FIB 2005 - Un personalissimo diario [4]

27/08/2005 di



Sabato 6 agosto 2005

E’ il solito risveglio che non lascia scampo, quello nella morsa del sole. Quindi appena si può andiamo al mare a prendere io un po’ di sole, e il mio Caro Collega Porrografo un po’ di sonno, visto che la sera prima lui e Fondina si sono lanciati in un post-Fib al Freezer insieme agli smascellatori pazzi. Sono tornati raccontando di personaggi assurdi e altrettanto assurde situazioni, ed era bello pensare che l’accoppiata dei narranti fosse composta da un solo apparente ossimoro, cioè Fondina e il mio CCP. Beh, insomma, mio caro diario, tu sai che Fondina sembra un tipo pacato e tutt’altro che da Freezer e smascellatori pazzi, ma è uno che ama capire le cose che succedono nel mondo, che ama andare oltre la barriera della sua seppur brulicante città (che è pur sempre d’Italia e dunque di provincia), che fiuta gli odori e non si fa problema a cercarli fuori dal suo cerchio, se quelli al suo interno non lo soddisfano. Credo sia questa sua passione curiosa che lo lega particolarmente al mio Caro Collega Porrografo, che invece è un personaggio a cui piace essere protagonista della sua vita e anche un po’ di quella degli altri, un bracere di vita, e che di ruolo oltre alle porrografie fa il tester delle situazioni e dei momenti. Insieme sembrano il comico e la spalla, lontani e vicini, i dread e il capello corto. Ma te lo sei mai chiesto, mio caro diario, come faremmo senza musica a stare assieme, a condividere le giornate e il divertimento, a prendere le farfalle e pestare le formiche? Che dio benedica il rock ‘n’ roll e quella volta che lo ascoltammo la prima volta.

Si pasteggia e si parafrasano i Subsonica e Benvegnù ed è tutto un séntilooooo e un pasturareeeeee, senza chieeeeedersi perchèèèèèè, poi si va diretti al camping e trovo la mora delle nostre vicine di tenda che dorme sdraiata supina fuori dalla sua tenda, e io, mio caro diario, me ne innamoro perdutamente, del suo fisico proporzionato ed accogliente, del suo seno prorompente, del suo sorriso che mi stende, dei suoi occhialoni cheap&chic da diva e di lei tutta, insomma. Ahhhhh, ansimo un po’ al cielo e poi arriva Chico dal mare che ci dice di essere mucho soddisfatto dalla sera prima, che ha pasturato con Leon il quale stasera probabilmente ritroverà alla pista pop, che evidentemente soddisfa quelli con i suoi gusti, mentre invece noi eterosessuali un po’ nerd la sera prima si è andati a vuoto, bianchi come le tue pagine, mio caro diario. Il mio CCP fa una bella porrografia, poi doccia e si va alla navetta che porta al Fib, visto che alle sei e trenta ci sono i Kings Of Convenience e non ci va di perderli, no no. Corri corri e giungiamo al Fiberfib.com per gli ultimi tre pezzi, e sul delirio collettivo scatenato dal buffo balletto di Erland Oye su “I’d Rather Dance With You” cresce il rammarico per essersi persi la parte precedente del set perchè un gruppo come i KoC con le loro canzoni delicate e senza batteria sono ciò che i Fiber vogliono, cioè ascoltare e partecipare battendo le mani. Inchino finale e giù dal palco, così io mi dirigo subito verso la sala stampa che ho fame e sete, gnam e slurp. Nel tragitto vedo una faccia a me familiare il cui capello ricciolo è tutto avvinghiato in una mediterranea ragazza dal lungo capello fascinoso. Lo scruto un attimo e poi dico Mark! li mortacci tua!, ed è proprio lui, il nostro Mark Daretti direttamente da ROCKIT, ormai storico aficionado del Fib e della Spagna, pais della sua ragazza di bianco e nero vestita. Beh, insomma, ci si abbraccia da vecchi amici, si discute un po’ e poi ciao ciao che io ho proprio una fame lupo. Mi rifocillo e mi dirigo di corsa verso i Kaiser Chiefs che sono la mia band del momento assieme ai The Rakes e ai Spoon e ieri mi sono pure comprato la loro maglietta stilosa, marrone e aderente. La tenda del Motorola straborda ed era prevedibile visto che ci sono una fracca di inglesi, e quindi mi preparo a sudare, anf anf. Qualche minuto ed eccoli sul palco ed è subito “Na na na na na” e poi “Everyday I Love You Less And Less” e ancora “I Predict A Riot” ed è davvero una gran figata, mio caro diario, perchè questi inglesi poppy, come li definiscono quelli a cui non piacciono, il loro pop-rock un po’ rock e molto Beatles-Blur lo fanno davvero da navigati, e c’è pure il cantante che si arrampica sui tralicci e si getta sulla folla e tutti si canta come dei fringuelli stonati ma contenti. Esco felice e raggiungo il mio CCP e Fondina e Marcello e Giada agli Xiu Xiu, che stanno suonando al Fib Club di fronte ad una platea mezza vuota, ed è la prima volta che vedo così poca gente in un concerto del Fib, ma probabilmente è colpa mia e delle mie scelte pop e non troppo raffinate. Eppure nello sperimentalismo di questi due io ci vedo una modesta accessibilità, e solo un sordo non può rimaner colpito da quella voce, quella voce, quella voce. Cioè quella voce che è paragonabile per intensità emotiva a Ian Curtis ma in realtà lo supera in quanto a tecnica e tecniche usate, in quanto a potenza espressiva, a capacità esecutiva. Un mio amico mi dice che Jamie Stewat è il più grande sperimentatore vocale contemporaneo, e io posso anche credergli perchè non è che uno così lo si ascolta ogni giorno, mio caro diario. Abbandonati da Marcello e Giada che cedono il colpo, il terzetto delle meraviglie qui ricomposto nella mia persona, in quella del mio CCP e in quella di Fondina, si va a svaccarsi un attimo al Verde dove fra poco partirà un carillon che suonerà i seppur stimabili Keane, i big headliner (!?) di questa sera. Incontriamo così la mia Karen O’ e la sua amica dolce, e si scambiano due chiacchiere e poi io le do un bacino sulla guancia e fuggo, direzione !!! e veloci, perchè io sono già in ritardo dopo che mi sono attardato in questo soffice e noioso ritornello.

Entro al Motorola e l’atmosfera è già a mille. Sul palco i !!! macinano funk come fosse farina, e subito mi metto nel mood e lievito lievito lievito e mi trasformo in una pagnotta immota che danza. Sul palco sono in tanti e il cantante sembra appena tornato da una tornata di jogging in qualche parco urbano, pantalone corto e maglietta ultra sudata, abbigliamento d’altronde ottimale per un concerto che è una prestazione fisica mica da ridere, eh eh. Io non reggo la tentazione, mi metto davanti al mixer e salgo sulla transenna a dominare la platea e a ballare con un po’ più d’aria addosso, a metà fra la vanità e comodità, tanto che mi sembro un cubista in mocassini. Da sopra la scena è allucinante, con questo tappeto di teste che oscilla e si abbassa e si alza e si volta e beh, insomma, è davvero come entrare in un vortice che travolge i piedi in un delirio esageratamente divertente, e vaffanculo il sudore. Tutto finisce troppo presto, così scarico le mie gambe adrenaliniche in una passeggiata tranquilla verso l’Escenario Verde, dove ormai i Lemonheads avranno iniziato il loro set. Ci mettiamo a ciciarare un piccipoco del più e del meno mentre sullo sfondo suonano queste melodie pop-rock che in realtà non ci tangono granchè, ma tant’è, fa sempre piacere parlare con tutta questa bella gente intorno. Io e il mio CCP poi si va a fare un giro fuori a cercar Bianca, che dovrebbe essere appena là all’entrata, e così usciamo e la becchiamo subito e torniam dentro e ci sediamo sulle gradinate di fianco alla tenda fashion, insomma quella tenda trasformista che diventa di tutto un po’. Allora, ci sediamo su queste gradinate e stiamo con Bianca, e subito siamo belli presi e incontriamo questa coppia di scozzesi da Glasgow che attaccano bottone pressochè immediatamente. La situazione è carina perchè siamo io e il mio CCP e Bianca, e lei la scozzese che chiacchiera amabilmente mentre il suo lui se ne sta in silenzio a sorseggiare birra. Io penso marò ora questo qui mi festa tipo hangover sparato, e invece è placidissimo e ci offre pure la birra e dopo di che si scioglie e si unisce al gruppo. Beh, insomma, mentre sentiamo in lontananza suonare i Dinosaur Jr., da queste parti si discute di una fracca di cose, tutto più o meno inutili ma tutte molto importanti, tipo quei discorsi fra due persone che vengono da paesi diversi e si scambiano conoscenza culturale, o una roba del genere. Beh, io li chiamo english e loro ogni volta si incazzano perchè english sarai tu, maledetto, noi siamo scottish. Io allora ogni intercalare possibile faccio finta di sbagliarmi e dico you, english... oooops! british, my dear, e ridiamo di gusto e mi diverto a parlare e parlare. Poi faccio un po’ il ganassa non mi ricordo su quale motivo e insomma dico cose un po’ ammiccanti e la stronzetta in questione si gira verso il suo lui e fa, sardonica, they’re italians, they lie, frase che mi fa esplodere tipo oohhhhhhhh, you fucking english! E ridiamo perchè ci si sta prendendo per il culo reciprocamente ma con rispetto, anche se cazzarola se gli stranieri ci dicono sta cosa alla fine ci credono davvero, basti pensare ai discorsi sul valzer d’Italia fatti in sedi ben più istituzionali del Fib. Beh, insomma, i minuti passano e si finisce a parare sul fatto che i giornali chiacchierano solo di Londra, ma in realtà anche a Glasgow c’è una scena figa e vienici, dai che è bello, al che io le faccio una dichiarazione d’amore, non per lei ma per i Mogwai, che sono la mia band preferita da sempre e rilancio tutto il mio recalcitrante inglese in una prosopea post rock che alla fine nessuno ci capisce una mazza ma in amor ragion non serve. Guardiamo l’orologio e ci accorgiamo che stanno per iniziare i Radio 4 sul Verde, i quali sono abbastanza attesi da tutti perchè abbiamo una gran voglia di ballare e allora via!, e ciao ciao che è stato un very pleasure to meet you, english.

Io non so che fosse successo ma quando il terzetto delle meraviglie appannate, cioè io e il mio CCP e Fondina, ci si infila fra il pubblico per ballare a manetta i Radio 4, questi ci crollano miseramente e non capiamo com’è possibile tutto sto hype per una band che è davvero ultra normalissima, addirittura noiosa alla fin fine. Ci guardiamo intorno e ci sembra che non ci sia un grande entusiasmo ma una moderata positiva risposta del pubblico, e questo è indicativo, anche se non so di cosa. Boh, delusissimi così ci spostiamo verso l’Hellomoto per ballare un po’ di house ed electro seri, chiaramente dopo una delle innumerevoli tappe alla sala stampa per rifornirsi di birra, che la sete avanza come un esercito occupa la città. Così partiamo con DJ Koze che fa il suo mestiere ma poi arriva David Carretta direttamente dalla Francia ed è proprio un vibe potente, tenda piena fino a mattina inoltratissima e una selva di mani alzate in frenetica danza. Si incontra così un po’ di gente, tipo il chitarrista dei Masoko e fa piacere perchè saranno la next big thing italiana e finalmente un musicista che balla, per dio. Poi ci si imbrocca con Diego e Pier Egokid-BlowUp-RadioPop e ci si scambia un saluto veloce perchè loro poi partono all’arrembaggio, scatenatissimi come ogni sera, e poi si incontra Matteo, persona interessantissima che traduce finemente un sacco di libri che anche tu avrai letto, mio caro diario, e mi dice che gli piacciono molto i miei nickname metereopatici o piuttosto umoropatici del messanger Msn, e io lo ringrazio perchè è come si mi facessero un complimento cumulativo a parole infilate con cura ogni giorno. Matteo si è trasferito a Bilbao dal suo ragazzo e mi dice che è dura vivere là, quando sei via da casa e non hai uno straccio di persona che conosci e con la quale poter fare le cose che fai con gli amici, tra gente con cui condividi almeno la lingua e un minimo d’appartenenza, e io gli dico che in fondo lo capisco, perchè in questo mondo è difficile trovare la lunghezza giusta del passo quando non sai nemmeno su quale strada sei. Così di discute un po’ mentre sotto pompa la grancassa e poi lo lascio al suo gruppo che lo aspetta, che son tutti caricati come molle e mi sa che faranno un bel delirio d’ammore, stanotte. Io ritorno a ballare come un ossesso per davvero, fino a che arrivano l’alba e le otto di mattina e siamo costretti a fermarci, anche se ho ancora in mano una birra e i miei piedi, ormai, vanno da soli come macchinine telecomandate da chissà quale astro del ritmo. Ma d’altronde bisogna tentar di dormire e l’unica è andare a farsi una capatina al mare, così navetta, campeggio, cambio strategico di vestiti, borsa e via a trascinare i piedi verso la spiaggia, che mai mi era sembrata così lontana, ma ancora qualche metro e poi giù, sotto gli alberi, a chiudere gli occhi e riposarsi un po’, ronf ronf.

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Festival International de Benicàssim, Spagna - 4-9 agosto 2005
Il diario personalissimo di Carlo Pastore

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