FIB 2005 - Un personalissimo diario [2]

27/08/2005 di



Giovedi 4 agosto 2005

Il risveglio è parecchio traumatico, mio caro diario. Insomma, torni tardi e ti ficchi in campeggio e visto che sei abituato al letto almeno un giorno per ambientarti ti ci vuole, decisamente. A trovare la posizione ieri notte io ci ho messo almeno una notte intera, per fortuna che fa proprio freschino tanto che viene persino voglia di coprirsi, cosa assai strana in questo posto caldo caldo caldo. Beh, insomma, dormo male e il sole, nonostante le corde tirate e i teli ombra e i picchetti, picchia sulla nostra tenda e alle dieci ci obbliga ad alzarci. Intanto, i tamarri qui di fianco iniziano a pompare la loro fottuta musica unz unz già alle dieci di mattina e io dico che se continuano così è veramente una tragedia, mio caro diario, perchè è improbabile la sopportazione di tali individui che ballano tali musiche a tale volume, e poi sto sempre diventando sempre più intollerante quindi non mi risparmio in giudizi. La canzone con la quale mi sveglio però è “Wild Boys” dei Duran Duran, il che è veramente straniante se ci pensi, mio caro diario, ma qui è tutto così stupefacente e a me i DD piacciono e mi sono sempre più piaciuti degli Spandau Ballet, anche se in realtà non è che conosca bene entrambi, ma purtroppo in questo sporco mondo bisogna sempre schierarsi o da una parte o dall’altra, anche se ci sono volte che te ne staresti volentieri da solo, a leggere libri e guardare film pieni di finali bellissimi.

Allora si va al mare e il mare è esattamente come lo scorso anno, nulla è cambiato tanto che la prima cosa che ti viene in mente, cioè non proprio la prima però vabbeh, è parafrasare Beck e venire fuori con un “Sea doesn’t change”. Il mare non è il punto forte di Benicàssim, perchè è specie costa adriatica Rimini-Riccione, con quella sabbia un po’ tipo pastone e l’acqua un po’ torbida e verdona e a conti fatti non è che sia un gran piacere farsi il bagno soprattutto per me che sono per metà sardo e quindi viziato e quindi un’altra volta intollerante. Beh, insomma, mi getto sull’asciugamano a prendere il colore e siamo io e il mio Caro Collega Porrografo che intanto ha già fatto qualche porrografia e Fondina che rimembra le gesta torinesi dei British Sea Power e insomma le porrografie escon proprio bene, sotto il sole. Dopo un piccipoco di risate io mi addormento perchè sono un po’ cotto dal sonno mancato, dal campeggio, dalle porrografie e pure da tutta questa gran confusione che c’ho in testa. Poi mi sveglio e vedo che direttamente da Barcellona è arrivato Chico, e allora lo si saluta e gli si chiede come butta, e lui ci racconta che fa il ricercatore di Intelligenza Artificiale e anche se in realtà non ho ben capito di preciso cosa faccia, già solo il nome Intelligenza Artificiale incute rispetto, mio caro diario. Insomma, arrivano ormai le quattro di pomeriggio e forse è meglio mettere qualcosa in pancia, così andiamo al solito posto, quello che era solito già l’anno scorso, davanti all’Ajuntamiento, e allora mi ritorna in mente quel pomeriggio caldo e sudato quando vidi arrivare su una macchina bianca vecchia quella coppia di signorotti che urlavano Pastorrrrrrrrrrrrrr e mi riconsegnavano quella stronza della mia valigia Godot. Beh, ci sediamo e io ordino Lomo e qualcos’altro che ora non ricordo e iniziamo a chiacchierare amabilmente da bravi banchettari, che stare in silenzio è proprio brutto soprattutto all’aria aperta. Alla fine si va a discettare sul fatto che in Spagna non esista assolutamente una scena indipendente valida, che se la paragoniamo a quella italiana da noi siamo veramente extra lusso, in quanto a qualità musicale; la differenza però sta nel fatto che qui a livello di pubblico c’è veramente molta curiosità, molta attenzione, una fame culturale giovanile evidentemente non appagata da fenomeni quantomeno surrogati come il nostro Costa, e allora la gente va ai concerti, compra i dischi, smanetta sulla cosa artistica e cerca espressione, ma per quanto riguarda la musica c’è questa incredibile costanza nel ricercare e ascoltare ciò che arriva dall’estero perchè non c’è soddisfazione riguardo ciò che è patrio. Mentre Chico dice tutto questo io penso che abbia ragione, ma al di là della sua soddisfazione di vivere in una Nazione che finalmente senti in qualche modo migliore, credo sia sostanziale la differenza di peso che ha la musica in una società che non ha l’ambizione unica di essere ciò che ha precedentemente visto, cioè la riconosciuta scelta culturale italiana, perchè altrimenti non avrebbe senso, e dico cazzo non avrebbe senso davvero che in Italia non ci siano nemmeno diecimila giovani capaci di divertirsi senza ricadere sempre e stracazzo sempre o nella commerciale o nel reggae. Ma questi discorsi io non è che riesca a farli molto seriamente, mio caro diario, perchè io la musica la prendo così, un po’ come la meraviglia che mi appare mentre piango, o qualcosa di simile.

All’alba delle nove si va a farsi accreditare. Solito discorso: si prende il localizzatore e ti fotografano rapido rapido, ti stampano un pass press e se lo perdi ti tocca pagare 160 pecos. Io mi metto in posa da James Bond mentre il mio Caro Collega Porrografo, che per lui è la prima volta, fa già il simpatico e inizia subito a farsi riconoscere. Beh, insomma, ci facciamo sta foto e ma la cosa buffa è che tutti ci guardano scrutando la nostra pazza maglia d’ordinanza per questo pazzo Fib 2005: “I am a fucking italian indie rocker”, c’è scritto davanti, e “Vengo da un altro fottuto pianeta: ROCKIT”, dietro, tanto per sottolineare l’appartenenza che è cosa importante. La mia è rosa shocking mentre quella del mio Caro Collega Porrografo è gialla fuoco, come le sue All Star. Sembriamo un po’ in divisa ma è pur necessario vestirsi bene ad un festival in cui il solo staff della zona accrediti corrisponde all’intero staff del MI AMI, non credi, mio caro diario?

Poi, finalmente, andiamo a vedere un po’ di musica. Oggi è aperto soltanto l’Escenario Verde e quindi tutti i ventimila di cui narrano le stime ufficiali che ho letto sul Fiber si concentrano in una sola area ed è quasi come una grande famiglia perchè praticamente rivedi tutte le facce del campeggio e un po’ di gente vista in giro e praticamente si ha l’impressione di essere fra gente conosciuta, anche se non è proprio così, s’intende. I primi che riusciamo a vedere sul palco sono i Deluxe, band spagnola a metà fra gli Smiths e gli U2 e gli Oasis, insomma roba totalmente brit, però con una predilezione per l’indie rock. Subito il pensiero corre ai discorsi fatti oggi pomeriggio davanti al tavolo ed è come se si materializzasse l’esempio delle teorie fin’ora esposte, mio caro diario. Io penso che questi siano tipo dei Northpole o dei Baustelle, tanto per capirci, però suonano già di fronte ad almeno 8mila persone attente, e allora mi chiedo quando mai una band italiana di livello musicale certamente superiore abbia potuto fare la stessa cosa. Mi rispondo quasi mai e vado a prendermi una birra perchè si, mi piacciono eh, però che palle dopo un po’. Bevo e vado dalla mia Karen O’ e mi siedo di fianco a lei e le accarezzo un po’ le gambe e ci guardiamo insieme un pezzo dei Posies, una band francamente inutile, e poi lei va in mezzo al pubblico perchè vuole vedere da vicino Brett Anderson e io le dico ma sei una vera groupie! Ma lei è convinta, quindi vai cucciola, vai. Poco dopo partono i The Poliphonic Spree ed è come se esplodesse una miscela di gospel, coro da chiesa e formazione ultra pop, e sono tantissimiiiiiiiiii e pensiamo a quanto abbiano potuto spendere di catering solo per loro e la risposta è un’immensità. Il concerto è piacevolissimo, ballabile, godibile, vitale, luminoso, con tutte queste tuniche che si muovono frenetiche e rotano in una danza tutta coreografica. Il mio Caro Collega Porrografo prima porrografa e poi va a cercare Bianca, mentre io invece guardo per la mia Karen O’ attendendo poi senza troppa voglia i The Tears che su disco mi hanno proprio fatto dormire, ronf ronf.

Beh, insomma, questi Tears sul palco sembrano proprio la deriva che il latte prende quando se ne sta per giorni al caldo a macerare. Cioè, mio caro diario, ma tu li conoscevi gli Suede? Bernard Butler e Brett Anderson erano la coppia delle meraviglie per molti e io li posso pure capire questi molti perchè erano bravi e ho sentito di tanta gente che si emozionava con le loro canzoni. Io in realtà non è che li abbia mai adorati, chessò tipo al livello dei Radiohead tanto per fare un nome sicuro, però insomma erano gli Suede mica i Cani da Balera, e vederli così senza idee senza senso e senza nerbo mi fa un bel po’ dispiacere, ma è sempre musica eh, mica una tragedia. Vabbeh, i Tears passano e poi ci asciughiamo il viso e ritorniamo alle nostre vite normali in attesa degli Underworld che ci devono bruciare per farci rinascere, che un bel battesimo ci vuole, come l’anno scorso con Felix Da Housecat. Rivedo la mia Karen O’ e Gippy e Fondina e Pus e il mio Caro Collega Porrografo, che ovviamente fa una bella porrografia tanto per gradire e poi torna con Federica e ce la presenta e lui si fa tutta la serata con lei bella danzereccia a manetta. Io sto con la mia Karen O’ e lei dopo tipo un dieci minuti di Underworld mi dice che non gliela fa e allora vorrebbe sedersi un po’ e io la accompagno, che faccio?, mica sono un falso gentiluomo, mio caro diario. Così andiamo a sdraiarci su un prato e io tento di darle un bacio e glielo do ma lei stasera non so che c’ha ma proprio non risponde agli stimoli e mi si addormenta in braccio. Io un po’ ci rimango e poi siccome è proprio dentro le mie braccia le sfioro un po’ i capelli e sto lì ad ascoltarmi gli Underworld da lontano rimembrando la bolgia e tutto il resto e alla fine cedo anche io per dieci minuti che almeno non ascolto ciò che vorrei ballare. Poi mi ripiglio e anche lei, e così andiamo in direzione concerto e riusciamo a vederci almeno l’ultimo pezzo del set. Il risultato è che un po’ io mi scazzo perchè non è che mi piaccia fare la baby sitter quando non stiamo parlando di Amore e non mi spieghi la situazione e non mi smolli nemmeno un bacio, bella mia, quindi ci vediamo domani e io vado con il mio Caro Collega Porrografo a ballarmi il dj set di Optimo Dj, che parte da Dio e i miei piedi si scatenano ed è un tip tap globale che voi clubber scatenati conoscete bene, e anche tu, mio caro diario, che ti ho visto un paio di volte bello preso, ai Magazzini Generali.

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Festival International de Benicàssim, Spagna - 4-9 agosto 2005
Il diario personalissimo di Carlo Pastore

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