FIB 2005 - Un personalissimo diario [1]

27/08/2005 di



Mercoledi 3 agosto 2005

Ci si becca a Malpensa alle tre e mezza di un pomeriggio come al solito fottutamente caldo e afoso, di quelli che si respira a fatica, anf anf. Siamo tutti stranamente in orario, sarà l’attesa, me compreso che di solito sono un gran mignottaro, in quanto a ritardi. Su questo volo siamo in tre: io, il mio Caro Collega Porrografo, che ormai è il secondo anno che si va a Benicàssim assieme, e Gin, nuova conoscenza, spilungo direttamente dalla provincia da Novara e che dunque condivide con me la triste fatalità di essere nato in una delle più tristi province del mondo. CCP, ovvero il mio caro Collega Porrografo, decide che è ora di iniziare subito a lavorare e ci porta fuori a fare una bella porrografia ricordo che, sarà il sole, esce proprio bene e con un bell’effetto, mio bianco diario. Quindi torniamo dentro e ci sediamo ad un bar per ammazzare l’attesa, visto che manca solo l’imbarco e poi vroooooom si parte per Valencia, Spagna, sole, musica, un po’ di felicità santo dio. Beh, insomma, ci sediamo a questo bar e aspettiamo che ci vengano a prendere le ordinazioni, ma la ragazza non arriva e allora si va dentro noi a fare del take away. Tre Ceres e un the bello freddo, e sia. Sediamo e beviamo in scioltezza, poi però arriva la cameriera che prima non era arrivata e ci chiede se per caso abbiamo preso dentro e noi le rispondiamo certo, cara mia non arrivavi e ci siamo serviti, ohibò. Ci sbattono fuori.

Così, mio caro diario, facciamo che si va verso l’aereo. Nel finger vedo una che un tempo faceva la stupidina su Mtv, non chiedermi come si chiami, che con due amiche si imbarca sul nostro stesso aereo. Con gli altri attacco il discorso Fib per capire se anche loro siano della partita: risposta positiva. Allora saliamo e ci facciamo tutto l’aereo perchè siamo in fondo, fila trenta ultima fila, e si dà un’occhiata in giro e ci sono tanti giovani e tante belle ragazze. Il mio Caro Collega Porrografo dice che secondo lui è un volo di Fiber, e io non posso che dargli ragione perchè su queste cose difficilmente sbaglia. Beh, insomma, ci sediamo e incomincia la turba perchè le gambe sono rannicchiate in posizioni assurde, il cassettino sopra di noi è pieno di quelle cose che c’è da sperare non si debbano utilizzare mai e al mio fianco c’è un biellese che mi asciuga con le traiettorie dei voli e la bellezza delle spagnole che non se la menano come le italiane e non aspetta altro che qualcuno gli chieda qualcosa su quanto e cosa faccia, povero cristo. Io però c’ho la testa di uno che guarda e attende, che lascia correre i pensieri in prati all’aria aperta per poi spesso ritrovarseli sudati su un tapis roulant di una stanza grigia, così proprio non ce la faccio a reggerlo e mi addormento. Dopo una mezz’ora mi risveglio e c’è il mio Caro Collega Porrografo che legge un Rolling Stone spagnolo numero di agosto, cioè quello che la compagnia Vueling mette nei cassettini di fronte al sedile, assieme al sacchettino per il vomito e le istruzioni per fare finta di salvarsi nel caso che ti capitasse la sfiga. Io mi stupisco del fatto che ci possa essere un giornale del genere dove di solito troneggiano dei boringhissimi magazine stile opuscolo aziendale che proprio li si legge perchè non c’è nient’altro da fare, così allungo la testa e spilungo verso il giornale per capire che si dice. In copertina c’è quella gran bella punkettona trendy di Juliette Lewis con tutte le sue lingue, e lo stile in quanto a grafica e attitudine è ovviamente quello del RS; la cosa strana è che non c’è una e dico una pubblicità di vestiti o profumi (!) e praticamente si parla soltanto di roba straniera e già allora incominciano a girare le pelotas perchè accidenti questi qui in Spagna c’hanno una scena musicale che fa davvero ridere, si e no qualche gruppo medio come i Sunday Drivers o i seppur bravi Cycle, ma niente di che, accidenti, e allora perchè c’è così tanto pubblico? Perchè un festival come il Sonar in Italia avrebbe fatto cinquemila persone a dir tanto e invece là ne fa migliaia e migliaia in più? Che cosa abbiamo fatto di male per essere nati e per vivere in un paese dove la musica è così ridicolmente snobbata? Meglio non pensarci ed evitare di essere polemici già in prima battuta, mio caro diario, altrimenti ti prendo le pagine e non so cosa ti faccio non so, quindi meglio che mi addormento un altro po’, che già il biellese avendomi rivisto vispo incomincia di nuovo ad incalzare, uffa.

Allora scendiamo dall’aereo ed è di nuovo Valencia, un anno dopo. Si va ad aspettare i bagagli e, mio caro diario, è come se improvvisamente il mio cervello venisse squartato da schiere di gufi ilari e ridenti, tutti in fila a ricordarmi l’anno scorso e i miei disagi da povero cucciolo passeggero nel ventre di Barcellona, sperduto tra le grinfie del mondo. Ma trombe, flicorni e soprattutto corni: ecco cosa rispondo a questi maledetti ululati quando vedo comparire sul nastro dei bagaglio la mia valigia tutta leccata da quella plastichina stile preservativo che per soli modesti sette euro mi sono fatto apporre in quel di Malpensa, da vero uomo moderno che non ha paura di spendere per la sicurezza. Beh, insomma, stavolta si parte col piede giustissimo, mio caro diario. Usciamo così dal gate un poco spaesati e proprio all’interno della hall dell’aeroporto c’è un info point del festival che ci accoglie con un mega sorriso solare e una bella scritta Welcome in tante lingue stampata sulla maglietta. Hai capito bene, mio caro diario, questi qui del Fib mettono gli info point nell’aeroporto più vicino alla location del festival e ci piantano in mezzo fiori di ragazze per accogliere noi Fiber in attesa di braccialetto. Il sorriso ci dice di andare appena là fuori che un bus navetta economicissimo ci porta direttamente al Fib e allora noi prontamente eseguiamo, vrooooom.

Ci mettiamo proprio un niente ad arrivare a Benicàssim in un pomeriggio di quel sole che guardi fuori dalla finestra e vedi tutto come ghiacciato al contrario. La stazione sembra familiare, è pieno di belle ragazze quaggiù e di tutte le nazionalità, soprattutto inglesi. Fra more mozzafiato e bionde spaccacuori l’aria è frizzante e l’ossigeno scalpita e gonfia i polmoni come un palloncino ad elio che si prepara a volare. Ci dirigiamo allora verso l’Acampada Bonnet che è la stessa dell’anno scorso ed è la più bella, con tutti gli alberi e i vialoni e le code alle docce e al risveglio un bel Zumo de Benicàssim a temperare la giornata. C’è Fondina là con Pus, Marcello e gli altri amici torinesi che ci tiene un posto tenda ed è davvero una fortuna perchè altrimenti saremmo dovuti andare a quell’altro, più vicino al festival, decisamente la seconda scelta. Piazziamo la tenda e ci sentiamo davvero da Re, però facciamo gli schiavetti e mettiamo teli e tiriamo corde e piantiamo picchetti, poi si va a mettere un po’ di cibo in pancia, che ormai è un paio d’ore che brontola brontolona. Io e il mio Caro Collega Porrografo e Gin ci dirigiamo così verso la restorazione e ci pigliamo una fottuta pizza surgelata che ci scaldano in un fornellino per sei euri, mio caro diario, e non era neppura buona ma ci sta, ci sta. Si sta francamente una favola, tranne che per una tenda di infami che, piantati nel vialetto, pompano a palla techno-core e ballano come leoni ininterrottamente per ore ore e ore, maledetti loro e i loro capelli rasati. Il mio Caro Collega Porrografo allora inizia a porrografare dopo aver snocciolato nel sacco a pelo l’essenziale contenuto nelle sue tasche (sigarette, macchina porrografica, nepalese, condom, due accendini, portafoglio) e lì, proprio nel mentre, da una tenda vicina alla nostra si leva del rock ‘n’ roll. Li batteremo, questi grandissimi figli di grandissima puttana. Passiamo del tempo e poi decidiamo di andare a berci un bel litrozzo su al bar, quando vediamo un paio di ragazze che il mio Caro Collega Porrografo porrografa subito come italiane e dopodichè, neanche arrivato con le birre, è già lì che ci chiacchiera. Mi presento e mi siedo già subito vicino alla mia Karen O’, che lì è con Gippy, la sua amica, e vengono da Milano con le All Star. Parliamo e parliamo e io parlo soprattutto con Karen 0’, a parte nei ripetuti momenti in cui lei si assenta per motivi fisiologici, che dico neanche fosse ubriachissima o una bambina impertinente, ma ci ridiamo su e poi le do un bacio e la cosa va avanti e quando gli altri tornano in tenda stiamo assieme e buonanotte, mio caro diario, è stato un primo giorno davvero intenso e io sono un piccipoco stanco. Ronf ronf.

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Festival International de Benicàssim, Spagna - 4-9 agosto 2005
Il diario personalissimo di Carlo Pastore

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