FIB 2005 - Un personalissimo diario [6]

27/08/2005 di



Lunedi 8 agosto 2005

Mi sveglio il lunedi mattina nel petto di Irina e fa un gran caldo davvero, di quelli che senti proprio l’oppressione delle situazioni a fare attrito con il tentativo di camminare, insomma si suda un bel po’. E’ ancora addormentata, piccolo angelo, ed io è davvero bello che ho voglia di aspettare che si svegli per darle un bacino dolce, cosa molto romantica di quelle che si leggono nelle canzoni d’amore che lacrimar ti han fatto un po’. Allora incomincia ad esserci nel campeggio un piccipoco di movimento, con la gente che pian piano si sveglia e parlotta, altri che invece fan proprio le tende ed è strano per te che sei ancora lì, sveglio e ancorato alle sue braccia, vedere questi occhi bassi che portano via i loro zaini destinazione casuccia dolce casuccia. Pensi cioè che tutto sia appena iniziato, che è presto e che domani è solo un altro giorno, non l’ultimo tristissimo giorno, però non è così e allora quando lei si sveglia le dai questo bel bacino, la guardi un po’ e poi dici andrò a farmi una doccia, e lei rientra nella sua tenda, così da riservarsi un altro po’ di sonno se ce la si fa. Io mi sposto e vado a farmi la doccia e sono un po’ stordito dal fatto che ho dormito poco e fa un gran caldo, però bum bum bum ci penserà la doccia come sempre freddissima a farmi ripigliare. Torno dopo un bel po’ causa coda e la vedo rannicchiata e appisolata e guardo gli altri e dormono anche loro e allora aspetto. Si alzano per primi Fondina e il mio Caro Collega Porrografo e si borbotta con loro di andare all’Aquarama a fare un bel pomeriggio acquatico fra scivoli, ascensori, tuffi e altre stupende bambinate del genere. Andremo noi zoccolo duro del settore C2 del Bonnet, cioè io, CCP, Fondina, Pus, Miguel, Marcello e Giada. Prima di andare vado da Irina e la saluto e le chiedo come va e ritrovare le parole dopo una notte passata così non è la più semplice delle situazioni, visto che non la conosco tanto bene e non so davvero che cosa possa passarle per la testa ed è tutto un grande terno al lotto con numeri sconosciuti e vittorie e grandi sconfitte possibili, ma quello è il bello, mio caro diario, tuffarsi in un mare nuovo e vedere dove tirerà il vento e in quale locus amenus ti rovescerà. Lei va al mare assieme alla sua amica Anastacia e tira dritto senza farmi grandi mosse al che ci penso un attimo ma decido di uccidere paranoia sul nascere e non lasciare che siano le potenzialità a corrodere di pensieri le mie giornate. Noi si parte subito dopo belli carichi e ci facciamo un bel pezzo a piedi e arriviamo all’Aquarama e ci sono un sacco di Fibers appollaiati lì dentro a farsi l’ultimo giorno di festival proprio al cento per cento, tutto mare e have fun, peccato solo per il tempo che è davvero instabile tanto che per un attimo gocciola pure. L’Aquarama è davvero divertente, partiamo con un kamikaze e il salto e l’impatto con l’aqua sono veramente notevoli. Ma la vera attrazione è l’ascensore, cioè quella giostra che ti spara a sessanta metri di altezzi in due microsecondi e ti fa capire che cosa sono i vuoti d’aria. Quando siamo sospesi guardiamo il Fib che se ne va, i camion che portano via cose e palchi e materiale, e un po’ ci dispiace ed esorcizziamo il dispiacere urlando contro tutto e contro tutti, imprecando e comunque imprecando alla toscana perchè si rimane nonostante tutto affiliati del Circolo Eretico di Benicàssim, settore Gioiose Imprecazioni, la cui filosofia è ben espressa dal nostro presidente Fondina, il quale afferma che se Dio c’è son cazzi nostri, e più chiaro di così! Poi si insultano un po’ gli italiani che all’estero fanno sempre gli italiani, e non riescono a non farsi notare, mio caro diario, e così faccio pure una mini litigata con un piccolo pingue stronzo di Genova che si permette di fare il ganassa con la fila dell’ascensore e di mettere tutti al suo cospetto perchè lui deve fare un video con il suo telefonino, l’obeso. Ci facciamo riconoscere, insomma. Allora il pomeriggio passa che è un lampo, un treno partito in orario e pronto ad arrivare a destinazione, e le foto ricordo che un inglese ci scatta alla fine della giornata hanno sempre quel sapore un po’ dolceamaro delle cose belle che finiscono. Così, mio caro diario, ci spostiamo indietro a piccoli passi verso il campeggio e incrociamo la mia Karen O’ e Gippy, ci diciamo che ci vedremo stasera à la playa e io le porterò il porta pass che le avevo promesso, che ci teneva. Dopo aver pranzato lascio gli altri a comprare le sigarette e torno solo soletto verso il Bonnet e proprio all’ingresso del camping incrocio Irina e la vedo che mi sorride e viene incontro. Io ci rimango un po’ lì perchè non me l’aspettavo e comunque non era proprio la persona che mi andava di incontrare in quel momento, ma mi avvicino e la saluto. La accompagno fino in tenda, e stasera ci vediamo in spiaggia perchè io sono un po’ stanco e mi sa che mi abbioccherò un piccipoco. Beh, mio caro diario, io allora mi doccio e poi mi addormento e dopo un’oretta mi risvegliano il mio Caro Collega Porrografo e l’esimio Fondina, che mi presentano una bella porrografia di Tai scattata da Jesus. E chi cazzo è, Jesus?, mi chiedo, e poi mi spiegano che è quel negretto laggiù in fondo che sta in quella mega tenda lì all’incrocio, con le luci e i palloncini. Dio, Jesus si chiama? Si, Jesus, pensa che c’ha tipo un sacco enorme pieno di pills, un altro di porrografie e un altro ancora di soldi, ha chiamato la sua tenda Heaven. Io allora mi metto a ridere e divertitamente pure, possibile mai che in questo mondo in delirio ci sia uno spacciatore che si installa in un campeggio e fa chiamare il suo posto Paradiso, e lui proprio si fa chiamare Gesù? Beh, banalmente dico che tutto è possibile e poi un attimo e si va a prendere la navetta per la Festa en la Playa, sia mai che sia una bella serata.

Arrivati mi accoglie una frotta di gente e di tutti i tipi, la spiaggia è una grande Woodstock di gente, bottiglie, oggetti, scarpe, c’è qualcuno che si fa il bagno, molti ballano, altri importunano, insomma un gran casino, mio caro diario. Ci giriamo in giro un po’ e poi ci affidiamo al dj set di Erlend Oye, quello più brutto ma più bravo dei Kings Of Convenience, che è lì sul palco che mette dischi, performa suoi brani, canta e balla e fa ballare, ed è un grande spettacolo molto raffinato e diverso dal rigoroso marchio di fabbrica electro della parte dance del FIB. Erlend ci convince e dunque ci sprona a ballare, io e il mio Caro Collega Porrografo e Fondina che abbiamo le gambe praticamente distrutte da giorni passati a danzare qualsiasi cosa in qualsiasi maniera a qualsiasi ora, quasi fosse questo davvero il credo di questo creato. Poi ci perdiamo e dopo un po’, credo fossero le tre, mi arriva un messaggio del mio CCP che mi dice di andare con loro che c’è la mia Karen O’ che ci vuole salutare. Io allora mi ci reco e trovo il mio CCP che porrografa insieme a Fondina, e Gippy e la mia Karen O’ che pasturano con rispettivi italiani ed inglesi. Ci chiediamo allora cazzo ci facciamo qui e ce ne andiamo dopo un po’ attendendo segnali senza riceverne, così si chiude insomma questa storia breve ed ininfluente che però, mio caro diario, secondo me sembrava più interessante soprattutto per la scelta lessicale del ‘mia Karen’, fossero le parole a fare la felicità.

Mi ritrovo a ballare con Irina fino alle sei, e balliamo Layo & Bushwacka!, e ci baciamo con tanta tantissima lingua. Poi stiamo sulla spiaggia e continuiamo a baciarci con tanta tantissima lingua e mi sento davvero un Re, tipo cinebrivido, tutto stupendamente quasi quasi perfetto. Finito tutto ce ne torniamo in campeggio e c’è già la luce, e io continuo a toccare questo corpo che mi fa impazzire davvero, con un seno pazzesco e un sederino adorabile, ma poi la cosa bella è che ce ne stiamo assieme tutta la notte e stiamo bene perchè è una ragazza per nulla paranoica, intelligente, dinamica, smart insomma. Io sono un po’ incancrenito con l’inglese ma mi sciolgo parlando e parlando, perchè parliamo veramente di tutto, pure del fatto che lei a volte guarda la tv italiana (Rai 1) sul satellite ed è stupita da quante ragazze nude ci siano in televisione e quanti quiz stupidini ci passino e pure dal fatto che noi italiani guardiamo i film doppiati e non in lingua originale e mi chiede ma come fate a capire quanto un attore è veramente bravo a recitare, ohibò! E io eeeeeeeeeeee, insomma le rispondo che voi inglesi sulla cultura vi leggete e ascoltate solo roba anglosassone e vi sbronzate da fare schifo sempre e allora lei semplicemente mi dice che è vero, e di non chiamarla inglese che si sente una cosmopolita, ed è già la seconda brit che mi corregge sull’utilizzo della parola ‘inglese’ in due giorni. Allora io le spiego il fenomeno Costantino tanto per mettere fieno in letamaio e lei un po’ ci rimane e poi la mettiamo sul ridere e mi dici you are my only Costa, cosa che mi fa letteralmente andare in giuggiole. Poi si mette a cantare una canzone in italiano e io non la riconosco e mi vergogno un po’ e alla fine mi dice che è una canzone di Rafaela Càrra e io rido e davvero mi sciolgo perchè non me lo sarei mai potuto aspettare che una ragazza inglese mi cantasse una canzone della Càrra e mi dicesse di avere un disco di Catrina Caseli, what a great voice! Così il tempo fugge, e fugge per davvero, mio caro diario, al che quando guardiamo l’orologio sono già le nove di mattina e i miei tent mates incominciano a svegliarsi per fare i bagagli, che oggi tocca a noi e non ci sono processi d’appello che tengano. Allora non riusciamo a staccarci l’un dall’altra quando alla fine mi alzo e lei mi porta tre spillette bellissime e mi dice, sceglina una, pretty face, altra di quelle locuzioni che mi fanno letteralmente andare in giuggiole. Io allora ne scelgo una per valore estetico ed è blu con tipo un ragazzo disegnatoci sopra, che solo dopo il mio Caro Collega Porrografo mi dirà che è il piccolo principe, io mica l’avevo capito, e poi le porto la mia, di spilla, che è quella del MI AMI, l’unica che avevo ma anche forse l’unica che avrei voluto regalarle fra le altre perchè è proprio una spilla coi fiocchi, mio caro diario. Allora le spiego il gioco di parole e apprezza e subito se la mette lì sopra quella cosa stupenda che è il suo seno destro, dopodichè mi tocca proprio fare i bagagli, uffi uffi. Ci dividiamo e torniamo ognuno alla propria valigia, e fa già un caldo di quelli cattivi, che appena sveglio ti tagliano le gambe e ti fanno venire i goccioloni sulla fronte e ti senti tutto un’ovatta un poco nauseata e un poco larvale. Impacchetto tutto e... siamo pronti? Io allora mi giro verso Irina e lei viene verso di me e ci salutiamo con un bacio piccolo piccolo, e poi ci abbracciamo forte forte però, perchè è stata una delle notti più belle di questa terra, almeno per me. Beh, insomma, poi si va, e la strada per la stazione è tutta in salita e sotto il sole, oltre al mio bagaglio ho nella sinistra anche quello del mio Caro Collega Porrografo che è un bagaglio un po’ difficoltoso, e sudo, sudo veramente tantissimo, tanto che arrivo là completamente bagnato. Ho in testa il pacchetto vita targato Fib2005 che lentamente si sfronda passeggiando verso i binari, addormentadosi sul treno, pasteggiando a Valencia, porrografando in un parchetto, chiacchierando in aeroporto sul meglio e il peggio de, ascoltando i Royksopp in aereo, aspettando il bagaglio che arriva e pure fra i primi e infine tornando verso casa accompagnato da uno yuppie/neoproletario che mi parla della sua macchina, della televisione e della playstation che ci ha installato sopra, delle sue multe e del nuovo Bmw X5 di suo padre. Ok, ho capito, è tutto fottutamente finito e sono tornato. Grazie per avermelo ricordato.



Festival International de Benicàssim, Spagna - 4-9 agosto 2005
Il diario personalissimo di Carlo Pastore

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