata, è un’ora e mezza di preghiera rivolta a Dio o più precisamente al “modello che l’uomo ha della divinità; meglio se femminile, ma questa idea in occidente ha avuto poche chance” come precisa il leader dei PGR. E continua: “Non credo nella Chiesa anche se sono cristiano”; è un uomo che deve pregare perché attraverso il suo sapere, attraverso il suo mondo ha sentito in modo forte questa Regola al di là del concreto; il bisogno di esprimere la propria Fede ha portato all’ideazione ed all’incanto di questo spettacolo.

Il Grande Fiume e la pianura che percorre sono la cornice di questa serata; il Maestro di Cerimonia ci spiega come ogni anno, durante una manifestazione chiamata “Un Po di Gange”, il Po riceve simbolicamente una bottiglietta contenente una piccola parte del corso d’acqua che irrora l’India. Noi qui, su questo fiume, su questo barcone attendiamo le preghiere che stanotte saranno riservate a quell’essere, prima di tutto umano, che ha partorito un figlio e l’ha visto morire crocifisso.

Maria è la donna che tutte le madri hanno in sé. La sofferenza e la forza della sua figura sono rappresentate attraverso, non vuote letture, ma preghiere e canzoni che il popolo vive.

Giovanni Lindo, accompagnato dall'organetto di Ambrogio Sparagna, intona il "Magnificat" in latino e le preghiere cominciano. Il gruppo Vox Clara arricchisce con voci e strumenti il serrato susseguirsi delle odi, dall’ "Ave Maria" a "Madre" (già nel repertorio dei CCCP ma qui riarrangiata) passando per diverse canzoni tradizionali e per "Intimisto", scritta per "Ko de mondo" dai CSI.

Letture e brani recitati a memoria si alternano al cantato. Giovanni Lindo sembra a proprio agio tra le preghiere. Un paio di Marlboro, piedi nudi ed una giacca per ripararsi dall’aria fredda che soffia sul fiume.

L’accompagnamento musicale è quello voluto dalla tradizione popolare: oltre alla fisarmonica ci sono flauti, nacchere, tamburelli, campanelli e violino.

Il pubblico, in continua crescita durante l’arco della serata, segue come ipnotizzato ciò che il palco propone. Il silenzio è padrone della platea. Ogni tanto il Maestro di Cerimonia proclama pausa per un paio di minuti, il tempo necessario per lasciar voce agli applausi dei presenti.

Il bis è concordato in fretta: una sola canzone, un tradizionale "Regina degliu cielo", il brano che ha visto Giovanni Lindo chinarsi in preghiera, ed al quale una affascinante donna ha impresso il ritmo attraverso il suono delle nacchere ed il suo ballo. Era lei Maria, la divinità, la donna, la madre, la regina del cielo che gli uomini pregano, dispensatrice di bellezza e di pietà.



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